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Famiglia Manenti

Vedi anche famiglia Menenti di Anagni

 

Antichissima famiglia coinvolta nell'assassinio dei Trinci a Nocera e in seguito a questo sterminata per volontà di Corrado Trinci, allora signore di Trevi (1439).

Qualche ramo è sopravvissuto fino ai giorni nostri, senza mai più assurgere agli antichi splendori.

 

 

Bellissimo il motto sull'architrave del portale

HOSPES INTRABIS STABIS
AMICVS DOMINVS RECEDES
A.D. MDXXXVII
TREVI - Stemma della famiglia Manenti
Trevi, Via S. Francesco, Stemma sull'architrave del portale (N41330)

 

Cenni storici intorno alla Famiglia Manenti di Trevi

Da un dattiloscritto firmato don Aurelio Bonaca (s.d. 1930 circa)

<Il testo in colore tra parentesi acute è stato aggiunto all'atto della presente trascrizione>

La famiglia Manenti, detta anche dei Manentilli e poi dei Manenteschi, proviene, secondo Falusio Campana <Fanusio Campano, alias Alfonso Ceccarelli, famoso falsario del XVI secolo> e il Dorio, dalla Spagna e ai tempi di Ottone secondo, Imperatore, venne a Spoleto Gualfredo Manenti. Quivi la famiglia Manenti rimase fino al tempo in cui Federico Barbarossa distrusse la città di Spoleto; allora Geralfrido Manenti, nobile e potente signore, si stabilì a Trevi e poco dopo sposò una donna della casa dei Trinci di Foligno.

La nobiltà della famiglia Manenti è certa; fu imparentata con le più illustri famiglie trevane e forastiere. Il ramo principale della famiglia abitava avanti alla chiesa di S. Francesco in Trevi, nella casa sulla cui porta c'è ancora lo stemma in pietra. Questo fu il ramo più celebre e più nobile. Altri della famiglia Manenti si stabilirono presso S. Donato di Buiano nella Fratta e si ricordano Iacobuzio e Maxiolo: essi avevano il titolo di nobili della Fratta. Altri abitarono in Bovara, altri in S.Maria in Valle ed altri in Matigge. Pietruccio Manenti e Manentillo di Giovannetto Manenti furono coloro che per i primi si trasferirono in Matigge. Questo ramo è il solo che rimane della illustre famiglia.

Molti della famiglia Manenti occuparono posti eminenti non solo in Trevi ma anche in altre città. Tommaso Manenti nel 1238 fu Potestà di Foligno; Bartolomeo Manenti nel 1458 fu potestà di Macerata, dalla quale città ebbe la cittadinanza per sé e per la sua famiglia. Simone Manenti per la sua gran virtù e valore nel 1383 fu nominato Potestà e Cavaliere della Repubblica di Firenze. Fu questo Simone che nel 1399, cresciuto ormai in grande potenza e disponendo di un gran numero di soldati, pensò di impossessarsi del dominio di Trevi, ma non vi riuscì. Lo stesso disegno però conservò in cuore il suo figlio Francesco, il quale fu detto anche Francesco da Pettino per i numerosi beni che possedeva in quella villa. Egli fu valoroso Capitano agli ordini di Braccio da Montone e più tardi fu Generale dei Genovesi e poi del Papa. Tentò anch'egli, come il padre suo, di impadronirsi di Trevi, ma fu vinto da Pietro Gassiglia<?> castellano di Trevi e fu ucciso insieme a suo fratello. I suoi complici furono in parte uccisi e in parte condannati a spese più o meno gravi. I beni di Francesco furono confiscati, le case scaricate e furon venduti i coppi e le travi. Francesco lasciò quattro figli e sappiamo che si chiamarono Giovanni, Trincia, Luigi e Ladislao.

I primi anni del 1400 furono per la famiglia Manenti gli anni più battaglieri, perché ebbero a combattere contro la famiglia Trinci di Folligno.

Nel 1421 era potestà di Nocera Manentesco Manenti, il quale fu ucciso, insieme al figlio da Corrado Trinci, che credeva Manentesco colpevole della morte dei suoli fratelli, uccisi invece da Pietro di Rasiglia, castellano della rocca di Nocera. Pietro aveva per moglie una figlia di Nicolò Catagnone della Fratta, parente di casa Manenti. Era essa una bellissima donna e se ne invaghì Nicolò Trinci signore di Foligno. La donna non rimase indifferente agli amori di Nocolò, tanto che furono accusati di adulterio. Pietro di Rasiglia finse di non ricevere offesa, ma in cuor suo covò una terribile vendetta. Invitò infatti tutti i Trinci ad una partita di caccia nelle selve di Nocera insieme ad altri signori loro parenti e amici, Vi andarono Bartolomeo e Nicolò Trinci: mancò Corrado perché dovette recarsi a Trevi. Dopo la cacciata Pietro invitò tutti ad una cena nella Rocca, dopo la quale, mentre tutti dormivano, uccise tutti, l'undici gennaio 1481, e fece precipitare i cadaveri dalle mura della rocca. Quando Corrado Trinci seppe della morte dei fratelli, radunò un potente esercito ed andò ad assediare la rocca di Nocera, dopo aver ucciso Manentesco Manenti. Pietro di Rasiglia, non potendo più oltre resistere al potente nemico, gettò prima la sua moglie dalla più alta torre della rocca e poi si precipitò egli stesso. Corrado si impossessò della rocca, fece uccidere tutti coloro che fece prigionieri facendoli precipitare dalle mura e poi li fece tagliare a pezzi per darli in pasto ai suoi cani. Dopo ciò si diede a perseguitare in ogni modo i Manenti, giurando di uccidere essi e i loro fautori fino al terzo grado. Infatti in Nocera, in Rasiglia, in Foligno, in Trevi, nella Fratta caddero nelle sue mani molti di questi infelici: Corrado li fece uccidere, poi li caricò sopra 36 somari e li fece portare in giro per Foligno e poi mandò quei cadaveri a farli impiccare nei propri paesi. Tra gli altri fece uccidere il padre di Manentesco e tutta la sua famiglia, le donne, i fanciulli, i lavoratori, perfino il fornaio di casa Manenti; salvò per allora dalla morte solo le donne incinte per aver poi il piacere di ucciderle insieme ai figli quando eran nati. Oltre trecento furon le vittime fatte da questo barbaro.

L'abbazia di Bovara era allora amministrata da Simone Manenti: in odio al nome Manenti, Corrado invase il Monastero, cacciò i Monaci e si impossessò dei beni.

Francesco Manenti non poteva restare impassibile di fronte a tante atrocità commesse da Corrado Trinci contro la sua famiglia. Radunò quindi anch'egli un esercito e dichiarò guerra a Corrado: i suoi figli combattevano al suo fianco. Visto però che difficilmente avrebbe potuto riuscir vincitore del potentissimo Corrado, Francesco si rivolse al Papa Martino V, il quale spedì contro il trinci il Generale  Francesco Sforza con tremila cavalli per togliergli il dominio di Foligno, spianare le sue rocche, farlo prigioniero e punirlo con la morte ma Corrado, che era molto furbo, offrì al Generale Sforza la sua Figlia in sposa; il Generale accettò, lasciò Corrado indisturbato di modo che Corrado poté nel 1424 riappacificarsi col Papa. Ma non cessò per questo la lotta contro i Manenti, la quale anzi seguitò quanto mai spietata e feroce. E non solamente contro i Manenti, ma anche contro tutti coloro che avevano parteggiato per essi si rivolse l'ira di Corrado. Trevi aveva mandato contro di lui 300 cavalli e 200 fanti sotto la guida di Melchiorre da Pettino, capitano; Corrado nel 1431 ne prese feroce vendetta. Continuando le scelleraggini di questo tiranno contro Trevi, Spoleto ed altre città e paesi, il Papa gli mandò contro il Cardinal Vitellozzi, che allora era Capitano Generale della Chiesa, con dodicimila fanti. Dopo lunga lotta, alla quale parteciparono attivamente i Manenti, Corrado fu vinto nel settembre del 1439 e rinchiuso nella rocca di Soriano presso Viterbo, dove nel 1441 fu impiccato con tutta la sua famiglia. Così finì questo tiranno e così si estinse la famiglia Trinci, che pure per il passato era stata benemerita e nobile.

I Manenti, rimasti vincitori del loro fiero nemico, occuparono anche i beni che Corrado trinci possedeva o aveva usurpato. Così occuparono anche i beni dell'Abbazia di Bovara. Era allora Abbate di Bovara Tommaso Valenti; Ladislao Manenti fece del tutto perché non fosse nominato Abbate uno che apparteneva alla più nobile famiglia di Trevi, ma non vi riuscì. Tra l'Abbate e Ladislao si svolsero aspre contese in Perugia, ma poi, per interposizione di mons. Lotto, Vescovo di Spoleto, fu conclusa la pace, per la quale il Monastero di Bovara restò libero, riebbe parte dei suoi beni, e Ladislao ritenne in affitto alcuni terreni. Ma quando nel 1452 Ladislao doveva restituire quelle terre, si rifiutò e non le volle restituire allegando dei pretesti. Solo molto tempo più tardi i Monaci di Bovara potettero riavere tutti i loro beni, ma non riebbero più la Chiesa di S. Felice dell'Eremita <forse S. Croce dell'Eremita?> che i Manenti si erano appropriata nel 1446.

Dopo la grande lotta contro Corrado trinci la famiglia Manenti non ebbe più grandi fatti che illustrassero i suoi membri; cominciò anche per essa il periodo della decadenza. Ma quello che più nocque ad essa fu l'ambizione di diventare Signori e Tiranni di Trevi; allora, come abbiam visto i loro beni furon confiscati, le loro case distrutte: non fu più possibile tornare all'antico splendore. Alcuni di casa Manenti occuparono ancora posti eminenti, altri si diedero alla vita delle armi, altri alla mercatura, altri all'agricoltura; ma quasi di nessuno ci resta un nome celebre e degno di essere tramandato ai posteri.

É certo però che questa famiglia, la quale conta più di mille e cento anni di esistenza è nobilissima, per quanto oggi sia composta solamente da modesti agricoltori.

firmato: D. Aurelio Bonaca

 

 

 

 

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.