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Pubblicazioni: Trevi de planu
presentazione ufficiale al Teatro Clitunno, Sabato 18 maggio 2002 ore 17,30

Relazione di Don Luciano Gregori

Trevi, Don Luciano Gregori, 2002 Un detto latino affermava, che “la storia è la maestra della vita” e noi abbiamo sempre sperimentato che la conoscenza del passato, è stata utile per vivere e non solo nell’esaltare le cose positive per spirito di amore patrio, ma anche nel ricordare quelle negative che ci fanno correggere i nostri difetti.

Una delle poche città umbre che può vantare una storia scritta, completa, precisa e ben documentata è la città di Trevi e questo lo dobbiamo ad un suo illustre concittadino storico intelligente, spinto da un autentico amore di patria: l’avv. Carlo Zenobi, che però la lasciato ad altri la conoscenza, direi collaterale e complementare, del territorio.

Pochi anni fa due persone amiche, marito e moglie, si trasferirono da Foligno a Trevi: Tiziana Ravagli e Paolo Filippucci che veterani del C.A.I. ( Club Alpino Italiano) e con grande esperienza per l’amore della natura, iniziarono un lavoro di ricerca sulla parte montagnosa di Trevi con un libro intitolato: “Quattro passi tra storia e natura” – Itinerari in collina e montagna.

Questo lavoro del 1998 li ha portati a conoscere meglio la storia di Trevi e la sua comunità e vorrei augurarmi che questo loro inserimento nella città di Trevi porti ancora dei frutti, espressione di affetto verso questa città.

Chi ama una città sa decantare la sua storia, come lo hanno fatto Durastante Natalucci, Giorgetti, Bragazzi, Mazzatinti, Valenti, Bonaca, ma vorrei sottolineare tra i tanti che hanno scritto di storia e arte su Trevi l’avv. Carlo Zenobi, che come abbiamo ricordato all’inizio, che ha lavorato con autentica passione di ricercatore scrupoloso, spinto dall’amore per la sua città, con opere di rilievo: la trascrizione non facile dell’opera del Natalucci della storia di Trevi fino al 1745, seguita poi da “Trevi antica dal neolitico al 1214” e dalla “ Storia di Trevi dal 1746 al 1946” e altri lavori di una grande importanza.

La storiografia riguardante La città di Trevi è dunque abbastanza ampia, ma forse mancava qualcosa sull’ambiente trevano, sia nella parte alta delle montagne, sia nella parte bassa nella sua pianura, per questo era nato il primo volume dei coniugi Filippucci – Ravagli del 1998, che poteva essere curato solo da una conoscenza scaturita da sudate camminate, fatte queste in tutte le stagioni, attraverso un attento esame della flora e della fauna, di fronte ad uno spettacolo della natura che va assaporato dall’alba al tramonto... e chi non rimane estasiato alla vista di un tramonto dalla cima del M. Serano o del M. Brunette, con la visione nitida del M. Cetona e del M. Amiata della Toscana o del sorgere del sole da parte dei favolosi Monti Sibillini tra Umbria e Marche?

 

 


Lo spettacolo dall’alto delle montagne di Trevi è meraviglioso, ma non privo di interesse è anche la parte in pianura del Comune di Trevi.

E’ nato così da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci assieme ad un altro loro amico, Alvaro Paggi questo secondo lavoro come necessario complemento del precedente. “TREVI DE PLANU”.

Il termine “De planu“, è un modo di dire, secondo il linguaggio di antichi documenti, per significare il territorio abitato della pianura sottostante. Senza dimenticare che proprio Trevi ebbe la sua origine in pianura nei pressi di S. Maria di Pietra Rossa e che poi si ricostituì come città su quel meraviglioso colle ammirato anche dal Leopardi che transitava sulla vecchia via Flaminia sottostante....ma anche ammirata da quei viaggiatori del Sei-Settecento che amavano descrivere con entusiasmo le meraviglie della nostra regione umbra.

Ancora oggi, chi viaggia sulla nuova Flaminia, può imbattersi con qualche turista che stupefatto sta fotografando la città di Trevi.

Ma erano stupefatti i grandi viaggiatori del passato come Michel de Montaigne, scrittore francese che ci ha lasciato scritto. “La più bella pianura tra i monti che sia da vedere” aggiungendo di trovarsi di fronte “alla città olifera” di Trevi degna di essere ammirata, era l’anno 1581.

August von Kotzebue, romanziere e drammaturgo tedesco (1761 – 1819), rimase colpito nel suo viaggio verso Roma dalla posizione della cittadina di Trevi, così messa in alto che la paragonò alla Torre di Babele e potrei ricordarne tanti altri che erano ammirati dal paesaggio, per la bontà della sosta...:che sostavano quasi religiosamente poi alle sorgenti del fiume Clitunno : Cristina regina di Svezia, lo scienziato inglese Jon Ray, lo scrittore francese Francois Maximilien Misson, lo scrittore e politico inglese Joseph Addison, il giornalista e commediografo francese Michel Guyot de Merville...altro famoso scrittore francese Charles de Brosses, lo scrittore e medico scozzese Jon Moore,il grande poeta tedesco Wolfgang Goethe e tanti altri come George Gordon Byron, principi, Papi, pellegrini, invasori e conquistatori.

Tanti illustri viaggiatori per ammirare la valle umbra e in particolare modo la valle del Clitunno, uno dei luoghi più venerandi dell’Umbria.

L’armonia del paesaggio, la dolce pace delle montagne che sovrasta senza opprimere, il fervore della vita in pianura, i colori e le sfumature sempre diverse dell’atmosfera, la tranquilla solennità dell’orizzonte e la splendida policromia dei piani coltivati.

Terreno solcato da arterie assai antiche, questa pianura fu percorsa e frequentata da tanti popoli nel passato che qui vennero anche da regioni lontane a celebrare feste e a tenere mercati; fu santificata da monaci eremiti, resa celebre dal sangue di Emiliano vescovo e di un altro vescovo martire moderno Antonino Fantosati e più recentemente da Pietro Bonilli, umile parroco di Cannaiola.

Attraverso le testimonianze, leggiamo ancora la storia di millenni, le vicende alterne, le rovine, i segni di ogni tempo, dell’impero romano, del mondo pagano, cristiano, medioevale e moderno, un mondo passato che palpita nell’umanità di oggi presente in questa pianura.

Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi hanno completato con questo libro “ Trevi de planu” la conoscenza di ciò che mancava al comune di Trevi della sua pianura.

Questo è un libro vero, cioè di una realtà non inventata, ma osservata, narrata con semplicità senza disdegnare il rigore scientifico in ciò che riguarda l’aspetto geologico, botanico, faunistico e storico.

Il libro è ricco di nozioni, non fredde nozioni, ma calde nozioni che riportano a percorrere il tempo e lo spazio in cui è sorto un monumento, dove scorre un fiume, dove è coltivato l’ulivo...dove si è vissuti con una certa tradizione...e naturalmente con tante cose dimenticate.

Questo libro ci apre uno scenario sul presente e sul passato, facendoci riflettere se tutte queste cose le dobbiamo far rinascere, oppure soltanto rimpiangerle, assillati da un progresso così veloce che non sempre può essere vero progresso.

Questo lavoro è nato non solo per conoscere e ricordare, ma anche come tentativo ad arginare questo modo di trasformazione che può cancellare una cultura, un modo di essere che rappresenta la nostra civiltà.

Dall’habitat meraviglioso del fiume Clitunno, dai ricchi segni archeologici che emergono qua e là nella pianura, dalle culture antiche che si tramandano da padre in figlio, dai personaggi illustri per cultura e santità, il tempo e la ragione si legano insieme, ricordando che ciò che sta per svanire deve essere salvato.

Questo è un libro di ricordi, ma anche di speranza. Non è un libro di narrativa, ma un libro che va letto e consultato con interesse e amore, a volte con linguaggio semplice a volte specializzato.

Non è un documentario televisivo che possiamo anche dimenticare, ma un documento che deve restare nelle nostre case, come ogni buon libro, per un nostro arricchimento spirituale e culturale.

Ritornando a questo libro vorrei sottolineare la seria e meticolosa parte scientifica, riguardante il paesaggio fisico e geologico, con riferimento alle mutazioni geofisiche o che hanno avuto problemi di movimenti sismici.

Interessantissime sono le schede naturalistiche riguardanti la flora e la fauna e ci possiamo meravigliare di aver visto dalla nostra fanciullezza tanti fiori selvatici e tanti piccoli animali nella nostra campagna e non ne conoscevamo il nome.

Molto importante è la descrizione del paesaggio rurale che ha elementi comuni con la campagna umbra, il cui studio sotto questo aspetto lo si deve al grande studioso sacerdote francese Henry Desplanques e tradotto dal francese dal prof. Alberto Melelli.

Sarebbe auspicabile uno studio di approfondimento del terzo capitolo dove si tratta della viabilità con riferimento all’antica Flaminia e ai viaggiatori del Sei-Settecento.

Di tanto in tanto si scoprono nelle raccolte d’arte,specialmente private, dipinti e incisioni riguardanti il paesaggio umbro e impressioni e descrizioni delle località come Trevi.

E’ eppure vero che le raffigurazioni artistiche di questi viaggiatori non sono sempre rispondenti alla realtà, erano fantasiose, essendo state fatte spesso dopo il loro ritorno al paese di origine, ma proprio in questo sta l’originalità delle opere, perché certe forme del paesaggio e certi particolari erano rimasti fortemente impressi nella loro memoria.

Sarebbero da valorizzare, attraverso una seria ricerca, le edicole sacre, ricordate nel volume da Franco Spellani, espressione queste della devozione popolare ma che sono a volte delle autentiche opere d’arte.

Gli abitanti della pianura trevana con questo libro conosceranno notizie dei loro centri abitati e di illustri personaggi riguardanti la loro comunità: Francesco Francesconi, scienziato, filosofo, politico; Federico Cionchi, il bambino che si incontrò con la Madonna ; l’indimenticabile Don Pietro Bonilli, parroco di Cannaiola, del quale tutta la comunità trevana ha un dolcissimo ricordo della sua umiltà e della sua testimonianza evangelica a favore dei bisognosi.

Nel libro non sono dimenticati i rapporti tra Trevi e San Francesco, con quegli episodi indimenticabili che non si possono cancellare nella memoria dei trevani.

Curiosità particolari in questo libro ce ne sono tante circa le usanze e le tradizioni popolari, ancora radicate specie nelle nostre campagne.

A chi poi interessa la cucina della nonna e di quei sapori ormai scomparsi sarà esaudito pienamente sia per i primi piatti che per i secondi.

E ora è l’occasione per ringraziare quanti hanno favorito questo prezioso libro: gli autori innanzitutto che vi hanno lavorato: Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi.

Poi si ringrazia Franco Spellani, che ha suggerito questa iniziativa; la Pro Trevi con il Dr. Luigi Andreani, con Sandro Verzari e Franco Spellani, IL GAL Valle Umbria, il dr. Carlo Cattuto del Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Perugia, la Dr.ssa Mariagrazia Possenti della Regione dell’Umbria, Palma Areni come consulente per la cucina e chi tecnicamente ha favorito la stesura del lavoro tra i quali da non dimenticare Raffaello Ravagli, Erica Ravagli e Danilo Rapastella.  

E per concludere una breve nota aggiuntiva che riguarda la persona che vi parla, che si considera un estimatore della città di Trevi e che soprattutto è stato un assiduo frequentatore delle montagne di Trevi.

Il 15 aprile 2000, anno del grande Giubileo è iniziata con un gruppo di miei amici, la serie dei pellegrinaggi a piedi, non è il momento di parlare di queste bellissime esperienze vissute in giorni di cammino per tanti chilometri, ma vorrei parlarvi di quello che abbiamo provato quel 15 aprile 2000, quando nella prima tappa Foligno- Spoleto, diretti verso Roma, costeggiando il torrente Marroggia di questa meravigliosa pianura trevana, abbiamo provato l’angoscia di un temporale imminente.

Le nuvole, quando stavamo già nei pressi di S. Maria di Pietrarossa, si erano talmente addensate da mettere in pericolo il nostro pellegrinaggio giubilare.

Giunti sotto Borgo Trevi il cielo si è aperto e un raggio di luce ha illuminato improvvisamente la città di Trevi...tornava il tempo buono...cinque giorni dopo eravamo a Roma.

Questo è uno dei più bei ricordi che conservo della vostra bella città.

E con questo abbiamo terminato?

Direi di no, abbiamo solo parlato un po’ della nostra realtà.

C’è da fare qualcosa?

Direi di sì; cerchiamo di conoscere la nostra storia, il nostro territorio, se lo conosciamo di più, sapremo apprezzarlo e allora sapremo anche amarlo.

Don Luciano Gregori  

 

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Aggiornamento: 27 aprile 2017.