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Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila

giubil03.JPG (5965 byte) itinerario giubilare

o dell'Eremita

Notizie storiche1

Sull'alto versante orientale2 di una gola profonda e molto pittoresca, solcata da un fosso il cui nome basta ad evocare antiche tradizioni, il "fosso dell'Eremita", sorgeva ... un insediamento eremitico.
Già nel 1177, in un privilegio di papa Alessandro III, con il quale confermava i possedimenti e le dipendenze dell'abbazia benedettina di Bovara, compare elencata anche questa chiesa silvestre e montana
3. E continuava ad apparire anche nelle successive conferme ripetitive dei papi Celestino III, Innocenzo III, fino a quella di Onorio III del 1217, la sola ancora oggi conservata4.
Si sa che una volta, nell'archivio abbaziale di Bovara si conservavano gli atti delle consegne ai monaci che abitavano l'eremo, relativamente agli anni 1258, 1264 e 1281: sempre con "la condizione che non si rinunciasse che ad esso monastero"
5.
Comunque, un raro documento, molto importante per il suo contenuto, ci è pure rimasto. Si tratta di una lettera, del 4 luglio 1275 indirizzata dal priore Giovanni e dai canonici del capitolo della cattedrale di Spoleto a Gentile monaco e priore dell'eremo della Valle dell'Aquila, in cui si dice: "Siccome per il religioso uomo don Eremita abate del monastero di S. Pietro di Bovara, della diocesi di Spoleto, con il consenso dei suoi fratelli e con la volontà dei chierici dell'eremo della Valle dell'Aquila sei stato eletto canonicamente e con la dovuta solennità priore di esso eremo, che ad esso monastero (di Bovara) appartiene "pleno iure", secondo quanto vediamo contenuto in apposito strumento opportunamente stilato, ci chiedi di confermare la stessa elezione; noi, convinti della tua onestà e discrezione, la detta istituzione per te a noi presentata, presente e consenziente esso abate, diligentemente
considerata e tenuto conto dei meriti della tua persona accettante tale carica, dal momento che ci spetta per essere vacante la sede [episcopale] spoletina, confermiamo l’amministrazione di esso priorato sia nello spirituale che nel temporale..."6.

Il documento, si torna a ripetere, è importante, perché rivela innanzitutto la soggezione dell’abbazia di S. Pietro di Bovara al vescovo di Spoleto, poi per la sua articolazione, in questo e forse anche in altri insediamenti di vita eremitica, presso le diverse chiese della zona montana che ricadevano sotto la sua giurisdizione. Tale situazione ci fa anche capire tante altre ingerenze vescovili nella vita di alcuni cenobi della diocesi altrimenti incomprensibili, e che a volte potrebbero apparire azioni interessate oltreché arbitrarie.
Certo, quest’eremo doveva essere di tipo assai diverso dagli altri sopra esaminati. In questo caso, eremo e cenobio appaiono uniti, integrati, in maniera tale che quasi si compenetrano. E questo non dovette essere un caso unico né raro.
Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, le balze scoscese della gola.
Le balze scoscese della gola
Qualche altra notizia non manca. Il 12 Maggio 1345, il papa Clemente VI commise ai priori di S. Paolo "in Perellis" (in territorio montefalchese) e a quello di S. Croce in Valle dell’Aquila, nonché al guardiano dei frati Minori di Trevi, di giudicare in merito all’appello presentato dal capitolo del Duomo di Spoleto, il quale era stato recentemente condannato dal vicario per lo spirituale del rettore del ducato di Spoleto, a pagare certe misure di grano7. Nel 1384, lo abbiamo visto, insieme agli altri eremitori beneficiava di alcuni lasciti testamentari. Nel 1393, era censito tra le chiese della diocesi, per un imponibile di 130 lire8.
Tali beni nel secolo XV, quando ormai l’abbazia di Bovara era in pieno disfacimento materiale e morale, venivano amministrati da un priore, da due canonici e da due prebendati secolari. Nel 1465, certo Liberato di Gregorio del signor Giovanni, definito "commenzale del papa", riteneva il titolo di priore, quando insieme agli altri beneficiati rinunciò ai suoi diritti a seguito di un breve del papa Paolo II dallo stesso sembra sollecitato. Il papa, poi, nel 1469, cedette chiesa e beni alla istituita collegiata di S. Emiliano
9, con l’obbligo però di garantirvi una messa al mese e, quel che più interessa, di mantenervi lì un eremita10.
Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, resti dello spigolo di nordest.
Resti dello spigolo di nordest
Quando, il 10 dicembre 1571, il vescovo di Gaeta monsignor de Lunel visitò la chiesa, ne diede questa descrizione: " posta in luogo molto remoto ed ombroso… che abita fra Deodato calabrese, terziario a quanto afferma egli stesso dell’ordine di S. Domenico; il quale vi sta da molti anni, vestendo un abito piuttosto "silvano", senza alcun documento scritto, che il visitatore ordinò si ottenesse". Ordinò ancora: " che l’immagine del Crocifisso, rotta, si accomodasse, oppure venisse bruciata e le sue ceneri messe nel sacrario"11. Per fortuna si scelse la prima soluzione, per cui oggi tale cimelio si trova esposto nella chiesa di S. Emiliano in Trevi.
La visita del vescovo Lascaris, del 1713, tanto preziosa per le notizie che riporta, dice ancora: "questa [chiesa] è antichissima, e di ignota origine… Di certo si sa che nel 12165 con i suoi proventi fu istituita collegiata rurale con un proprio priore e due canonici"; ma soprattutto ce la descrive: "Ha una struttura antichissima con due porte, un unico altare con l’immagine del Ss. Salvatore dipinta nel muro, del tutto spoglio. Del monastero antico ora restano le vestigia di certe stanze annesse, ad uso dell’eremita"12.

Resta un paesaggio molto bello, ma desolato, con una vegetazione rada e stentata, di cui lo storico trevano settecentesco ci ha lasciato un suggestivo ricordo, per noi oggi quasi favoloso: "Stando annessa alla nominata balìa delle Coste la villa di Nasciano, tra il fosso di simil nome e il fosso dell’Eremita; una volta con molte abitazioni e famiglie… Fruttifera in ogni sorta di frutti e considerabile per la perenne fontana d’acqua viva. Nella guisa che era cognita anticamente per l’eremitorio e la chiesa di S. Croce esistente sopra il nominato fosso, cognominata della Valle dell’Aquila e della Eremita…"
13. Quasi un piccolo paradiso terrestre perduto" 

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.
 
Note
1) S. Nessi, Dall'eremo al cenobio, insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in Spoletium, Anno XXX, N. 33, 1988.
2) All'epoca i cui il Nessi pubblicò queste notizie ci fu indicato erroneamente un altro rudere ad una quota 100 m superiore a quello poi riscoperto, come accennato alla pagina precedente e documentato dalle foto qui pubblicate.
3) Il doc. è citato spesso dal Natalucci, Historia universale ... di Trevi, Todi, 1985, particolarmente a p. 410.
4) Perugia, Arch di Stato, Pergamene di S. Pietro di Bovara, senza collocaz.
5) Cfr. Natalucci, op. cit., p. 156.
6) Spoleto, Arch. Arcivesc., Sassovivo, perg. 3297
7) Spoleto, Arch. del Duomo, perg. 635; v. anche 638.
8) L. Fausti, Le chiese della diocesi spoletina nel XIV secolo, in "Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria", 1 (1913), p. 173.
9) Cfr. Natalucci, op. cit., pp. 410, 692.
10) Spoleto, Arch. Arcivesc., Visita Lascaris, II, p. 108r.
11)Foligno, Bibl.com., Visita di mons. de Lunel della diocesi di Spoleto, ms. F-54-4-101, c. 166v.
12)Visita Lascaris, cit.
13) Natalucci, op. cit., p. 410.