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La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

XVIII     I MONUMENTI SEPOLCRALI

4°). MONUMENTO DEL CARD: ERMINIO VALENTI

 

 

(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Descle, 1928 - pagg. da 254 a 261

[ I numeri in grassetto  tra parentesi acute <  > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

 

 

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Il 22 Agosto 1618 moriva in Trevi il Cardinale Erminio Valenti, vescovo di Faenza. Dal Papa Clemente VIII aveva avuta


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la facoltà di far testamento. Ed egli ne fece un primo, olografo, in data 8 Novembre 1615. In esso disponeva per la sua sepoltura cos: Vogliamo, se la nostra morte seguir nella città o diocesi di Faenza, che il nostro corpo sia seppellito nella cappella di S. Carlo, nella nostra cattedrale, in una cassa, sotto una lapide di marmo, nella quale sia scolpita questa semplice iscrizione: OSSA HERMINI S. R. E. PRESB: CARD: DE VALENTIBUS EPISCOPI FAENTINI ORATE PRO ANIMA EIUS Et ai piedi di questa lapide sia scolpita la mia arma inquartata con l'Aldobrandina; etc. (1).

A questo testamento volle, per, aggiungere, per rogito del notaio trevano Germanico Paolelli, un codicillo il giorno stesso della sua morte, variando le precedenti disposizioni, come appresso: seguendo il caso della sua morte, il che sia in grazia di Dio ogni volta che piacerà a Sua Divina Maestà, vuole che il suo cadavero sia asportato e sepolto nella chiesa della Madonna delle Lagrime, con quel funerale che parerà a Virgilio Lucarino. Et in detta chiesa si faccia il deposito al suo cadavero, con quella spesa che parerà e piacerà al detto Lucarino et secondo la sua disposizione. Et tutta la spesa che in detto funerale e deposito sarà stata fatta, a lui li sia restituita dalli heredi di Sua Signoria Ill.ma e Rev.ma intieramente (2). Non si può affermare che fosse nell'animo del cardinale il volere per la sua sepoltura un monumento fastoso e ricco. Ma è certo assai diversa questa seconda disposizione dalla prima, modestissima, per la quale non aveva dimenticato neanche i pi minuti particolari. Ma la volontà umana è «deambulatoria» dicevano i notai in simili casi. Non indaghiamo, dunque, più a fondo; pur non dimenticando che poche ore dopo il cardinale era morto; quindi, in quegli ultimi momenti, pi che mai debole e mutevole di volontà.

* * *

Come per l'erezione dei monumenti di Filiberto e di Filippo, gli eredi non mancarono al dovere di procurarsi in precedenza il permesso dei canonici Lateranensi e di pagare un qualche compenso per la concessione dello spazio; così gli eredi del cardinale Erminio, che furono i nepoti Pompeo e Francesco Benenati Piccolomini, figli della sua sorella Maria, credettero necessario ottenere dal generale

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(1) Archivio Valenti - Instrum: - A Pars P.a  f: 357 ss. - Copia autentica.

(2) ivi.

 


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dei Lateranensi l'autorizzazione ad erigere il fastoso monumento. E ci fecero quando essi vollero - come già narrai -(1) decorare ed ingrandire l'altare della Madonna.

Il capo della Congregazione Lateranense D. Gabriele da Crema, autorizzava il preposto delle «Lagrime» D. Girolamo da Lugo, con sua lettera del 22 Settembre 1620 a concedere ai Benenati Piccolomini il permesso di decorare la cappella della Madonna e di erigere il monumento, per il cardinale Erminio Valenti ed una tomba per i suoi eredi. In pari tempo dava al preposto la facoltà di stipulare a tal fine un apposito istrumento.

Pare che il preposto interpretasse alla lettera queste parole, concedendo ai Benenati Piccolomini il permesso e lo spazio, senza curarsi di stipulare su ciò un atto regolare, che riteneva «facoltativo». E il monumento fu ugualmente costruito.

Fu soltanto il 1° Aprile 1621 che il Capitolo delle «Lagrime» si adunò per confermare il già fatto.

Dalle parole dell'istrumento possiamo con certezza stabilire che il monumento, di cui ora mi occupo, fu collocato nella cappella della Madonna tra il 2 Febbraio 1620 e il 31 Marzo 1621. (n. 9 della Pianta a pag: 135). Dell'atto fu rogato il notaio trevano Francesco Mattioli (2).

 

* * *

Questi i precedenti storici del monumento. Sotto il punto di vista artistico, se nel cenotafio di Romolo Valenti abbiamo osservato l'armonia delle linee architettoniche, l'eleganza degli ornati, la finezza dell'esecuzione: nel monumento, invece, del cardinale Erminio Valenti ciò che colpisce grandemente l'osservatore la ricchezza e la varietà dei marmi; onde molti qualificano questo monumento come il più bello di quanti ne abbiamo in questa chiesa. Mi affretto, però, a dire che tale parere non mi sembra giusto.

 

La diversità assoluta dei due generi d'arte che riscontriamo in questo monumento ed in quello di Romolo Valenti, non permetterebbe un confronto. Ma dovere riconoscere che per lo studioso e per l'amatore di cose d'arte, è più ammirevole il cenotafio di Romolo nella sua modesta pietra appenninica, che non il sontuoso monumento del cardinale. Occorre però, aggiungere subito che, ciò nonostante, ci troviamo dinanzi ad un'opera d'arte, che non ci si attenderebbe

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(1) Cfr. sopra, pag: 178.

(2) Archivio Va1enti. Instrum: A Pars Pa: No 25 1/2. Copia autentica.


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di vedere in questo solitario tempio, quasi campestre: tanto essa è imponente e fastosa.

E non sarebbe errato affermare che anche l'autore di questo monumento sentì - come il famoso architetto romano Domenico Fontana - oltre all'eleganza, della linea, anche il gusto del colore. Ed occorre tener presente che mentre in antico le tombe monumentali erano costruite di solo marmo bianco, per quanto, spesso lumeggiate d'oro od ornate di mosaici, pure il primo tentativo di una tomba con marmi di vari colori, risale soltanto al 1533, quando, Baldassarre Peruzzi eseguiva per il papa Adriano VI il monumento a marmi policromi in S. Maria dell'Anima a Roma. Ma il nuovo genere d'arte non ebbe alcun seguito, fino al Fontana, che operava alla fine del '500 (1).

Esaminiamo ora partitamente questa nostra opera d'arte, che misura M. 6.40 X 4.10 (Fig: 46). Su di uno zoccolo di marmo giallo antico poggia il basamento, suddiviso in tre scomparti - di cui quello di mezzo è il maggiore - per mezzo di quattro pilastrini sporgenti. E su questi, a loro volta, sorgono le basi di altrettante colonnine ioniche; le quali fiancheggiano due nicchie laterali; ed in ognuna di queste è una statua.

Nello scomparto centrale è collocata l'urna, sormontata da una cimasa; nel mezzo di questa, una stella araldica ad otto raggi.

Sopra l'urna, in una lastra di marmo nero, incorniciata di giallo antico, è questa semplice iscrizione:

 



Fig. 46- Monumento del Card. Erminio Valenti
 


OSSA HERMINII
S. R.E. CARD.
DE VALENTIBUS
EPI: FAVENTINI
ORATE PRO ANIMA EIUS

 

Erano queste le parole che il cardinale aveva voluto si scrivessero sulla modesta tomba che aveva destinata a sé nella cattedrale di Faenza, nel primo suo testamento. Gli eredi vollero, con delicato pensiero, rispettata questa, volontà del loro caro estinto; pur riservandosi di celebrarne le lodi nella iscrizione che tra poco leggeremo.

Sopra l'urna, da uno sfondo ovale, circondato da una cornice a volute, sporge il busto del cardinale (Fig: 47). La testa è in marmo

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(1) Rodolfo Cecchetelli Ippoliti. La tomba di Papa Sisto Quinto. Roma, Palombi, 1923 pag: 28.

 
Fig. 47. Monumento del Card. Erminio Valenti

 


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bianco, come il colletto; mentre la «mozzetta» è in rosso antico, ad imitare la porpora.

Le due nicchie laterali terminano con un timpano alquanto pesante; e la parte centrale, sopra ad un prospetto in portasanta decorato da un panneggio, che ha nel centro una testa di serafino, è chiusa da un arco spezzato. Sui lati di questo siedono due putti, che con una mano tengono la face rovesciata - simbolo funebre - mentre con l'altra sorreggono il cappello cardinalizio, che sovrasta lo stemma.

Questo è inquartato dei due stemmi Valenti e Aldobrandini, per concessione fatta al cardinale dal papa Clemente VIII, che apparteneva a questa famiglia e che elevò il Valenti alla dignità della porpora.

* * *

Dopo questo rapidissimo cenno descrittivo dell' insieme del monumento, vale la pena di osservarne le singole parti.

Nel mezzo dello zoccolo, si legge questa iscrizione:

 

D. O. M. S.
BENE VALEAS QUI RELIGIOSE LEGIS
MEMORIAE HERMINI DE VALENTIBUS
S. R. E. CARDINALIS
QUI LEGATIONIBUS AD CAROLVM EMMANUELEM
ALLOBROGUM REGULUM
ET ENRICUM IV FRANCORUM REGEM FELICITER OBITIS
ET NEGOTIIS PRINCIPUM QUO IN MUNERE FUIT A SEGRETIS
FORTI FIDELIQ. OPERA ADMINISTRATIS NOBILITATUS
A CLEM. VIII CARD. A PAULO V. EPISC. FAVEN. RENUNC.
AMBOR. PONT. SAPIENTIAE SUPREMUM FECIT IUDICIUM DIES
MORS ILLI VITAM ABSTULIT ORNATUM AUFERRE NON POTUIT
POMPEIUS ET FRANCISCUS BENENATI PICCHOLOMIN.
HAEREDES EX TEST. AVUNCULO. DULCISS. ET VIRO EXIMIO P. P.
VIX. AN. LIV.
MENS. VII D. XXVIII. OB. TREBIAE
D. XXII AUG. MDCXVIII
(1).

 

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(1) A Dio Ottimo Massimo Sacro. Salute a te che religiosamente leggi Alla memoria di Erminio Valenti, cardinale di Santa Romana Chiesa, il quale per le legazioni felicemente compiute presso Carlo Emmanuele duca di Savoia ed Enrico IV re di Francia e per gli affari coi principi, nel quale ufficio fu segretario, disbrigati con assidua e fedele opera fu da Clemente VIII creato cardinale, da Paolo V eletto vescovo di Faenza. Della saggezza di questi due pontefici il tempo diede l'ultimo suo giudizio. La morte tolse a lui la vita, non poté togliergli i meriti. Pompeo e Francesco Benenati Piccolomini, eredi testamentari, allo zio carissimo, allo illustre uomo, posero,

Visse 54 anni, 7 mesi e 28 giorni. Morì a Trevi il 22 Agosto 1618.

 


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La lastra sulla quale l' iscrizione, è incisa, è di giallo antico, Le basi dei due pilastri che le sono vicini, portano, incorniciati di marmo bianco, gli specchi, che sono di verde antico. Nei rincassi laterali sono lastre di alabastro fiorito; mentre su i due pilastri esterni sono gli stemmi dei Benenati Piccolomini.

Sulle basi delle quattro colonne vediamo, inquadrati di marmo nero, gli specchi di alabastro e di diaspro di Sicilia; mentre sotto le statue si vedono in rilievo di marmo bianco, su fondo di giallo antico, la mitra ed il pastorale.

La statua di destra è la Giustizia; quella di sinistra l'Abbondanza. Sono ambedue in marmo di Carrara.

L' urna funeraria è di marmo nero, con venature brune, assai raro. Il fregio e le cimase sono incrostati di alabastri, mentre le quattro magnifiche colonne, a tutto tondo, sono di marmo bigio morato, con basi e capitelli di marmo bianco.

È, dunque, una vera profusione di marmi preziosi; taluni rari, e tutti difficili a lavorarsi. Onde dobbiamo, non solo supporre, ma essere assolutamente certi che questo ricco monumento sia opera di artisti specializzati, venuti senza dubbio, da Roma; oppure, cosa anche pi probabile, che il monumento, eseguito a Roma, sia stato poi trasportato a Trevi (1).

* * *

 

Sotto il punto di vista artistico non è di eccezionale interesse, né io vorrei esagerarne l'importanza. Ma con tutto ciò l'insieme è ben concepito e le parti sono armonicamente disposte. Si osserva però l'influenza dell'epoca. Quindi non posso a meno di notare che le due statue sono goffe e male modellate; i loro panneggi poco elegantemente disposti. E specialmente colpisce il difetto delle meschine proporzioni delle due figure, che sono qualche cosa che sta tra il vero e il meno del vero; di quelle mezze grandezze insomma che sono così poco simpatiche e così poco decorative.

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(1) Il poeta seicentesco Gio: Battista Lalli, di Norcia, fa cenno di questo monumento così:

 

La chiesa v' magnifica e gioconda

Dei Canonici pii Lateranensi

Che d'ampie gratie in ogni tempo abbonda

E qui, con quel decor che più conviensi,

Ha il proprio avello il Cardinal Valenti.

Che Trevi ornò di benefitii immensi.

 

(G. B. Lalli. Poesie nuove. Roma, Cavalli, 1638, pag. 75).


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Oltre a ciò - come dicevo - le cornici dei timpani sopra le due nicchie sono alquanto pesanti; come lo sono anche i festoni di frutta che decorano le basi e le fascie. Anche un profano può osservare come l'armonia della linea sia turbata dall'arco curvo e spezzato che sovrasta al monumento e che non ha rapporto - ed anzi non si addice - con i timpani rettilinei che terminano i due avancorpi laterali.

Ma, ciò non ostante, dobbiamo riconoscere che questa opera di arte accresce decoro e ricchezza grande a tutta la chiesa, nella quale rompe, anzi, con la varietà dei colori dei marmi, la scialba monotonia dell'ambiente, dove il bianco predomina.

* * *

Non entra nel compito che mi sono proposto l'intrattenermi a narrare la vita e le opere dei personaggi sepolti in questa chiesa; tanto più che sarebbe mia intenzione farne oggetto di altro mio scritto.

È però necessario, a soddisfare la legittima curiosità del lettore e del visitatore della chiesa, accennare per sommi capi alla vita ed ai meriti di questo veramente illustre cardinale, del quale molti scrittori hanno trattato assai benevolmente.

Egli nacque il 24 Decembre 1563. Suo padre fu Attilio Valenti, sua madre Lavinia Greggi. Da giovane studiò legge nell' Università di Perugia. Fu chiamato a Roma, per esercitare l'avvocatura, dai suoi zii Ostilio e Sestilio Valenti, segretario il primo di Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, vedova di Alessandro de' Medici, poi moglie di Ottavio Farnese, duca di Parma e Piacenza.

Erminio fu segretario del cardinale Pietro Aldobrandini, nepote di Clemente VIII. In seguito fu nominato segretario delle lettere ai principi, sotto quello stesso pontefice. Ebbe la, difficile missione di preparare come inviato segreto la conclusione della pace tra Enrico IV di Francia e Carlo Emanuele I di Savoia, che erano in guerra per il possesso del Marchesato di Saluzzo.

L'opera svolta dal Valenti in quella occasione fu abilissima e coscenziosa. Ne fanno fede le numerosissime lettere che, durante la sua missione, scrisse al cardinale Aldobrandini, che utilizzò l'opera preparatoria del Valenti, per la conclusione del trattato di Lione tra quei due grandi, firmato in quella città il 17 Gennaio1601(1).

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(1) Nunziatura di Francia. To. 37-38, in Archivio Segreto Pontificio. Cod. Barb. lat. 8682-8781-8792-5823 della Biblioteca Vaticana. Archivio Valenti. Memorie di Valentino e Francesco Valenti. To. III.


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Di questo importante avvenimento storico molti sono gli autori che scrissero; e ad essi rimando il lettore (1).

Quando nel 1598 il cardinale Aldobrandini si avviò all' incruenta impresa del recupero di Ferrara, per quanto iniziata con numeroso esercito, contro Ercole d'Este, Erminio seguitò il suo cardinale, e pi volte andò e tornò dall'esercito a Roma per recare notizie; ultima tra le quali quella del definitivo possesso di Ferrara; notizia che egli recò personalmente al papa Clemente VIII, che lo abbracciò e lo baciò. In seguito lo nominò anche protonotario apostolico, e canonico di S. Pietro. Nel concistoro dell' 11 Giugno 1604 lo creava cardinale del titolo di S. Maria in Transpontina, a soli 41 anno. Di che a Trevi furono grandi feste.

Il cardinale Erminio prese parte al conclave in cui fu eletto Leone XI, Medici, e successivamente a quello dal quale uscì il papa Paolo V, Borghese, che volle il Valenti a suo segretario di stato, finché lo sostituì col cardinale Scipione Borghese, nepote del papa. Morto il cardinale Francesco Sangiorgio, dei conti di Biandrate, vescovo di Faenza, il Valenti fu nel 1605 suo successore in quella diocesi, che egli resse con molto zelo.

Ma le non buone condizioni di salute, peggiorate per i disagi sofferti nel visitare la vasta diocesi (2), obbligarono il cardinale a tornare a Trevi, per ritemprarsi in questa purissima aria ed in questa salutifera tranquillità. Ciò avvenne nel 1608; e sono interessanti per la storia locale le vicende della permanenza di questo porporato tra i suoi concittadini, fino al Novembre 1609 (3).

Credutosi guarito, tornò alla sua diocesi, che continuò a governare con grande tatto e prudenza. Ma dopo qualche anno tornò di nuovo malaticcio a Trevi, e qui morì il 22 Agosto 1618.

Tali sono, per sommi capi, le notizie di questo nostro concittadino, che onor la sua città natale e passò meritamente alla storia.

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(1) Fumi Luigi. La legazione in Francia del Cardinale Pietro Aldobrandini. Città di Castello, Lapi, 1903. Manfroni C. Rivista storica. Anno VII, Fasc. 2. ed in Archivio della Soc. Rom. di St. Patria. Vol. XIll, Fasc. 1. e 2; etc:.

(2) Andrea Strocchi. Serie cronologica e critica dei vescovi faentini. Faenza, Montanari e Marabini, 1841. pag. 268 ss.

(3) Archivio Valenti - loc. cit.

 

 

 

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(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Descle, 1928 pagg. da 253 a 254)

 

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