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itinerario giubilare La chiesa di S. Francesco Organo del 1509

(di Carlo Roberto Petrini)

 

PRIMO INSEDIAMENTO FRANCESCANO

Note

 

 

1) Wanding, Annales Minorum, 1, 153. Jacobilli, Vita dei Santi, cap. 51, f.104, tomo 3, f. 60. Iacobilli, Cronaca di Sassovivo, cap. 51, f. 227.
2) Aurelio Bonaca, Le memorie francescane di Trevi, Firenze 1926, p. 6.
3) Durastante Natalucci, Historia Universale dello Stato Temporale ed Ecclesiastico di Trevi,1745, a cura di Carlo Zenobi, Foligno 1985.
4) A.Bonaca, Le memorie ..., p. 28.

 

5) C. Zenobi, Il Monastero di Santa Chiara in Trevi, ms. 1994, p.8; Angelo Niccacci, Il Convento di San Martino in Trevi, ms. 1997, pp. 21-22
6) Enrico Guidoni, La città dal Medioevo al Rinascimento, Bari 1981, pp. 123-158.

 

 

7) A. Bonaca, Le memorie…, pp.28.

8) A. Bonaca, Le memorie…, pp.28-29.

9) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 53-733.

 

 

10) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 1130-1131, 1160-1161.

 


11) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 184-185.


12) C. Zenobi, Storia di Trevi 1746-1946, Foligno 1987, pp. 120-122.

Chi osserva una foto area di Trevi nota che il complesso Francescano, chiesa e convento, proiettati nel lato nord tra la cerchia urbica romana e quella medievale, occupa buona parte del centro storico.

L’origine del luogo, che la tradizione ritiene fondato dallo stesso San Francesco di Assisi, si fa risalire al 1213, (1) anno in cui il Santo predicò al popolo di Trevi nella piazza del Comune. Nel "De conformitate" del Pisani è  narrato che, mentre San Francesco parlava, un asino interruppe con i suoi ragli il discorso e al richiamo di Francesco "…frate asine, sta in quiete et dimitte me predicare populo…" l’asino si inginocchiò con la testa tra le zampe e rimase in silenzio. (2)

Un primo insediamento francescano a Trevi è accertato in un breve di Alessandro IV del 1258. (3) Il convento è documentato anche nella bolla di Onorio IV del 1285 con la quale il papa incaricava il Guardiano di assolvere dalla scomunica i trevani che avevano aiutato Perugia, ribellatasi alla chiesa, nella guerra contro Foligno. (4) Tale prestigioso incarico, che preferiva il Guardiano alle altre autorità ecclesiastiche del luogo, rivela che il Convento aveva raggiunto una certa importanza. Quindi si deve ritenere che la presenza dell’insediamento risalga, se non vivente san Francesco, a poco dopo la sua morte, poiché i 27 anni di distanza tra il breve di Alessandro IV del 1258 e quello di Onorio IV del 1285, sono da ritenersi troppo pochi per raggiungere una considerevole importanza. (5) E’ comunque noto che alla data del 1285 il Convento aveva una sua consistenza all’interno della città medioevale. (6)

L’ordine francescano fu ben accetto tra la popolazione sin dal suo inizio e partecipò con il Comune a garantire e mantenere la pace fra le parti della città; per questo loro impegno sociale di mediazione i frati godettero di larga fiducia e prestigio, tanto che gli amministratori comunali furono sempre grati ai frati con ampie elargizioni di elemosine ed aiuti. Ogni anno davano loro del denaro per tonache e contribuivano alle spese di alcune feste religiose. (7) Nel 1377 il Comune concesse ai frati l’acqua con la costruzione di un apposito condotto aptum et bene preparatum ad aquam ducendam, beneficio concesso soltanto a personaggi di gran merito e degni di speciale riguardo. (8)

Ai frati di san Francesco era data in consegna una delle tre chiavi che serravano i documenti importanti della Comunità e che erano conservati nell'archivio detto appunto delle Tre Chiavi. (9) Il convento custodiva una prestigiosa biblioteca che nel 1469 fu arricchita con i testi di medicina donati dal medico trevano Berardo Mazzieri che riteneva la biblioteca del convento degna del suo patrimonio librario. Berardo Mazzieri ebbe in cura i papi Eugenio IV e Niccolò V. Fu costretto alla fuga perché accusato di aver fatto morire di veleno Malatesta Baglioni di cui era medico di fiducia. (10)

L’importanza del convento non venne mai meno tanto che in esso si tennero i capitoli provinciali del 1544 del 1566. In occasione del primo gli amministratori comunali deliberarono di dare ai frati una coppa di grano ed una soma di vino. Elargizioni furono fatte dal Comune anche nel 1648 per la ricostruzione del convento. (11)

Con decreto 28 maggio 1810, cui seguì l’annessione dello stato della Chiesa all’impero francese, furono soppressi conventi, monasteri e corporazioni religiose. Così i frati lasciarono il loro convento e non tornarono più. L’archivio e la biblioteca andarono completamente dispersi. (12)

 

LA CHIESA

Note

13) Silvestro Nessi, Trevi e dintorni, seconda edizione, Trevi 1991, p.24.

14) L’iscrizione è stata letta per la prima volta dal prof. Silvestro Nessi sul calco fatto da Giuseppe Zenobi in occasione della costruzione dell’impalcatura per il restauro della controfacciata.

 

 

 

15) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 175. S. Nessi, Trevi e …, p. 24.

 

 

16) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c.175.

 

 

17) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 746.

18) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 809.

19) C. Zenobi, Storia di Trevi, p. 315.

 

 

 

 

 

20) C. Zenobi, Storia di Trevi, pp. 201,315-316,341.

La prima chiesa che ebbe a far parte del convento, fu la chiesa romanica di Santa Maria, della quale abbiamo testimonianza nella epigrafe, oggi murata nella cimasa del timpano della parete ovest. (13) L’epigrafe incornicia una croce con decorazioni floreali e recita: MAG(iste)R ANGELO FECIT HOC OP(us) AN(n)O D(omi)NI MCCLXVIII M(en)SE MAII. AVE MARIA GRA(tia plena) DOMIN(us) TECU(m) B(e)N(e)D(i)CTA TU. (14)

Di questa chiesa rimane ancora oggi parte della facciata lato ovest, inglobata nella costruzione dell’attuale parete di fondo della chiesa coperta dalla quinta progettata dal Valadier. Della facciata originaria rimane la cortina muraria in blocchetti di pietra calcarea locale, il portale e l’ingombro del rosone che fu poi spostato nella posizione attuale.

Nel 1291, il 7 maggio, Niccolò IV concesse indulgenze a quanti avessero visitato la chiesa nella festa della Madonna, di san Francesco, di Sant’Antonio e nell’anniversario della dedicazione.

Tra la fine del XIII secolo e gli inizi del successivo iniziò la costruzione della nuova chiesa, nella quale, nel 1310, fu sepolto con tanti onori il B. Ventura, vissuto a lungo in un eremo di Pissignano, la cui fama di santità e di venerazione tra la gente fece si che la originaria intitolazione a S. Maria si mutasse in quella del B. Ventura. (15)

Nel 1354 iniziarono i lavori di ampliamento. Il Comune ordinò a tutti i popolani di portare una soma di legna per fare la calce per l’ampliamento della chiesa del B. Ventura, quae noviter aedificatur, e nel 1358 obbligò tutti gli abitanti della frazione di Matigge che erano in possesso di bestie da tiro actas ad salmam portandam, a trasportare una soma di pietre ciascuno, nel termine di dieci giorni, da cavarsi nella cava del Colle di Paterno. (16)

In epoca comunale, quando le assemblee del popolo non potevano svolgersi nella piazza per il cattivo tempo, all’interno della chiesa veniva convocata l’assemblea del popolo, chiamata "arenga" per "risolvere affari di grande importanza intervenendovi circa 600, 700 persone alla volta, che davano il loro pare invece del voto, con l’alzar le mani, osservandosi in tal modo se la sua maggior parte l’avesse alzate per averne la risoluzione" . (17)

Il Comune si accollò per un certo tempo le spese del predicatore "in tempo di quadragesima". (18)

Fu nel corso del XVI secolo restaurata più e nel 1777 venne rifatto il pavimento in cotto. (19)

Il 27 novembre del 1859 nella chiesa si trasferì la Pia Unione di San Giuseppe (fondata da Don Ludovico Pieri) che ne divenne poi la proprietaria e alla quale si devono i restauri eseguiti all’inizio del XX secolo. Una lapide ricorda l’avvenimento: "IL GIORNO 11 SETTEMBRE 1910 QUESTA CHIESA RIDOTTA AL SUO CLASSICO STILE / PER OPERA DELLA CONFRATERNITA DI SAN GIUSEPPE / E BENEMERITI CITTADINI / VENIVA RIAPERTA SOLENNEMENTE AL CULTO PONTIFICANDO S.ECC. L’ ARCIVESCOVO SERAFINI / ASSISTITO DA S. EM. IL CARDINAL LORENZELLI / DAL PONTIFICIO COLLEGIO BOEMO / CON MUSICA ESEGUITA DALLA SCHOLA CANTORUM DEGLI ALLIEVI SALESIANI". Dodici dopo, nel 1922, la chiesa venne " requisita dal Comune per tre anni ed adibita a magazzino del grano". (20) Nel 1970 fu ricostruito il tetto ed eseguiti alcuni lavori di manutenzione. Riaperta nel 1985 tornò ad essere non solo luogo di culto ma anche sede di mostre e manifestazioni culturali.

 

DESCRIZIONE

Note


21) Henry Thode, Francesco d’Assisi e le origini del Rinascimento in Italia, a cura di Luciano Bellosi, Roma 1993, pp. 259-260, 505; AA.VV. Francesco d’Assisi, Chiese e Conventi, Milano 1982, pp. 136-138. S. Nessi, Trevi e dintorni…, p.26.

22) Zenobi ricostruisce la data in MCCCC. La lunetta del Portale è stata attribuita dal Todini al Maestro dell’Abside destra di San Francesco a Montefalco come le Storie di sant’Onofrio nella parte destra della chiesa e San Michele Arcangelo nella controfacciata. Filippo Todini, La pittura Umbra dal Duecento al primo Cinquecento, Milano 1989, p. 104.
23) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 182.

 

 

 

 

 

 

24) C. Zenobi, Storia di Trevi, p. 226.

 

 

25) C. Zenobi, Storia di Trevi, pp. 34,315.

 

26) Le Storie della Vita della Madonna dell’abside sono da attribuire, secondo il Todini, al Maestro di Trevi, «attivo in area folignate intorno alla meta del XIV secolo». Dello stesso Maestro sono anche gli affreschi delle cappelle laterali. F. Todini, La pittura umbra…, p. 200.

 

 

27) Rosalind Brooke, Cristopher Brooke, La religione popolare nell’europa medioevale, Bologna 1989, p. 40.

 

28) La croce dipinta su tavola sagomata è opera, per il Todini, del Maestro del Dittico Poldi Pezzoli. F. Todini, La pittura umbra…, p.129. F. Todini, La pittura in Italia-Il Duecento e il Trecento in Umbria e il Cantiere di Assisi, in La pittura in Italia - Il Duecento e il Trecento, tomo II, Milano 1986, p. 405, 601, 614; Francesco Rossi, Per l’iconografia di san Nicola di Tolentino: un Dossale spoletino in Vaticano, in "Arte e spiritualità nell’ordine agostiniano e il Convento di san Nicola a Tolentino", Tolentino 1994, pp. 93-99.

29) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 180; Silvestro Nessi, Dall’Eremo al cenobio. Insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in "Spoletium" n.33, Spoleto 1988, pp. 76-80.

 

 

 

 

30) Mario Sanfilippo, Dentro il Medioevo, Firenze 1990, pp. 153-159.

 

 

31) Nel nome di Cristo Amen. Nell’anno del Signore 1357, indizione X°, al tempo di Papa Innocenzo VI°, nel mese di Novembre. Questo è il sepolcro del signor Valente del signor Giacomo da Trevi e dei suoi eredi, fatto in questa sua cappella da lui costruita sotto il nome di S. Antonio. La quale sepoltura è stata fatta a perpetua memoria e testimonianza di questa cosa. E’ la prima testimonianza epigrafica della illustre famiglia Valenti. E’ da supporre che la tomba sia stata sotto il pavimento della stessa cappella.
D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 1105.
32) S. Nessi, Trevi e dintorni…, p.28.

 

 

 

 

 

33) C. Zenobi, Storia di Trevi…, p.201

 

 

 

 

 

 

 

 

34) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 178-179.

 

35) Ad Avanzino Nucci vanno attribuite anche le tele ai lati dell’altare con le storie di San Francesco, (la visione dei Troni e la liberazione del carcerato, San Diego e il Beato Ventura) L. Barroero, V. Casale,
G.Falcidia, F. Pansecchi, G. Sapori, B. Toscano, Pittura del Seicento,Ricerche in Umbria, Perugia 1989, p. 225.

 

 

 

 

 

36) Montefalco, Arch. Not., Rogito not. Di Pompeo di Ser Nicola, 22 Sett.1509.

 

37) Relazione storico-artistica sull’organo cinquecentesco della Chiesa di San Francesco in Trevi, di Oscar Mischiati e Wijnand Van de Pol.

38) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 179-180.

 

39) Oscar Mischiati e Wjinand Van de Pol, Relazione storico-artistica.

 

 

40) Carlo Roberto Petrini, L’Organo di San Francesco a Trevi, in "Spoletium"nr.36-37, Spoleto 1992, p. 109.

41) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 177. Mariano Guardabassi, Indice-guida dei monumenti pagani e cristiani…nella provincia dell’Umbria, Perugia 1872, p. 344.

42) Ancora l’immagine del B. Urbano V, il primo papa tornato a Roma dopo l’esilio avignonese. Egli viene raffigurato in trono con le Reliquie delle teste dei SS. Pietro e Paolo, da lui rinvenute.
43) Pittore che fa parte di quella interessante corrente manieristica, ruvida ed istintiva, che si diffuse nella Valnerina per tutto il ‘500 e gli inizi del ‘600. Fabio Angelucci, ativo dal 1568 al 1603, lo troviamo operoso a Trevi fin dal 1568 per decorare la cappella municipale di S. Maria ora andata perduta, ed alcune cappelle sepolcrali dei Valenti, tra cui quelle di sant’Ubaldo, con le sue storie e l’Annunciazione, nella Chiesa rinascimentale della Madonna delle lacrime in Trevi.

 

44) Luigi Fausti, Don Pietro Bonilli, Spoleto 1936. Ildefonso Schuster, Profilo storico del B. Placido Riccardi O.S.B., Milano 1954. Ottorino Pietro Alberti, Don Ludovico Pieri, Spoleto 1987, pp. 26-79.

45) F. Todini, La pittura umbra…, p.104.

46) C. Zenobi, Storia di Trevi, p. 227.

 

47) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c.178.

 

 

48) L’opera è stata attribuita al Ciburri dal Nessi e «mostra una suggestione della Pentecoste di Cesare Nebbia nel Duomo di Perugia» . AA.VV., Pittura del ‘600 e ‘700, Ricerche in Umbria, 2, Treviso 1980, p. 487. D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 52. S. Nessi, Trevi e dintorni…, p. 30.

 

 

49) S. Nessi, Trevi e dintorni…, Trevi 1979, p. 56.

 

 

50) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 177-178.

 

51) AA.VV., Il costume e l’immagine pittorica nel Seicento umbro, Firenze 1984, p. 41; AA. VV. Pittura del Seicento, Ricerche in Umbria, Perugia 1989, p.177.

 

 

 

 

 

 

52) Sulla vita e l’opera di D. Natalucci consultare la presentazione di Carlo Zenobi alla «Historia Universale».

La tipologia architettonica è molto semplice, secondo lo stile degli ordini menticanti: unica navata con copertura in capriate di legno, con l’abside centrale pentagonale fiancheggiata da due cappelle a pianta rettangolare. La chiesa di Trevi ripete lo schema della Chiesa di san francesco di Montefalco del quarto decennio del secolo XIV. (21)

Il lato sud della chiesa, a ricorsi di pietra bianca e rosa interrotti da lesene in pietra bianca, ospita il trecentesco portale d’ ingresso, formato da fasci di colonnine, terminanti con capitelli fogliati, su cui poggiano due leoncini sporgenti, che si congiungono a formare un arco ogivale; nella chiave di volta è scolpito l’agnello mistico. All’interno dell’arco una lunetta con affresco della fine del XIV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino, San Francesco e santa Chiara e la scritta frammentaria HOC OPUS FECIT FIERI…MCCCC. (22)

A destra del portale principale un altro secondario che ripete i motivi architettonici del precedente. Girando l’angolo su questo lato è visibile l’abside affiancata dalle due cappelle e il campanile, a doppio ordine di logge, "formato con pietre quadre" (23) che poggia sulla cappella di sinistra. Nella cella campanaria si conserva un’antica campana datata 1341.

La facciata ovest, occlusa in parte dal proseguimento del prospetto della facciata del convento opera del Valadier, conserva in alto il rosone con colonnine a raggiera che un tempo ornava la facciata della chiesa primitiva. Ai lati del rosone tre piccoli rosoni tamponati che originariamente ornavano, insieme al rosone centrale, la facciata. Al vertice del timpano l’epigrafe, precedentemente descritta, con a fianco le sculture raffiguranti il papa e l’imperatore.

All’interno l’unica navata è illuminata da una monofora, da una grande bifora posta al centro dell’abside e dal rosone da cui entra la luce al tramonto. In origine sulla parete destra vi era un'altra monofora che fu tamponata per poter costruire nel 1620 l’altare della Madonna della Neve.

Le pareti interne della chiesa dovevano essere quasi completamente ricoperte di dipinti. Dopo una campagna di scopritura dei dipinti dallo scialbo che li ricopriva, eseguita tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, (24) sono ritornati alla luce una serie di affreschi databili intorno al XIV-XV secolo, ad eccezione di un affresco, in una nicchia della partesinistra, datato 1577. Successivamente gli affreschi furono in gran parte perduti in occasione della sovrapposizione di altari barocchi realizzati nel XVII secolo secondo il gusto ed i dettami culturali e religiosi del tempo. Alcuni altari vennero poi tolti nel 1753 "per un migliore ornato di tutta la chiesa" e nel 1910, quando furono eseguiti importanti lavori di restauro. (25)

Alla base dell’abside pentagonale troviamo il coro del secolo XVII, al centro del quale è stato collocato un leggio corale, della stessa epoca, proveniente dalla Chiesa di S. Antonio dei cappuccini, ora Cappella del cimitero urbano. Le pareti conservano, su otto riquadri distribuiti su due registri sovrapposti, dipinti ad affresco della metà del XIV secolo con le storie della Vita della Madonna. (26) Le scene raffigurano dall’alto a sinistra del secondo registro: Gioacchino cacciato dal Tempio, annuncio a Gioacchino, l’incontro di Gioacchino e Anna presso la porta Aurea e la Natività della Vergine. Nel primo registro da sinistra: Maria fanciulla presentata al Tempio, lo sposalizio della Vergine, l’Annunciazione e la Natività.

Nelle lunette i quattro evangelisti di cui rimangono Matteo e Marco. Il motivo di tale raffigurazione potrebbe risultare fuori luogo in una chiesa dell’ordine francescano, dove generalmente sono raffigurate le storie del santo fondatore. Qui i frati, invece, rendono omaggio a Maria, non solo perché verso di Lei nutrono una grande devozione, ma anche per onorare probabilmente la dedica della chiesa primitiva. (27) Le vele scompartite da costoloni ornati con motivi geometrici e poggianti su peducci in pietra, sono dipinte a cielo stellato con fasce dalle decorazioni geometriche. Nella chiave di volta figura antropomorfa.

La zona presbiterale è attraversata in alto da una trave lignea dipinta sulla quale poggia una croce da iconostasi, del primo Trecento, con le consuete immagini della Vergine e di San Giovanni nelle tabelle laterali, il Cristo benedicente nel tondo in alto, San Francesco ai piedi del Crocefisso. (28)

Sotto l’abside, con uguale struttura composita, si trova la cripta, che nella seconda metà del secolo XVI fu trasformata in luogo di sepoltura, come documentato dalle lapidi tombali nel pavimento dell’abside.

Nella parete di fondo della cappella di destra troviamo due colonnine di pietra rossa con due capitelli dorati che sostengono un timpano trilobato, appartenente con molta probabilità ad un monumento funebre del XIII-XIV secolo. I numerosi interventi di manutenzione e di ridipintura degli elementi architettonici, quali l’applicazione di vernici dorate, non permettono di poter leggere l’opera nel suo aspetto originario, unico nel suo genere nella città. Dai documenti risulta che alla base delle colonne, dove precedentemente trovava sede la mensa di un altare, nel 1523 vennero solennemente poste le ossa del Beato Ventura eremita di Pissignano, allora territorio di Trevi, "ad istanza del sig. Muzio Petroni, con solenne festa e concorso de' populi, specialmente dal Castello di Piscignano". (29) Le ossa furono chiuse entro casse di stagno e di cipresso dove fu inserita la vita del beato, composta da Muzio Petroni e da lui fatta stampare. La cappella reca l’arme della famiglia Petroni.

Nel Settecento all’interno dell’edicola furono aggiunti gli stucchi e la statua lignea della Immacolata Concezione, sempre della stessa epoca. Nella parete sinistra affreschi del XIV secolo: in alto S. Emiliano, sotto, da sx., i SS. Ventura, Nicolò e Andrea, sopra il timpano due profeti, sulla parete opposta S. Giovanni Battista e, nello strombo della finestra, una santa. Nell’intradosso dell’arco i quattro Evangelisti: Sopra l’arco affreschi del secolo XIV con i santi Paolo e Pietro, al centro il grifo e nel registro superiore un santo dell’ordine minoritico in un paesaggio.

La cappella di sinistra è dedicata, fin dalla origine, a Sant’Antonio da Padova. (30) Presenta nella parete di fondo una edicola simile a quella della cappella di destra, nello stesso stato di conservazione, con stemma araldico dei Valenti (due strisce nere a croce di S. Andrea adorne di due stelle). Alla dell’edicola si trova la cornice lapidea con iscrizione in caratteri gotici: IN CHRISTI NOMINE AMEN. ANNO DOMINI MCCCLVII INDITIONE X TEMPORE INNOCENTI PAPAE VI DE MENSE NOVEMBRIS. ISTUD EST SEPULCRUM DOMINI VALENTIS DOMINI IACOBI DE TREBIO ET EIUS HEREDUM FACTUM IN ISTA CAPPELLA PER EUM FACTA SUB VOCABULO SANCTI ANTONII. QUE SEPULTURA FACTA EST AD PERPETUAM HUIUS REI MEMORIAM ET TESTIMONIUM . (31) La cornice conteneva la lastra in basso rilievo raffigurante Valente Valenti giacente, ora nel muro a destra. Non è dato sapere quando fu smembrato il cenotafio, ma con molta probabilità lo spostamento è riferibile all’epoca dell’inserimento dell’altare del Buon Gesù (XVI secolo). In quel periodo la lastra fu murata nella parete di destra e ad oggi essa rappresenta un raro esempio di scultura in pietra dipinta. Il Valenti è raffigurato disteso con la veste rossa di magistrato con finiture in oro e codice di colore marrone. Ai lati in alto lo stemma della famiglia. Nella stessa cappella stucchi dorati e statua del Santo di Padova riferibili al XVIII secolo. (32)

Di riscontro il sepolcro di Ottavia Attavanti e di Alessandro Valenti (1576-77), madre e figlio, con i ritratti scolpiti a rilievo.

Alle pareti affreschi del XIV secolo raffiguranti santi entro edicole. Sono visibili nella parete di sinistra il Beato Urbano e in quella di destra, santa Caterina d’Alessandria e Sant’Antonio da Padova. Sopra l’arco frammento di affresco del XIV secolo raffigurante forse santo Stefano.

Ai lati dell’abside sono poste, su mensole di legno, le statue lignee di buona fattura di scultore ignoto del XVII secolo, raffiguranti Santa Chiara e San Francesco.

Nella parete di sinistra, sopra la porta d’ingresso della antica sacrestia, due immagini della madonna con Bambino del ‘400 ed una macchina processionale dell’Ottocento con l’immagine di san Giuseppe. (33) Addossate alle pareti panche di manifattura umbra del primo Seicento, con stemmi abrasi della famiglia Lucarini, laccature in verde ed intagli nei frontali e schienali realizzati direttamente nel legno di pioppo a motivi fitomorfi.

Una piccola porta immette nella attuale sacrestia dove si conserva un lavabo da sacrestia in maiolica di fattura gualdese del XVII secolo. Ha una cornice esterna decorata con racemi di fiori e frutta alla maniera di Della Robbia, e fastigio a forma di calice sorretto da angeli. La parte sottostante, a forma absidale, imita una conchiglia tipicamente seicentesca. Al disotto il lavabo del quale di un certo interesse è il coperchio ove è un rilievo con dipinto un paesaggio collinare con teorie di cipressi degradanti, grotte e costruzioni varie, forse la raffigurazione delle stimmate di San Francesco nel monte di la Verna. Manufatto analogo si trova nella chiesa di San Francesco a Gualdo Tadino.

Nella parete di sinistra della navata della chiesa si erge l’altare delle Stimmate di san Francesco. Fu fatto costruire da Grifone Petroni alla fine del XVI secolo e fu "dotato con scudi 100 e l’oglio per la lampada" e "donato alla Compagnia delle Terziarie Francescane" . (34) Nel cartiglio posto sulla trabeazione è la scritta: "Domine decorasti me signis Redemptionis nostrae". La tela, racchiusa in una cornice di stucco policromato e dorato come tutto l’altare, raffigura San Francesco che riceve le stimmate, opera a riferire ad Avanzino Nucci. (35)

Ai lati della cornice, entro i rincassi, sono raffigurati a sinistra dall’alto in basso la visione dei Troni, San Diego e la predica di san Francesco a Trevi. Dall’altro lato la liberazione del carcerato, il Beato Ventura, san Francesco visita i malati. Nella cimasa san Francesco in gloria. Riveste la mensa d’altare un paliotto in scagliola datato 1730 che reca al centro in un cartiglio il calice e l’ostia.

Di fronte all’altare, a pavimento, le lastre sepolcrali di Grifone Petroni dottore del Collegio Perugino e di Francesco Pariani.

Proseguendo, addossato alla parete della navata, l’organo monumentale già considerato "rarissimo esemplare superstite di quel tipo che nel Rinascimento veniva definito organo da muro". Lo strumento fu commissionato dai frati di san Francesco a mastro Paolo Pietro di Palolo di Montefalco, così come risulta dal rogito 22 settembre 1509 per mano del notaio Pompeo di ser Nicola di Montefalco. 

Con tale atto mastro Paolo Pietro si obbligò a consegnare, prima del Natale "unum parum organorum" per il convenuto prezzo di 80 fiorini in ragione di 40 bolognini a fiorino, sotto pena di 10 fiorini in caso di inadempienza. La pesante penalità ci fa certi che il "paio d’0rgani" (cioè l’organo composto dal prospetto con canne di facciata e nel retro le canne di registri diversi) suonò per la prima volta nel Natale del 1509. (36) L’organo fu aggiustato una prima volta nel 1526 e successivamente nel XVIII secolo, con rifacimento del somiere e l’aggiunta della voce umana e della cornetta. L’intervento venne eseguito dalla famiglia Fedeli, organari marchigiani, molto attivi anche in Umbria. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento l’organo fu ampliato per opera di Rodolfo Luna, il quale, secondo il suo stile, sostituì tastiera, pedaliera, manticeria e basseria. (37) Lo strumento fu preso in tale considerazione che il Comune stipendiò dal 1528 al 1695 l’organista. (38)

Trevi, Italy - Chiesa di S. Francesco - Organo antico
Trevi -Chiesa di S. Francesco - Organo del 1509


scheda tecnica

 

inaugurazione dopo il restauro del 2005

Attualmente, l’organo si presenta con 37 canne a cinque campate, le centrali a tortiglione, tastiera cromatica di 49 tasti, pedaliera cromatica di 27 pedali, registri comandati da sei tiranti a pomello, mantice a lanterna posto nel basamento con due soffietti di alimentazione azionati a pedale con trasmissione meccanica di tipo sospeso. Il nucleo più antico delle canne risale alla prima costruzione documentata nel 1509 e "si tratta del complesso di canne più antico esistente in Umbria ed uno dei più antichi in senso assoluto" . (39) La cassa, appesa alla parete, ha il prospetto in legno intagliato dipinto a tempera ed è diviso in cinque campate: la maggiore al centro con il secondo ordine di canne morte sovrapposte alle due campate reali minori. I dipinti della cimasa raffigurano san Domenico e san Francesco ai lati Santa Caterina da Siena e santa Chiara. In alto l’Annunciazione: Nella cantoria sono allocati dieci comparti con tele su tavola raffiguranti dal fianco sinistro: San Didaco, santa Chiara di Assisi, san Bonaventura da Bagnoregio, Sant’Antonio da Padova, san Giuseppe, sant’Emiliano, san Bernardino da Siena, Santa Maddalena, santa Lucrezia e Santa Caterina d’Alessandria. Tutti i dipinti sono riferibili al XVII secolo. (40)

A sinistra è l’altare della Crocefissione che fu commissionato da Pomponio e Cristofaro De Angelis nel 1597: Le colonne presentano stucchi dorati con motivi fitomorfi. La tela raffigura la Crocefissione ed è secondo la periegetica locale una buona copia da Guido reni. Nella Cimasa l’Eterno. (41)

A sinistra dell’altare dipinti murali del XIV secolo raffiguranti nel registro superiore a sinistra il Papa Urbano V (42) e santa Caterina di Alessandria.

Nella nicchia, riscoperta nel 1832, affresco datato 1577 di Fabio Angelucci da Mevale. (43) Il grande affresco raffigura al centro la Madonna con il Bambino in trono, a destra San Giuseppe ed in ginocchio Sant’Antonio da Padova, a sinistra l’Arcangelo Gabriele e san Francesco di Assisi. Nel catino è raffigurato l’incontro delle pie donne con il Cristo.

Da questa rappresentazione della Famiglia Nazarena trasse ispirazione per l’avvio alla devozione alla Sacra Famiglia, il sacerdote trevano Ludovico Pieri (1829-1881), le cui spoglie sono custodite nel sepolcro a pavimento. La devozione alla Sacra Famiglia si diffuse quindi in tutta l’Italia anche e soprattutto ad opera di Don Pietro Bonilli. L’evento è ricordato dalla lapide in marmo a fianco, nella quale si ricordano insieme a Don Pietro Bonilli, anche gli altri cittadini trevani beatificati nel XX secolo: Antonino Fantosati francescano, vescovo e martire, e Placido Riccardi, monaco benedettino. (44)

Nella parete di fondo sarcofago in pietra del IV secolo, già sotto l’antico altare maggiore, che conservò il corpo del Beato Ventura. Al di sopra resti di affreschi del XIV secolo, raffiguranti un Santo e l’Arcangelo Michele all’interno di una edicola.

A sinistra affresco raffigurante polittico di scuola folignate della seconda metà del XV secolo con San Bernardino da Siena e Santi; in una delle cuspidi rimaste, quella centrale, Crocefissione.

Ancora, nella parete di fondo altri frammenti di affreschi del XIV secolo. Riconoscibili una chiesa ed un prelato e forse Cristo flagellato.

Nella parte destra della navata affreschi del XIV secolo con le storie di Sant’Onofrio (Apparizione di Cristo, Sant’Onofrio in preghiera, Morte del santo). (45)

Nella piccola nicchia, costruita nel 1873, è collocata la statua lignea policroma di San Rocco del Settecento. (46)

A sinistra si erge l’altare dedicato allo Spirito Santo. Fu eretto nel 1613 da Filippo Palazzi e "dotato di molti beni per una messa al giorno ed il consumo della lampada" . (47) L’altare in pietra serena è in cattive condizioni; la parte sinistra è andata irrimediabilmente perduta a causa delle infiltrazioni d’acqua dovute alla rottura di un pluviale. Una iscrizione con stemma posta sui plinti delle due colonne riporta la data di ultimazione dell’altare: "P. PHILIPPUS PALATIUS PHILOSOPHUS ARTIS MEDICINAE DOCTOR OPUS FIERI JUSSIT. / ASCANIUS PALATIUS FRATER EIUS HAEC RES COMPLEVIT A.D. MDCXIII". La tela raffigura la discesa dello Spirito Santo sopra Maria Vergine e gli Apostoli riuniti nel Cenacolo; in basso a sinistra lo stemma del committente e la scritta "D. PHILIPPUS PALATIUS PHILOSOPHUS ET CIV. PERUSINUS". La tela è attribuita a Simeone Ciburri (+1614), pittore di cultura barrocesca. (48)

A sinistra dell’altare lapide in marmo che ricorda i restauri eseguiti nel 1910 precedentemente citati. Di seguito affresco del XIV secolo raffigurante la Madonna col Bambino in trono.

Asinistra dell’ingresso principale alla chiesa è collocata un’acquasantiera di foggia rinascimentale con stemma gentilizio e la scritta sul dado di base: AQUILANT . S/GIRAFERUS. Al di sopra si trova un frammento di affresco del secolo XV con l’immagine di sant’Antonio da Padova. Segue affresco raffigurante Madonna col Bambino e San Pietro da Verona domenicano martire, con il nome del committente e la data: HOC OPUS FECIT FIERI LUCAS LUCARELLI MCCCC…, affresco soltanto in parte incorniciato nel Settecento con stucchi, che presenta qualche affinità con lo stesso artista che dipinse l’edicola di Silvignano. (49)

Segue l’altare dedicato alla Madonna della Neve fatto costruire nel 1620 da Alessandro Valenti, nobile trevano, per volere della madre Ortensia Tomassoni, ad onore della Vergine come leggesi nel cartiglio, posto sulla trabeazione: S. MARIAE AD NIVES. EX PIO LEGATO MATRIS SACELLUM HOC ALEX. VALENTIBUS DICAVIT A. D. MDCXX DIE VERO V AUGUSTI. (50) La tela raffigura la Madonna incoronata regina del cielo e della terra, in basso San Pietro e San Paolo, al centro le anime del purgatorio con un cartiglio "Madre del Dio Eterno liberaci benignamente dalle fiamme dell’inferno…". L’opera è di Ascensidonio Spacca detto il Fantino (1557-1646), pittore che attua gli ideali proposti dalla Riforma Cattolica. (51) Ai lati , all’interno di cornici in stucco, affreschi con figure di Madonna sotto i vari titoli, e Annunciazione. Nella cimasa la Madonna della Neve. L’altare ha un paliotto policromo in scagliola datato 1730 con l’immagine di Sant’ Antonio da Padova entro un cartiglio.

A sinistra, addossato all’altare, frammento di affresco del secolo XIV. Proseguendo, macchina processionale del XIX secolo con l’immagine della Madonna della Misericordia, due panche di artigianato umbro del XVII della famiglia Lucarini.

A sinistra affresco del tardo Trecento raffigurante la presentazione di Gesù al Tempio; ai lati, entro due edicole, un Santo e la Profetessa Anna.

A fianco della porta laterale, sopra l’acquasantiera, Sant’Antonio Abate, frammento di affresco del Quattrocento.

Tra le lapidi sepolcrali inserite nel pavimento vi è quella dello storico locale Durastante Natalucci (1687 – 1772), autore della "Historia Universale dello Stato Temporale ed ecclesiastico di Trevi, 1745", edita nel 1985.(52)

 

IL CONVENTO

Note

53) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, cc. 183-184.

 

 

54) D. Natalucci, Historia ... di Trevi, c. 184.
AA. VV. Pittura del Seicento…, p. 225.
AA.VV., Il costume e l’immagine…, pp. 114-115-116-117.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

55)S. Nessi, Trevi e dintorni…, p. 77.

Adiacente alla chiesa nella parte nord è l’ex convento dei francescani fondato nel XIII, ma ricostruito dalle fondamenta negli anni 1640 – 50. (53)

L’architettura dell’edificio ruota intorno al chiostro centrale formato da un portico con pilastri a base ottagonale ed archi a tutto sesto ed un loggiato superiore costituito da archetti a tutto sesto con finestrature.

Le lunette del portico sono decorate con affreschi che raffigurano la Vita di San Francesco di Bernardino Gagliardi da Città di Castello (1609-1660), "uno dei nomi più prestigiosi sulla ribalta della pittura umbra del suo tempo" , la cui presenza a Trevi si può fissare al 1645. (54)

I dipinti non si trovano in buono stato di conservazione; alcuni di essi sono andati completamente distrutti per gli interventi di ristrutturazione, altri sono stati danneggiati in parte per aperture di porte e finestre. Alcune lunette sono state ridipinte nel secolo XVIII da un pittore trevano che si firma con il nome "Antonius Birretta de Trebio".

Iniziando la lettura delle lunette a destra del lato nord troviamo: annuncio della nascita; la nascita; il monito del Crocefisso di San Damiano; la rinuncia degli averi davanti al Vescovo di Assisi; il sogno del Papa Innocenzo III; nel breve corridoio nella volta a botte le figure dei quattro Evangelisti; Onorio III approva la regola; la visione del carro di fuoco; San Francesco predica agli uccelli; visione dei Troni, la predica di san Francesco nella piazza di Trevi; Francesco guarisce i ciechi e gli storpi; tentazione del Santo; il miracolo del bambino; il Santo assiste gli infermi. Al di sotto di ogni affresco corre un fascione di ornati e puttini monocromo su fondo celeste con scritte e gli stemmi delle famiglie committenti: Valenti, Luzi, Salvi e Tulli. Vi si leggono anche i nomi di illustri conventuali: P. Felice Bantinelli, P. Giuseppe Cetronio guardiano del convento trevano, e P. Sante de Ruteis ministro provinciale.

Bernardino Gagliardi affrescò anche il parlatorio con composizioni per lo più a soggetto biblico con al centro della volta l’estasi di san Francesco.

Il convento con la soppressione napoleonica fu chiuso. Nel 1833 fu acquistato dal cardinale Emanuele de Gregorio, a sue spese, per trasferirvi il collegio Lucarini di cui era protettore. L’edificio fu ristrutturato dall’architetto romano Giuseppe Valadier che "con eleganza e magnificenza di disegno" (Moroni) lo rese agibile in soli 18 mesi.

Il complesso subì ancora rifacimenti quando il Collegio, nel 1893, passo ai Salesiani che lo gestirono sino al 1963.

[Attualmente l’edificio ospita la Scuola Media Statale intitolata a Tommaso Valenti, illustre storico trevano, (55) la Raccolta d’Arte di San Francesco e il Museo della Civiltà dell’Ulivo. Con tale nuova sistemazione la Chiesa di San Francesco fa parte del complesso museale.]

 

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