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Il Crocifisso nella Chiesa di di Bovara

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itinerario giubilare

Festeggiamenti quinquennali 9-17 Maggio 2015

Festeggiamenti quinquennali 8-16 Maggio 2010

Questa statua lignea, custodita in una apposita cappella, è da secoli oggetto di profonda devozione. Soltanto recentemente è stata esaminata dalla critica sotto l'aspetto storico-artistico.

La venerazione nasce dalla tradizione francescana e dal "miracolo delle acque".

Raccontano i primi biografi di S. Francesco che questi passò una notte in preghiera nella chiesa di Bovara. All'alba del giorno seguente frate Pacifico, non osando disturbare il Maestro ancora in estasi, si inginocchiò davanti al crocefisso e, assorto nella preghiera, ebbe la visione del Paradiso ove il trono che fu di Lucifero era riservato per Francesco (vedi in particolare: Memorie Ferancescane di Trevi ). L'episodio è stato raffigurato da Giotto nella Basilica di Assisi e da numerosi altri pittori. A Trevi la scena è dipinta in una lunetta del chiostro e in una tela nella chiesa di S. Francesco.

Trevi - Crocefisso di Bovara (part.)
Trevi- Crocefisso di Bovara (particolare) -Parrocchia di S. Pietro in Bovara - cartolina.

La critica moderna permette di datare la statua intorno al 1330 e quindi questo crocefisso non è quello di fronte al quale pregarono S. Francesco e i suoi compagni, ma la devozione al Crocefisso di Bovara da parte dei pellegrini che dall'Abruzzo e dalla Ciociaria andavano ad Assisi per il Perdono si è perpetuata nei secoli. Testimoni diretti riferiscono che fino all'ultimo anteguerra l'affluenza era tale che a fine giornata le monetine gettate sul pavimento si dovevano raccogliere "con la pala"1, prova tangibile del passaggio di migliaia di pellegrini ogni giorno.
 
Medaglia del SS.mo Crocifisso di Bovara
Medaglia del SS.mo Crocifisso di Bovara
Fine '800
EFFIGIE DEL
MIRAC. CROCIFISSO
CHE SI VENERA
NELLA CHIESA
ABBAZIALE DI S.PIETRO
————
BOVARA DI TRTEVI
FATTA PER CURA
DI UN DIVOTO

La ininterrotta devozione è attestata anche dalla produzione di medaglie. Oltre a quella riprodotta, ne esiste un'altra di circa 5 cm  con iscrizione di 12 righe, segnalataci nel '99 dal prof. Angelo Finetti prematuramente scomparso.

A nostra conoscenza, il primo che abbia studiato questo crocefisso è stato Bruno Toscano, e non poteva essere diversamente viste le benemerenze di questo studioso verso i beni culturali locali! Prima di allora l'opera veniva acriticamente attribuita al XII secolo e quindi precedentemente alla visita di S. Francesco2, 3.

In una guida di Spoleto4  si definisce prudentemente "antico" il crocefisso di Bovara, non ritenendolo certo opera del tempo di S. Francesco.

Successivamente il Previtali5 prende in considerazione l'opera segnalatagli dal Toscano, dopo che era stata restaurata e quindi in condizioni ben diverse da come l'avevano esaminata gli Autori precedenti. Considerando che il Crocefisso è inchiodato al legno con quattro chiodi come quelli più antichi, ma ritrovando nel modellato elementi successivi ai giotteschi lo attribuisce al 1330. La tesi è pienamente accettata dal Lunghi 6, che prende in esame i nuovi riti del Venerdì Santo, in uso in Italia dalla seconda metà del XIII secolo. Da quella data infatti si sostituì la deposizione simbolica dell'Eucaristia con la deposizione in un sepolcro di "un crocifisso in rilievo" avvolto in un velo e ipotizza che il crocefisso di Bovara sia stato costruito in funzione di questo rito, trattandosi di una statua con le braccia snodate che possono essere disposte allargate sulla croce o aderenti al corpo. 

Attualmente, ogni cinque anni si celebrano solenni festeggiamenti in onore del SS.mo Crocifisso e la statua, deposta dalla croce e composta in un cataletto, viene portata in processione per un lungo percorso per le strade di Bovara e località vicine, con grande concorso di popolo. Molti bovaresi emigrati colgono l'occasione della festa per una rimpatriata nella vana speranza di mitigare la nostalgia.

 

Il "miracolo delle acque" risale al 1817. Lo troviamo descritto in un opuscoletto, pubblicato nel 1892  per il terzo giubileo del prodigio.7   Vi è ricordata la gravissima carestia del 1816 durante la quale molti per "non morire di fame, si mangiavano cose le più ributtanti: perfino la sansa dei Molini e i sarmenti macinati e cose anche schifose!"

  Alla carestia fece seguito una eccezionale siccità per tutto l'inverno e la primavera tanto che a maggio del 1817 "il grano seminato, per la gran secca, era appena sortito dalla terra: rimaneva esile e quasi secco, mentre era quasi tempo di raccoglierne il frutto. Si facevano pertanto dapertutto private e pubbliche preghiere: dapertutto allo scopo si esponevano le più insigni reliquie; ma il cielo rimaneva sempre lo stesso; sempre sereno e sole sempre gagliardo".

Si decise allora di fare una solenne processione con il Crocefisso di Bovara.

"Col concorso adunque delle ville vicine e lontane, e di un popolo immenso si fece col detto SS.mo Crocifisso una solennissima e devotissima processione, la quale, girando per tutto Trevi, giunse al Convento di S. Martino. E quando l'Immagine benedetta fu di ritorno sulla piazza della sua chiesa operò la tanto sospirata grazia. ... Mentre un valente predicatore ... saliva il palco fatto nella medesima piazza a cagione della gran moltitudine, si vide comparire nel cielo una nuvoletta simile a un palla. ... La nuvoletta in un momento si dilatò per tutto il cielo; e in mezzo alla predica incominciò una pioggia dolce, pacifica, e poi abbondante, che non fu di acqua, ma piuttosto vera pioggia di grano. ... Sempre pacificamente piovendo ... la terra arsissima restò del tutto sazia e satolla. ... Il grano, che non presentava speranza di frutto alcuno, fu così abbondante e copioso che da 40 scudi al rubbio calò subito alla meschina cifra di L. 16 al rubbio. ... V'è un detto tuttora popolare, e tuttora universale, e di alcuni viventi ancora che nella raccolta «era più grande sempre il mucchio del grano che quello della paglia».

Il Crocefisso della Chiesa di Bovara (Foto Laurentini, ca 1930)
Trevi- Il Crocefisso della Chiesa di Bovara (Foto Laurentini, ante 1925 - E' stata la foto più nota e più diffusa in quanto fino al dopoguerra era esposta in moltissimi confessionali delle chiese della zona.)

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.
 
Note
1
)  Raccontato da Maria Medei (nata 1915) che da bambina accompagnava il padre Sabatino, più volte "santese", a raccogliere le offerte.
2)  Stranamente ignorato dal Guardabassi (Indice guida dei monumenti ... dell'Umbria, Perugia, 1872) che pure descrive il coro e le porte intagliate, viene attribuito al XII secolo da Giovanni Bizzozzero. Questi, nel 1925 insegnante elementare a Trevi, pubblicò un suo contributo "Luoghi Umbri - Bovara" in una rivista professionale"Sc.It.M., che si rivolge ai maestri di tutta Italia" così riportata in un dattiloscritto con notazioni autografe di D. Aurelio Bonaca. Giovanni Canelli Bizzozzero, fu grande amico di Trevi ove è ancora affettuosamente ricordato dai suoi allievi.
3)
T.C.I., Umbria, Guida Rossa, Milano, 1950. Attribuisce il crocefisso al XII secolo. All'epoca era Console locale del T.C.I. Salvatore Zappelli, che per l'aggiornamento delle pubblicazioni si riferiva a Carlo Zenobi, allievo di Bizzozzero, tuttora in possesso di una copia del dattiloscritto di cui sopra.
4)
Bruno Toscano, Spoleto in pietre, guida artistica della città, Spoleto 1963, pag. 237
5) Giovanni Previtali, Due lezioni sulla scultura "umbra" del Trecento: II. L'Umbria alla sinistra del Tevere, 1. Maestri "espressionisti" tra Assisi, Foligno e Spoleto, Prospettiva, n.38, 1984, p. 31
Idem, Studi sulla scultura gotica in Italia, Torino, Einaudi, 1991, p.72, 73.
6) Elvio Lunghi, La passione degli umbri, Foligno, 2000, p.99 e segg.
7) Don Alessandro Pallucchi, Feste al SS.mo Crocefisso di Bovara, Foligno, S. Carlo, 1892