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Filodrammatica "I Periferici"
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Il Teatro Clitunno |
| Come dice Augusto Bartolini nelle sue "Memorie...", questa
filodrammatica sorse nel secondo dopoguerra per opera dei fratelli Ugo e
Mario Bonaca. Ugo Turbini Bonaca, a detta di quanti lo conobbero fu veramente un attore mancato. Seguì gli studi di medicina, specializzandosi in pediatria ed esercitò la professione in Firenze con straordinario successo. Purtroppo scomparve prematuramente. Mario Turbini Bonaca, laureato in legge, frequentò una prestigiosa scuola di cinematografia di Roma e maturò varie esperienze all'estero, principalmente negli USA. Autore di vari cortometraggi che ebbero anche l'onore della nascente TV, si dedicò successivamente a varie attività industriali e commerciali. |
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"I periferici" non sapevano di chiamarsi così. Il nome venne loro imposto dai componenti dell'antica filodrammatica Biagi - i quali consideravano con evidente sufficienza gli attori "di campagna" - quando questi ebbero l'ardire di presentarsi a recitare al teatro Clitunno, tempio dell'arte che incuteva una certa soggezione. Ma ben presto il nome perdette il significato denigratorio, essendosi essi imposti prepotentemente al rispetto e all'ammirazione del pubblico. Le prime rappresentazioni furono date nella pineta dell'ex abbazia di Bovara, poiché esisteva la tradizione del teatrino parrocchiale all'ombra del campanile, ma ci si rese subito conto che la messa in scena era all'altezza di poter degnamente affrontare un pubblico più esigente e smaliziato e già "a fine estate del 1945" ci fu il debutto al teatro Clitunno. La filodrammatica trovò fertile terreno in numerosi giovani con notevoli potenzialità tenute in incubazione negli anni della 2a guerra mondiale. Per poter veramente comprendere lo spirito e lo straordinario entusiasmo di quei giovani che vollero evadere dal proprio ambiente ristretto attraverso l'aggregante ma severa scuola del teatro, occorre considerare le condizioni di vita del tempo, tanto differenti dalle attuali, anche se si tratta di poco più di mezzo secolo addietro. Ben prima della motorizzazione di massa, non era tanto semplice spostarsi in campagna e di solito le interminabili "prove" si eseguivano di sera perché di giorno tutti dovevano lavorare in casa o fuori. L'illuminazione stradale consisteva in una fioca lampadina tra le case e per il resto buio pesto. In tali condizioni le donne perbene non si avventuravano ad uscire da sole e quindi doveva sacrificarsi un famigliare per accompagnarle. Dopo la recita al teatro Clitunno, si doveva rientrare a Bovara o a Borgo a notte fonda, a bordo di un camion dei Molini Bonaca, non particolarmente attrezzato per il trasporto delle persone! E le cronache dicono anche che tale mezzo non proprio confortevole si guastasse lasciando tutti a piedi sotto la pioggia. Leggendo le "Memorie" del Bartolini, nei sinceri apprezzamenti per la preparazione e la maturità di attori dilettanti sconosciuti e snobbati in Trevi "alta", si percepisce anche una forte ammirazione per i risultati raggiunti da quei giovani in condizioni ben più svantaggiate rispetto a quelli del capoluogo. Purtroppo la filodrammatica dei "Periferici" non ebbe lunga vita. Nata per la passione, la competenza e le disponibilità finanziare dei fratelli Bonaca, che permisero e favorirono l'aggregazione e la crescita di questo straordinario gruppo di giovani, fu condannata ad una fine inesorabile quando i Bonaca, per i propri impegni, dovettero assentarsi da Trevi. |
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I Periferici: Gli Spettacoli
I Periferici: Gli Attori
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