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FESTA DEL SS. CROCEFISSO

20 - 28 Maggio 1995

BOVARA DI TREVI

 

 


VISIONE DI FRATE PACIFICO (Chiesa di Bovara)

Un'altra volta, Francesco andava per la valle di Spoleto ed era con lui frate Pacifico, oriundo della Marca di Ancona e che nel secolo era chiamato "il re dei versi", uomo nobile e cortese, maestro di canto.

Furono ospitati in un lebbrosario di Trevi. E disse Francesco al compagno: "Andiamo alla chiesa di S. Pietro di Bovara, perché questa notte voglio rimanere là". La chiesa, non molto lontana dal lebbrosario, non era officiata, giacché in quegli anni il paese di Trevi era distrutto e non ci abitava più nessuno. Mentre camminavano, Francesco disse a Pacifico: "Ritorna al lazzaretto, poiché voglio restare solo, qui, stanotte. Verrai da me domani, all'alba".

Rimasto solo in chiesa, il Santo recitò la compieta e altre orazioni, poi volle riposare e dormire. Ma non poté, poiché il suo spirito fu assalito da paura e sconvolto da suggestioni diaboliche. Subito si alzò, uscì all'aperto e si fece il segno della croce, dicendo: "Da parte di Dio onnipotente, vi ingiungo, o demoni, di scatenare contro il mio corpo la violenza concessa a voi dal Signore Gesù Cristo. Sono pronto a sopportare ogni travaglio. Il peggior nemico che io abbia è il mio corpo, e voi quindi farete vendetta del mio avversario". Le suggestioni disparvero immediatamente. E il Santo, facendo ritorno al luogo dove prima si era messo a giacere, riposò e dormì in pace.

Allo spuntare del giorno, ritornò da lui Pacifico. Il Santo era in orazione davanti all'altare, entro il coro. Pacifico stava ad aspettarlo fuori del coro, dinanzi al Crocifisso, pregando anche lui il Signore. Appena cominciata la preghiera, fu elevato in estasi (se nel corpo o fuori del corpo, Dio lo sa), e vide molti troni in cielo, tra i quali uno più alto, glorioso e raggiante, adorno d'ogni sorta di pietre preziose. Mentre ammirava quello splendore, prese a riflettere fra sé cosa fosse quel trono e a chi appartenesse. E subito udì una voce: "Questo trono fu di Lucifero, e al suo posto vi si assiderà Francesco".

Tornato in sé, ecco Francesco venirgli incontro. Pacifico si prostrò ai suoi piedi con le braccia in croce, considerandolo, in seguito alla visione, come già fosse in cielo. E gli disse: "Padre, perdonami i miei peccati, e prega il Signore che mi perdoni e abbia misericordia di me". Francesco stese la mano e lo rialzò, e comprese che il compagno aveva avuto una visione durante la preghiera. Appariva tutto trasfigurato e parlava a Francesco non come a una persona in carne e ossa, ma come a un santo già regnante in cielo.

Poi, come facendo lo gnorri, perché non voleva rivelare la visione a Francesco, Pacifico lo interrogò: "Cosa pensi di te stesso, fratello?" Rispose Francesco: "Sono convinto di essere l'uomo più peccatore che esista al mondo". E subito una voce parlò in cuore a Pacifico:" Da questo puoi conoscere che la visione che hai avuto è vera. Come Lucifero per la sua superbia fu precipitato da quel trono, così Francesco per la i sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di assidervisi".
Dalla "Leggenda perugina" (Scritti riuniti fra il XIII e il XIV sec.)


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