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L'Olivo - Tradizione e storia
4 - Medioevo -Documenti locali

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Il documento più antico in cui è menzionato un olivo a Trevi è il racconto del martirio di S. Emiliano (PASSIO SANCTI MILIANI MARTIRIS).
Della Passio esistono due codici: uno a Montecassino, databile tra il IX e X secolo e l’altro nel Duomo di Spoleto del sec. 12°. Si ritiene che siano copie di altri codici del 5°-6° secolo.
Il documento, in una prosa ridondante e retorica, descrive i numerosi supplizi a cui fu sottoposto il martire. Dei vari episodi ne esaminiamo qui soltanto tre: l’esposizione ai leoni nel circo, il tentativo di annegamento nel Clitunno (fiume Cleoton) e la decapitazione del martire legato all’olivo. Questi tre episodi infatti si riferiscono a luoghi ben identificabili in Trevi e i luoghi a loro volta caratterizzano inequivocabilmente Trevi. Infatti, nella mentalità medievale, il santo patrono e la città protetta si identificano profondamente e reciprocamente, tanto che dire "di S. Emiliano" equivaleva a dire "trevano", "pertinente a Trevi". Ne è esempio "il piede (misura) di S. Emiliano" che significava la misura di lunghezza adottata a Trevi (leggermente differente da quella in uso presso altri paesi). Ecco quindi che per dire quanto S. Emiliano si identifichi con Trevi, vengono esplicitamente nominati nella Passio elementi caratteristici di Trevi.
Il Teatro, di cui s’è persa ogni traccia, è puntualmente documentato sia dalla letteratura (Svetonio) sia dal cippo a Lucio Succonio; il Clitunno, che con le sue acque, una volta ancora più copiose rende fertile il territorio a fondo valle, e infine l’olivo, che per Trevi è una realtà che non si può sottacere.
"Et ligaverunt eum in novella oliva". Lo legarono ad una giovane pianta di olivo. L’olivo in questione, da tempo immemorabile, sicuramente dal tempo della trascrizione della Passio, è identificato con quella pianta monumentale che si può ammirare a Bovara e da sempre indicato dai bovaresi come "il piantone di S. Miliano". Sicuramente ultramillenario, da qualche anno è stato oggetto di vari articoli a stampa. Indicato dal Natalucci e poi da don Aurelio Bonaca in occasione della traslazione delle reliquie del martire da Spoleto nel 1935.

Disgraziatamente nell'archivio del nostro Comune non si trovano documenti anteriori al 1355.
Interessanti documenti editi, riguardanti la nostra zona, sono:

Le carte dell'abbazia di S. Croce di Sassovivo1 e Le Pergamene dell'archivio del Capitolo della cattedrale di Spoleto2
Dall'esame delle Carte di Sassovivo troviamo che, su 1582 documenti, di cui circa 1250 parlano di terreni, 8 parlano di Chiuse generiche, 9 ci dicono espressamente di olivi (la prima menzione di olivi risale al 1204), contro circa 250 documenti che riferiscono di vigne!
Nelle Pergamene di Spoleto, su 76 documenti, dal 1067 al 1214, 30 parlano comunque di terra delle quali: 9 di vigne (di cui 2 di vigne e selve e 1 di vigne e alberi), 1 di querce, 1 di castagneti e infine 1 soltanto di olivi.

Pertanto gli oliveti erano in rapporto 1 a 25 o 1 a 30 rispetto alle vigne e da un esame più specifico risulta che le piante di olivo erano estremamente rare e si contavano ad una ad una (esempio: un pezzo di terra con due piante di olivo, o addirittura con tre piante e mezza!). Tutto ciò concorda perfettamente con ricerche effettuate in altre regioni riguardanti lo stesso periodo.

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.
 
Note
1)
.AA.VV. Le carte dell'abbazia di S. Croce di Sassovivo, prima serie: dal 1023 al 1231, 7 voll., Firenze, 1973 - 1984.
2)
Giuseppe Celi, Le pergamene dell'archivio del Capitolo della chiesa cattedrale di S. Maria di Spoleto dalle origini alla fine del pontificato di Innocenzo III
, in Archivio storico ecclesiastico spoletino nursino, Spoleto, 1984.