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La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

XV  -   LA CHIESA

 

 

(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Desclée, 1928 - pagg. da 133 a 140)

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Di lontano, alle falde della nostra collina, spicca la massa giallo-rossiccia della bella chiesa, che, illuminata dal sole, verso il tramonto, ha riflessi come d'oro, sopra il verde tenue degli olivi, che da ogni lato la circondano. A chi, però, sale a Trevi dalla stazione ferroviaria si presenta improvvisa, all'uscire da una delle tante ardite curve della «Strada Nuova» (1) l'imponente mole di questo edificio, (Fig: 4) del quale colpisce subito l'armonia delle linee, la maestà della costruzione, grandiosa e severa, ma nel tempo stesso di grande semplicità. Poiché nessun ornamento l'abbellisce, fatta eccezione della magnifica e veramente mirabile porta, che appunto maggiormente risalta per essere la sola decorazione di tutto l'esteriore del tempio. 


Fig. 4 - La chiesa (esterno)

Anticamente la sommità di esso era — dissi già — tutto all'intorno coronata da un cornicione in pietra. Ma poiché una parte di questo cadde per un terremoto violento, che nel 1703 devastò molta parte dell'Umbria, anche tutto il restante del cornicione fu dovuto demolire. Ed ora — per verità — si avverte che qualche cosa manca a compimento dell'edificio: poiché il tetto, intorno, intorno, mancante anche di una semplice grondaia, resta come tarpato. Ma tolto

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(1) Questa strada che unisce Trevi alla sua stazione ferroviaria, fu costruita negli anni dal 1853 al 1860. Misura chilometri 4,200 di lunghezza, con una pendenza media del 50 per 1000.

 


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questo difetto, l'edificio dà l'impressione di una monumentale solennità. A piè dei muri perimetrali corre quell'«imbasamento» di pietra, che vedemmo già ricordato nei contratti con i costruttori della chiesa. La facciata è, per oltre la metà, in pietra concia; una specie di travertino a grana fina, proveniente, forse, dalle cave di Gualdo Cattaneo, tornate in luce nel 1923. La pietra, coll'andare dei secoli, ha assunto un'intonazione calda e simpatica, che di per sé costituisce già un elemento di decorazione naturale. Il resto della facciata e delle pareti laterali è tutto in 'mattoni. E qui il lettore tornerà certo con la mente a quanto narravo nei capitoli precedenti circa i contratti per la costruzione della chiesa e la loro esecuzione. E noterà come, sull'opera compiuta, così come noi la vediamo, si trovino applicate le condizioni, le modalità e le variazioni, che con gli artefici dell'opera grandiosa vennero nelle di. verse epoche convenute. Al di sopra della porta principale si apre l'«occhio» o finestrone circolare, che era nel primitivo disegno; ma che è di semplice e non perfetta fattura, essendone le cornici in laterizio alquanto irregolari. Sulla facciata che guarda verso il Nord si apre la porta secondaria, di pietra con semplice architrave e cornicione. Era sormontata dallo stemma della famiglia Petroni; ma, anni or sono, fu nottetempo rubato ! Al Sud, sorge aderente alla chiesa, il fabbricato del convento, e la sua porta si apre sullo stesso piazzale che è dinanzi alla chiesa e che fu in tempi recenti ampliato, anche dal lato Nord. La chiesa è quasi perfettamente orientata secondo i punti cardinali, poiché la navata principale va da Est ad Ovest, come quella trasversa va dal Nord al Sud. La lunghezza massima esterna è di m. 45  e di m. 33 sull'asse minore. L'altezza della facciata, compreso il timpano, è di m 18,50. Ma se l'esterno di questa chiesa dà al visitatore l'impressione di una severa grandezza, l'interno di essa si mostra di una solenne ricchezza e di un'armonia di linee veramente magistrale.

* * *

 

Entriamo.

La pianta che qui pubblico per la prima volta, ci sarà pratica e facile guida. La chiesa ha la forma di croce latina, ma alquanto irregolare, perché i due bracci laterali non sono di eguale lunghezza. Esternamente, di essi non è visibile che il sinistro, essendo l'altro
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nascosto dal fabbricato del convento, come pure l'abside. Per avere un'idea di tutto l'insieme delle costruzioni, occorre salire alquanto più in alto, proseguendo la «Strada nuova», fino a che si ha sottocchio tutta la massa della chiesa e del convento.

L'irregolarità di costruzione qui sopra accennata si spiega col fatto che il limite della chiesa, per la navata trasversa, era già fissato


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 in precedenza dallo stato di fatto; poiché sul lato Sud sorgeva la casa di Diotallevi d'Antonio Santilli, sulla parete esterna della quale era dipinta l'imagine miracolosa. Ecco, dunque, un punto di partenza obbligatorio. Di fronte alla casa era la «Costarella»; quindi quel braccio di chiesa doveva, per forza di cose, essere tenuto entro quei limiti.

 

E poiché, date le dimensioni della navata principale, sarebbe stato troppo angusto quel confine, l'architetto volle compensare il difetto prolungando alquanto di più il braccio sinistro, verso il Nord. La differenza tra un braccio e l'altro è di circa 3 metri; ma non disturba l'armonia delle linee, tantoché, a prima vista, non tutti avvertono tale dissomiglianza.

 

 

L'interno della chiesa prende luce, oltre che dall'e occhio» che è sopra la porta, anche da quattro finestre ad arco mezzo tondo, che, due per lato, si aprono nella navata principale, nonché da ulna elegante finestra bifora che è in fondo all'abside. I lati minori hanno un'altra finestra ed un altro «occhio».

Le pareti sono tinteggiate di bianco e le leséne di giallo. Questi colori, insieme alla luce abbondante che piove dalle numerose finestre, danno un'intonazione forse troppo gaia a tutto il tempio; ma è un difetto facile a correggersi: e, d'altra parte, non reca danno all'effetto dell'insieme.

 


Fig. 5 - La navata maggiore (dalla porta)

 

 

Perché il lettore lontano possa avere un'idea il più possibilmente esatta di questa chiesa, grande, solenne, armonica, con le cappelle ornate di numerose opere d'arte, le pareti ricoperte di monumenti e di affreschi, pubblico — anche queste per la prima volta — le fotografie dell'interno del tempio, prese da diversi punti di veduta.

La Fig: 5 riproduce la navata principale, vista dalla porta grande. E la successiva Fig: 6 rappresenta la medesima navata dal-la abside in giù. La navata traversa è illustrata nella Fig: 7 (1).

 

 


Fig. 6 - La navata maggiore (dall'abside)
 

 

* * *

Riservandomi di parlare singolarmente di ognuna delle opere d'arte che fanno bella questa chiesa, condurrò prima il lettore — con la scorta della pianta topografica e delle imagini — ad un rapido giro intorno alla chiesa medesima.

Entrati dalla Porta principale (N°. 1) troviamo subito a destra

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(1) Mi permetto dare al lettore un modestissimo suggerimento pratico: per meglio gustare l'effetto prospettico di queste, come di tutte le imagini del genere, occorre guardarle con un solo occhio.

 


Fig. 7 - La navata trasversale


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(N°. 2) il monumento sepolcrale di Romolo Valenti, vescovo di Conversano. Dinanzi a questo monumento era stata collocata alcuni anni or sono — togliendola da una nicchia presso la porta minore della chiesa — una elegantissima pila d'acqua santa. Ma un tentativo di furto perpetrato nel Novembre 1921, consigliò dì trasportare nel Museo comunale questa opera d'arte.

Segue (N°. 3) la cappella dedicata a S. Ubaldo, vescovo di Gubbio. Poi (N°. 4) il monumento di Filippo Valenti, seguìto (N°. 5) dalla cappella del Presepio o dei Re Magi, alla quale è vicino (N°. 6) il monumento di Filiberto Valenti. Un pulpito in legno, non bello, né decorativo: ma piuttosto ingombrante e presuntuosetto, fu posto verso il 1860 all'estremità di questo lato della• chiesa, sull'angolo della crociera di destra.

Entrando in questa osserviamo, in alto a destra, un «coretto» (N°. 7) che è in comunicazione con la casa o convento annesso alla chiesa. Nel mezzo della navata (N°. 8) è l'altare della Madonna delle Lagrime.

A lato di questo, (N°. 9) il monumento del cardinale Erminio Valenti. Una porticina lì presso mette in comunicazione la chiesa con la sagrestia.

In fondo alla navata principale (N°. 10) sorge l'altare maggiore. Al di sopra di questo ed-alquanto più indietro è la cantoria, con l'organo, su di un'impalcatura di legname, malamente costruita — forse con idea provvisoria — nel 1885. (N°. 11).

É da notarsi nello spessore del muro a sinistra sotto la cantoria un grande rincasso con tre gradini, di cui non sapremmo renderci ragione, se non sapessimo che l'architetto Marchisi aveva progettata anche la costruzione di un campanile. E, a parer mio, questi tre gradini dovevano essere appunto il principio della scala per ascendervi.

Dal lato del Vangelo dell'altare maggiore è collocato sulla parete il monumento del M°: Tiberio Natalucci.

Inoltrandoci nella navata minore di sinistra troviamo (N°. 12) un piccolo altare costruito dinanzi ad una nicchia nella quale è un Crocifisso in marmo bianco.

A questo fa seguito la cappella dedicata a S. Carlo Borromeo. (N°. 13). Nel mezzo della parete al Nord si apre, come dissi, la porta minore della chiesa. (N°. 14). La cappella di S. Francesco si vede (N°. 15) nello stesso braccio sinistro della crociera.

Rientrando nella navata principale, ci troviamo di fronte al monumento di Monte Valenti. (N°. 16). La penultima cappella (N°. 17) è quella dedicata a S. Alfonso dei Liguori. Presso di essa (N°. 18)


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è il piccolo monumento di Subrezia Valenti - Lucarini; al quale segue l'ultima cappella detta «della Pietà» o «della Resurrezione».

Col monumento di Benedetto Valenti, a sinistra della porta principale, (N°. 20) si chiude la serie dell'opere d'arte che adornano questa chiesa.
 

* * *

Ma la pietà dei fedeli avrebbe talvolta voluto aggiungere qualche altro ornamento pittorico. Troviamo, infatti, in parecchi testamenti, specialmente della fine del '400 e della prima metà del '500, la memoria di lasciti per far dipingere imagini sacre sulle pareti della chiesa. come ricordo votivo, o come semplice manifestazione di fede.

Così — per esempio — un tale Antonello di Benedetto, da Fabbri (1), vecchio e cieco, fa il suo testamento — al quale sono presenti ben sette notari, perché così era prescritto in quei casi — e lascia, tra altro, che i suoi eredi facciano dipingere nella chiesa delle «Lagrime» un'imagine della Madonna ed una di S. Sebastiano, dove meglio agli eredi paresse, o dove tornasse più comodo.

Dopo di lui, anche Ser Francesco di Bartolomeo Manenteschi, di antichissima famiglia trevana, lascia alle «Lagrime» un terreno, perché i Canonici di questa chiesa celebrino in perpetuo la festa di S. Giacomo Maggiore, di cui gli eredi dovranno far dipingere 1'imagine (3). Così un Bello Dominici, da.Manciano lascia in testamento che il suo erede faccia eseguire un'imagine della Madonna col bambino in braccio (4).

Alcuni anni dopo, un Giacomo Giovannetti, del castello di S. Giovanni, di Spoleto, lascia alle «Lagrime» 5 «fiorini» perché in una cappella sia dipinta un'altra imagine della Madonna (5).

Ma questi pii desideri non ebbero esecuzione; a meno che tali pitture se esistevano — non siano state distrutte quando nella chiesa furono eretti i monumenti funebri; ed a meno che qualche pittura non sia rimasta 'coperta dalle successive scialbature. Ma fin qui nessuna ricerca è stata fatta, né credo che se ne sarebbe potuta sperare un buon risultato, visto che la maggior parte di quei lasciti furono fatti quando la chiesa era ancora all'inizio della sua costruzione.

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(1) Castello già del comune di Trevi, ora di Montefalco.

(2) Archivio notarile di Trevi — To: 155 — Rogiti di Gateazzo Pauloni f: 23 t. 26 Settembre 1491.

(3) ivi — To: 245 — Rogiti di Pietro di Matteo — f: 405.

(4) ivi — To: 158 —     »      »  Galeazzo Pauloni — f: 152. 19 Aprile 1499.

(5) ivi — To: 360 —      »      »  Ippolito Gabrielli — 29 Marzo.1531.


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Sopra la porta principale, nell'interno, si legge questa iscrizione, che ricorda i restauri eseguiti nel 1733 a spese di Clemente XII (Corsini):

 

CLEMENS XI1

PIUS MUNIFICUS

SACRARUM AEDIUM

RESTITUTOR

HANC OLIM PRAESENS VENERATUS

MOX VETUSTATI; FATISCENTEM

CURANTE

LUDOVICO DE VALENTIBUS

SANCTITATIS SUAE PRAELATUS DOMESTICUS SIGNATURAE GRATIAE VOTANTE

FISCI AC REVERENDAE CAMERAE APOSTOLICAE ADVOCATO

RESTAURAVIT

SUB REGIMINE RMI P. ABBATIS JULII MARIINELLI

ARIMINENSIS CANONICUS REGULARIS LATERANENSIS

PONTIFICATUS ANNO IV. MDCCXXXIII

 

L'iscrizione ora è nascosta da un enorme quadro in tela, di nessun valore artistico, qui malamente collocato alcuni anni or sono.

 

* * *

Interessante è sapere che il benemerito cittadino trevano Pierfrancesco di Franceschino Lucarini, lasciava nel suo testamento del 28 Giugno 1493 la somma di 10 «fiorini» perché con essi si provvedesse alla costruzione di un organo per questa chiesa, ma il legato non fu mai eseguito. Con tutto ciò questo lascito del Lucarini ha per noi un valore documentario, anche perché ci dimostra una volta di più la premurosa sollecitudine con la quale i migliori cittadini seguivano le sorti della nascente chiesa e fa fede della loro intenzione di adornarla il meglio possibile (1).

Tutto l'edificio è coperto da una volta «a crociera», che appare sorretta da «leséne» — dette spesso impropriamente «pilastri» —

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(1) Archivio notarile d i Trevi — To: 80 — Rogiti di Francesco Mugnoni f: 18 ss. La somma lasciata dal Lucarini era, forse, insufficiente allo scopo. Il medesimo testatore lasciava altri 10 «fiorini» da spendersi «in uno paro organorum» per la chiesa di S. Emiliano. Più tardi per un organo in quella chiesa fu fatto contratto con un Gio: Francesco de Borgo (Sansepolcro?), che allora lavorava a Todi. Il prezzo fissato fu di 50 «fiorini». Il contratto porta la data 22 Settembre 1526. (ivi, To: 509 — Rogiti di Angelo Mugnoni — f: 16).


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che hanno i capitelli di pietra, con decorazioni assai semplici, a fogliami; e le basi, anch'esse di pietra, poggiano e sono comprese nel gradino che gira tutto intorno alla chiesa, come si volle nel primitivo progetto.

Uscendo di nuovo sul piazzale, troviamo a sinistra (N°. 21) l'ingresso dell'ex-convento, con la cantina (N°. 22), il portico (N°. 23), il cortile con la cisterna (N°. 24). Segue l'antico refettorio con la cucina (N°. 25).

Per due ànditi (N°. 26 e 27) si accede alla sagrestia la quale comunica a sua volta con la chiesa.

Al piano superiore del fabbricato era l'abitazione per i Canonici Lateranensi, addetti alla custodia ed al culto del tempio sacro.

 

 

 

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(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Desclée, 1928— pagg. da 133 a 140)

 

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