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ANNALI

di Ser Francesco Mugnoni da Trevi - dall'anno 1416 al 1503

 

Sezione 1a - dall'anno 1416 al 1477
da pag. 32 a pag 53 dell'opera a stampa

 

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Nota:Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina del testo a stampa "Estratto". Tra parentesi quadre in grassetto[ ] il numero della "carta" del manoscritto originale, così come figura nel testo a stampa.
Le parole divise a fine pagina sono state trascritte per intero nella pagina dove erano iniziate.

Il richiamo * e le relative note in grigio sono stati apposti con la presente trascrizione

ANNALI DI TREVI


<32>

[c. 3v]  In nomine domini amen.

Per quanto ho lecto, dopo papa Alexandro quinto a) seguitò papa Johanni XXIIJ chiamato allora papa Cossa. Et ho inteso infinite volte b) et spesse volte quisto proverbio «in malora, dixe papa Janni, quando renunzò c) el papato» (1).

Ho trovato in nelli libri de ser Antonio de Lorenzo [Vide in pratica papiense ad c.132 et lì trovarai questo medesmo] che da d) l416 del mese de aprile in sino ad 1417 del mese de novembre fo vacante la sede apostolica e), et dicto tempo stecte lu concilio in Constantia et renunzò el papato papa Jannj, cioè papa Johanni xxiij (2).

Et de dicto mese de novembre 1417 fo creato papa Martino 5° f).

[1431 et addi xxij de Jenaro morì papa Martino 5° et scurrò lo sole] (3).

Et g) anno xiij de pontificato de papa Martino, seperò papa Martino predicto h) la bastia de sancto Johanni de Trevi de lu comune de Trevj, et fo chiamato castello sancto Johanni.

Et per più de quattro anni prima sempre lo grande descordia tra quilli de Trevj et quilli de santo Johanni (4).

_______________

a) et se cons. canc.       b) che canc.          c) el papa canc.          d) [da]i canc.        e) perché canc.          f) IIIJ canc.        g) 14 canc         h) st. canc.

(l) Giovanni XXIII, catturato e internato a Radolfzell rinunziò il papato cedendo solo alle violenze, dopo essere stato deposto dal Concilio di Costanza il 29 maggio 1415.

(2) Il papa morì il 20 febbraio. Dell'ecclissi verificatosi in quel dì, fa menzione anche Guerriero da Gubbio, ed altri cronisti.

(3) Dal giugno 1415 fino all'elezione di Martino V avvenuta nel novembre 1417, la Chiesa fu governata dal Concilio; però «i notai spoletini - nota il SANSI - non si sa dire per qual ragione, seguitarono a segnare col nome di Giovanni XXIII gli atti pubblici», così che il Concilio mandò ad intimare l'adozione della formula sede vacante (Storia del Comune di Spoleto, 1, 287).

(4) Castel S. Giovanni fu occasione di liti e di guerre per lungo tempo ai trevani.

«Sorge nel mezzo della valle spoletina a circa sette chilometri da Trevi. Anticamente era chiamata balìa della Porcaria, e insieme a S. Lorenzo, Picciche e Cannaiola formava il Terziero del Piano (Riforrnanze, 1376, c. 93; 1354, c. 39). Era il castello più importante del territorio trevano; nelle mura dei castello non dovevano essere né finestre né sciacquatori (Riformanze, 1438, c. 161). Aveva varie chiese di cui una nell'interno, dedicata a S. Giovanni della Botonta; le altre erano S. Angelo degli Ussiti, S. Martino di prato lungo, e  S. Lucia. Discendono dal castello di S. Giovanni le famiglie Anselmi, Trosetti e Mansueti.

«Il luogo nel 1376 fu munito di palizzate, terrati e fossi per tutela del territorio trevano (Riformanze, 1376, c. 97). Nel 1420 tentò ribellarsi a Trevi per non pagare i balzelli e non sottostare ai vari obblighi che il capoluogo imponeva; ma il moto fu represso da Paolo Campogrosso da Sulmona chierico della R. C. deputato al riacquisto delle terre e castelli ribellatesi alla S. Sede.


<33>

1427 a), et multj dicono nel '26, forono morti li gentilominj del mese b) de Augusto la nocte de santo Bartolomeo: et del mese de marzo passato dixe mia matre, che benedicta sia l'anima sua, jo Francisco de perangeli naquj, et nanti ad me ebbe uno altro figliolo che visse uno anno (1).
[c. 4 r][manca il riferimento alle carte 3r e 4v] Al nome de dio amen.

Milleccccxxxiij addi xx d' agusto passò Federico imperadore per lu burgo de Trevi (2).

Mccccxxxviij addj xiij de magio fo misso a sacco Spulitj da Taliano forlano et Francisco piccinino (3). [Et una altra volta 1474 come de socto appare ad p. 12].

Ad dicto milleximo et addi xviij de agusto fo rupto el popolo nursino c) a Cerreto dalle gente del conte Francisco sforza che tra morti et anegati in nella Nera et presi forono apresso a mille.

Mccccxxxviiij de septembre fo preso Corrado de Trinci signore de Fulignj et d) missi in prisione de la roccha de Soriano inseme colli sua figlioli et lì morierono.

___________________

a) del me. canc.        b) de santo bart.° canc.          c) a cerr. canc.        d) pri. canc.

 

Tra Trevi e S. Giovanni furono allora concordati alcuni patti, che furono poi approvati anche da Martino V » (Da comunicazione del prof. D. Aurelio Bonaca).

Sorte divergenze di nuovo, queste furono appianate per opera di Giacomo castellano e luogotenente di Spoleto, il quale decretò l'erezione dell'antica bastia a castello, avvenuta nel 1423 per breve di Martino V. Pretendendo esso di rendersi autonomo, fu colpito di scomunica dallo stesso papa con breve dell'8 aprile 1426. Dopo ricorsi e sentenze, ottenne da Martino una bolla, in data 25 maggio 1428, che lo rendeva completamente indipendente da Trevi, e gli accordava facoltà di erigersi a comunità a sé, dando occasione alle proteste più energiche dei trevani, cui rispondevano con insolenze quei di Castel S. Giovanni. Questi ottennero pieno trionfo mediante la bolla, ricordata dal Cronista, del 28 marzo 1430, che ordina la definitiva separazione delle due comunità (Archivio Antico del Comune di Trevi, nn. 52, 53, 56, 64a, 66, 69, 71a, 73, 74, 75, 76a ad 83). Il comune di Trevi possiede gli Statuti particolari del castello deliberati dopo la separazione di epoche diverse, dal 18 settembre 1432 al 2 settembre 1463, in un codice membranaceo di cc. 27 (Archivio cit, n. 85).

(1) L'uccisione dei gentiluomini a Trevi più probabilmente avvenne nel 1425, anziché negli anni in cui afferma il Cronista: giacché nell'Arch. Ant. del Comune esistono documenti del 1424, come due brevi dell'8 ottobre di Martino V, per assolvere i trevani dalle censure incorse come aderenti di Corrado Trinci, e per autorizzare la demolizione dell'antica rocca; e specialmente del 1425, che rivelano un profondo turbamento interno a causa delle fazioni, per placar le quali il papa prima riconfermò al Trinci il vicariato del comune, e poi lo affidò alle cure di Giacomo Campli vescovo di Spoleto (Archivio cit., nn. 54. 55, 57, 58, 59, 60, 61, 63).

(2) Questo accenno alla data del passaggio di Sigismondo (e non Federico) per Trevi dopo la sua incoronazione, non è in perfetto accordo colle notizie che ne danno il Sansi (secondo il quale l'imperatore non prima del 21 agosto partì da Spoleto) e il Graziani (che nota il suo arrivo a Foligno al 22 dello stesso mese).

(3) Il sacco principiò la notte dell'11 maggio. Sansi, I, 317 sg.

 


 <34>

MccccxL et adi xxviiij de luglio fo ropto Nicolò piccinino nella Marcha (1).

MccccxLij addj xxviiij de novembre a) fo misso a sacco Asisi da Nicolò piccino (sic) la vigilia de santo andrea. [Vide infra ad c. 90 dove appare una altra volta da poi essere sacchegiata].
[c. 4v]
MccccxLiij.

MccccxLiiij addì tre de magio lo facta la pace a Santa maria del piano de trevi tra spulitinj et fulignatj (2).

MccccxL... b) addj ... b) el conte Francisco sforza deventò duca de milano (3).

MccccLiiij addj xxvij de ... b) mory sancto Bernardino da Sena in ne l'Aquila (4).

MccccL addi xiiij de magio fo canonezato el prefato Beato bernardino.

MccccxLviiij c) addj xviiij de magio venne el prefato papa Nicola a Spulitj et addj vij d) de septembre passò per lu burgo de Trevj (5).

MccccLij et addj xvj de marzo fu spusata la imperadrice da Federico 3° imperadore in Roma per la mano de papa Nicola e) V.

Et addj xviiij del dicto mese fu el dicto imperadore incoronato a Roma dal dicto papa Nicola V (6).
[c. 5r]
MccccxLvi f) et addj xiij d'agusto fu pilgiato Cerreto da nursinj g) per tradimento per mezo de ser Galvano et Nicolò del ruso et Vangelista).

___________________

a) Asisi nota marg. canc.        b) Lacune nel ms.        c) x canc.        d) del d. canc.       e) iiij canc.        f) J (MCCCCLVIJ) canc.       
g
) che canc.

 

 

 

 

(1) Il riferimento, evidentemente errato, deve riportarsi alla celebre rotta inflitta al Piccinino il 29 di giugno, e non già di luglio, ad Anghiari in Toscana, dopo di che il capitano ripiegò verso Urbino per ritornarsene in Lombardia. L'avvenimento, ch'ebbe una vasta ripercussione, si trova ricordato da molti diaristi del tempo, compresi i marchegiani (cfr. Cronache Fermane, p. 74), presso i quali non si hanno notizie di altra rotta subita dal Piccinino in questa regione.

(2) Intorno alla guerra fra Spoleto e Foligno, e alla pace che segui a S. Maria del Piano presso Trevi per opera probabilmente di S. Bernardino da Siena, è da vedere il notevole articolo Storia di un batocco di M. Faloci Pulignani  nel periodico Il Topino, Giornale di Foligno, 1885, n. 2, e il Sansi, op. cit., II, 27 sg.

(3) Lo Sforza fu acclamato duca il 25 marzo 1450.

(4) È per una semplice svista che il cronista assegna alla morte di S. Bernardino, avvenuta il 20 maggio 1444, la data 1454: giacché subito dopo registra la sua canonizzazione esattamente nel 1450, pur alterandone il giorno, che fu il 24, anziché il 14 maggio.

(5) Il Pastor (Storia dei Papi, edizione di Roma, I, 392) assegna all'arrivo del papa a Spoleto la data 16 maggio: mentre le più attendibili fonti locali, quali il Sansi, II, 33 sg., e il Graziani, 616 sg., concordano col Mugnoni. Da Spoleto egli si partì per Fabriano il 7 luglio: quindi la notizia circa Il passaggio a Trevi deve riferirsi al ritorno del pontefice a Roma.

(6) Sulle date di queste nozze e dell'incoronazione di Federico regna presso gli antichi scrittori la più grande confusione: ma, quelle segnate dal Mugnoni concordano coi risultati della moderna critica.Pastor, I, 446 sg.

 


<35>

Et lu dj seguente fo arso da nursinj per la vendecta de la ropta ebbero li nursinj come di sopra et per questa ragione fu sottomesso Cerreto a Spulitj (1).

MccccxLvii a) addj xxij de febraro morì papa Eugenio 4°. Et b) dicto milleximo et addj c) 6 de marzo fo creato papa Nicola quinto (2).

MccccLiii addj v de ... d) meser Stefano porcaro barone de Roma eloquentissimo homo et strenuo cavaliero fo apiso inseme con sey altri, perché e) ordinava de pigliare papa Nicola quinto f) (3).

Dicto milleximo addj xxviiij de magio, quando jo era in Norsia in officio, intisi che Constantinopolj fu preso da li turchi g).
[c. 5v] McccL4 addj vij de augusto fui facto notaro apostolico in Vise h) come apare nelle bolle (4).

Dicto milleximo et addj xvij de septembre Jaco de ser Antonio et io ne partemo da Trevj et addamo (sic) ad Siena i) et Firenza.

MccccLv et addj xvj de marzo, quando io era in Asculi per Judice de malifitij co meser Albertino da Fulignj (5), morì papa Nicola (6).

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a) L (mccccLxLvii) canc.       b) addj, canc.       c) vij canc.        d) Lacuna nel ms.        e) vo canc.       f) In margine M. Stepano porcaro       g) In margine Costantinopoli       h) per  canc.       i) ad sena canc.

 

(1) Questo episodio storico, reso importante dall'accenno che ne fa Gioviano Pontano nel De liberalitate Opera I, 319) attribuendogli la determinante della sua partenza dall'Umbria per recarsi presso il re di Napoli, trovasi illustrato in Pirri P. Le notizie e gli scritti di Tommaso Pontano e di Gioviano Pontano giovane, in  Bollettino d. R. Deputazione di Storia Patr. per l'Umbria, vol. XVIII, pp 389 sg. e 451 sg., Perugia, 1912, ove sono anche riportate le lettere di Tommaso Pontano sull' argomento. Alla sottomissione del castello al comune di Spoleto accenna il Sansi, II, 30, e il Graziani, 584.

(2) Alla morte di Eugenio IV si dà comunemente la data del 23 febbraio sull'autorità della Epistola de morte Eugenii Papae Quarti (Rerum Italicar. Scriptor., III Pars altera, pp. 902-3), e alla creazione di Nicolò V quella del 6 marzo; però s'incontrano sovente dati erronei anche presso fonti contemporanee.

(3) L' esecuzione par certo che avvenne il 9 gennaio, ma documenti sincroni la pongono anche al 5, al 18 e al 20 di detto mese. Anche una maggiore imprecisione regna sul numero dei correi giustiziati con lui: è certo però che essi furono impiccati non in Castello col Porcari, ma in Campidoglio.

(4) La famiglia Boncompagni oriunda dal territorio di Visso ebbe da Bonifacio IX il privilegio di conferire diplomi notarili. Pirri P., Il Santuario di Macereto, Perugia, 1917, p. 68. Quindi è assai probabile che il Mugnoni ottenesse questo titolo dai Boncompagni.

(5) «Mr. Albertino [Albertini] secondo figlio di Paolo fu Consigliere e nel 1461 in compagnia del dottore Amadeo di mr. Giovanni Scafali e di Pier Francesco di Ciolo Serena, ricuperò il Castello di Rocca Franca occupato da' Spoletini, e però in detto anno ottennero dal Comune di Foligno l'esentione da tutti i pesi reali e personali con tutti i loro discendenti, e le loro Effigie furono depinte nella Sala antica de' Priori a perpetua memoria. Nel 1462 fu Capitano del Popolo di Fiorenza, e nel 1464 Podestà d'Ancona. Fu dal Governatore di Foligno nel 1456 eletto per il primo di Cento Consiglieri. Fu sua moglie Leona sorella di mr. Gio. Sensino Elmi». Jacobilli-Honofri, Libro delle Famiglie tanto nobili quanto civili di Foligno, ms. presso mons. Faloci-Pulignani, c. 56 r.
(6) Nicolò V morì la notte dal 24 al 25, non già il 16 marzo.

 


<36>

Et in dicto anno fo creato papa Calisto.

MccccLviij a) et die ... b) del mese de augusto morì papa Calisto. Et dicto mese fo creato papa Pio secondo.

MccccLvii jo era ad Vultera per judice del capitano de Volterra: comezay lu officio addi IIJ de aprile: Jntesi che era in c) nel paese nostro de Trevi uno se chiamava meser Borgio, nepote de papa Calisto, uno terribile homo: è un catalano (1).

Dicto milleximo, quando io anday ad Pistoia in offitio per judice del capitano che intray addj 23 de octobre, intisj da certi lombardi che veniano da Trevi et andavano in lombardia como fo grande battaglia tra nuj da Trevy et quilli da Monte falco per li confini et furono morti de quilli da Monte falco 4, et uno da Trevj.

[c.6 r] MccccLxiij et addj viiij de Jennaro et in dì de dominica, spusay d) Pulifica filgliola e) de Antonello de benedicto già da Cerreto et mò da Spulitj per mia moglie in casa del dicto Antonello absente ipso Antonello: promise la dota cioè fior. cento Leonardo de colo et Alsenio de lu sconcio et f) Pierbactista de lu dicto Antonello, Et fo rogato ser Pasquale de lorenzo g) da Cerreto, presente Simone de paulelle già da Cereto mo da Spulitji et donno Marino de ser Antonio già da Cerreto et mo da Trevi et Marco de ser Johannj et Macteo de minicuccio da Trevi.

MccccLxiii et addj xxvj de Jenaro in di de Jovedi menai Polifica mia molglie ad Trevi.

Dicto milleximo et addj xvij de febraro Pierangelo mio padre confexò avere autj dal dicto Antonello patre de Pulifica predicta fior. sexanta per parte de dota: allocò el dicto Antonello in nella casa de Santa catarina; fo rogato ser Cipriano de ser francisco, presente donno Marino et Gregorio da Cerreto et Johannj de pietrj de Jocha.

[c.6 v] Jtem MccccLxiiij et di xxiij de febraro ser Francisco de pietro de Ciptio Coptio fo rogato de XX fior. che ebbe Marco de ser Johannj per parte de dota per Pieronia.

Jtem in nelle MccccLxiiij et addì xiiij; de augusto la vigilia de santa maria mori papa Pio secondo in nella ciptà de Ancona dove io Francisco de pierangelo era per judice de mallifitij con miser Albertino da Fuligni

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a) Corr. mccccLvviij Sopralinea 1458.      b) Lacuna nel ms.       c) nel p. canc.       d) per canc.       e) de bened. canc.       f) pierbast, canc.       g) da spulitj canc.

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Deve intendersi Pedro Luy Boria succeduto a Iacopo Tebaldi nel governo di Spoleto e nominato anche per Foligno etc, il 17 dicembre 1456. La visita a Trevi, quivi accennata, deve essere anteriore all' agosto, giacché si trovava allora a Spoleto Galgherano Borja come suo locotenente, che alla morte del papa egli richiamò presso di sé. Anche la Cronaca Perugina Inedita suole designare Pedro Luy semplicemente coll'appellativo di mr. Borgio o mr. Borghes nepote del Papa (Bollett. d. R. Dep. di Stor. Patr. per l'Umbria, X, iv, 316, 318 sg., 329 sg., 340 sg.),


<37> allora podestà (1): jn nella quale ciptà vene el prelibato papa per andare contra el turco lu quale se sforza tanto contra la fede cristiana. Jn nela qual ciptà de Ancona era venuto el duca de Venetia, cioè duj dì prima che moresse el dicto papa per parlare ai dicto papa et pilgliare conclusione de la impresa contra el turcho et per accompagnarlo in sino ad Venetia. Et col dicto duce quando vene a) erano con luj circa xvj galee armate et degne b) de memoria etc.

Yhs MccccLxiiij et die c) dominico secondo de septembre, quando io era in offitio in Ancona, vene la novella che fo creato papa Paulo secundo d(2).

Item MccccLxiiij et in dì de martidj quarto de decembre, in nei qual dì è la vigilia della festività de santa Barbara virgine et martire, ace nacque el primo figlio al quale per devotione che jo ho in Santo Michelarcangelo gli posi nome Micchele angelo, et cusì quanto jo posso volglio cusì sia chiamato, cormo più mesi passatj promissi ad dio et al prefato san Michele arcangelo e).

Jtem dicto anno et mese in dì de domeneca f) viiij del dicto mese fo bact.ezato el dicto figliolo, quale chiamo et nomino ...

Jtem 1470 g) et del mese de maio comezò el dicto mio figlio ad andare ala scola in Nocea (3).

[1471 et die xxv de luglio morj et sepellito in nella ecclesia de Sancto Raynaldo in Nocea] (4).
[c.7 r]  Michel angelo como di sopra bactizolo dopno Santo de cola priore de san Miliaino (5): comparj forono meser Macteo h) delli gintili  da fulignj (6), Augustino de nicolò, Pace de cicchocto, Gaspare de nicolò, Braccacto de

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a) for. canc.        b) de canc.       c) deuo (?)        d) Notizia interpolala dai cronista. e) In margine Natività del primo figlio      f) x canc.        g) el dicto canc.        h) de ge. canc.

 

 '

 

 

(1) Su Albertino Albertini da Foligno, v. nota a p. 7.

c.5v (6) [ma il riferimento è errato: la nota è (5)]

 

 

 

 

(2) La creazione di Paolo II era avvenuta il 30 agosto.

(3) Negli scrittori perugini ed umbri si trova comunemente Nocea e Noceia in luogo di Nocera. Graziani, Cronaca, 272.

(4) La notizia è ripetuta anche appresso, dicendosi che Pierandrea, altro figlio mortogli in quei giorni, fu seppellito in S. Maria «dove era la rocha» davanti alla cripta di S. Rinaldo. Risulta infatti dallo strumento fatto nel 1448, in occasione della posa della prima pietra della ricostruzione del venerando edificio (egregiamente Illustrato dal prof. Castellucci, La Cattedrale di Nocera, Perugia, 1917), che questo sorgeva iuxta arcem, ed era dedicato ad laudem dei omnipotentis, et beate Marie semper Virginis el beati Raynaldi confessoris. Dalle parole del cronista a p.19 c.11v  si deve credere che i lavori della ricostruzione, protratti per molti anni, nel 1477 1471 erano ultimati.

(5) Sante di Cola fu priore della collegiata di Trevi per lungo tempo. Il Natalucci, ms. cit., c. 106, lo pone come successore di Nicolò Puccioli, di cui ricorda il testamento rogato da Antonio ser Bartoli nel 1438. Un atto riguardante Sante di Cola fu rogato da Nicolò de Veris in data 15 gennaio 1470. Egli viveva ancora nel 1477, avendo battezzato Francesco, figlio del cronista, come si vedrà appresso. A lui successe Marcello di Permartino Petroni.

(6) «Il dottor Matteo [dei Gentili di Foligno] figlio di Jolo detto Ciotto fratello di Gentile fu di gennaio e febbraio 1450 Prior n.; nel 1452 e nel 1456 Consigliere; nel 1461 Podestà di Camerino, e nel 1466 di Macerata, e più volte Capo de' Priori, e morì nel 1484 d' agosto: è sepolto in S. Agostino ». Jacobilli-Honofri, ms. cit.

 


<38>
marino de mancia et Jaco de lo pitriano, et la filglia de Casiolo de francisco a) de ciccho, et Johanna sorella del dicto Gaspare et molglie fo de Nofrio de ser barnabesco, tutti da Trevj.

Jtem addì xj de febraro 1465 et in dì de lunedj mori Bartolomea b) matre de Pulifica mia moglie in Spulitj.

Jtem addì xviij de febraro 1465 de lunidj Pierangelo mio patre dette in pagamento a Marco de ser Johanni per dota de Pieronia mia sorella moglie del dicto Marco duj pezi de terra, uno in nella costa de san Costanzo et l'altro a Fabrj, pe c) xxxv fior., ultimo pagamento de lv: con questo, che Marco predicto non lo possa vendere se no estinta mia mitre per lu dicto prezo. Et lu dicto Marco allocò Pieronia deli v d) fior. in tutti li suo beni cassando el contracto che apparesse per le manu de ser Angelino de santj. Jtem el dicto marco revendj le dicte terre alla dicta Santa per lu dicto prezo: et Santa promesse revendere a me Francesco. De tucto questo, fo rogato ser Janni de Johanni in presentia de Gentile de bartoloso, Luciano de Francisco et Gilio de appollonio.

Jten addj xvj de febraro 1465 ser Jaco de ser Antonio fo rogato del sequestro feci fare ad Antonio de Jaco.
[c.7 v]
  Jtem ad dicto milleximo et addj xxj de febraro Pierangelo mio patre fece testamento [per mano de ser Janni de Johanni], dove lassò uno fior. per le messe in san Militino cioè per quatro assequj infra lanno, et un fior.  per opera de la dicta ecclesia, et fior. vj a san Francisco per opera, mezo fior. a santa Maria per opera, sol, xx allo spedale de santo Johanni da trevi. Jtem a lu figlio de Filippo de bello fior. uno, sol. v per mal tolto etc., et sol. v per la fossa. Jtem a Pieronia fior. iii che li podesse spendere in nella sua propria persona et che possa tornare in casa remanendo vidua. Jtem a Gratiosa fior. x e) per dota, et che se vole stare in casa che abia l'usofruto de tucti li benj de ipso testatore. Jtem a Santa tassò dopmina et mass[ara?], e che non possa essere caciata de casa, et tassò le sue dote. [Jtem lassò che se mandasse a santo Antonio de Vienna]. Jtem a Pulifica fior. Lx, como appare sopra per mano de ser Cipriano, per parte de dota auta. Jn tucti l'altrj bieni fece herede dopno Johanni, Bartolomeo et me, et che ninno possa vendere senza licentia de l'altro ed senza evidentissima necessità, et che se moresse alcuno senza herede legitima remanga all'altro.
[c.8 r]  1465 et addì xxiiij de Jugno in die de sancto Johanni baptista fo preso el conte Jaco piccinino dal re Alfonso de Napoli suo socero (1).

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a) de canc.        b) ser, canc.        c) ult, canc.        d) Invece di lv.         e) con qu, canc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(l) La ragione della cattura del Piccinino, che i contemporanei imputarono a tradimento del duca di Milano, ma immeritatamente secondo il Muratori, è rimasta sempre un mistero. Si apprende dalla Cronaca Perugina inedita (Boll. cit., IX, II, 280) che insieme al conte Jacopo furono catturati e ritenuti prigione anche il figlio Francesco, nonché il nepote Nicolò III, il quale rimase per circa 20 anni chiuso nella rocca di Gaeta.


<39>

1465 et addj v (?) a) de septembre morì ser Johanni b) antonello mio congnato, ed jo lo seppi adì xii de c) septembre.

1467 et di de martedj nanti terza xviiij de magio che era pasqua rosata naque Nicolò mio figliolo in nella ciptà de Nocea quando io era lì per cancellerj d). Et imposi alluj nome Nicolò. Ed in dj de Jovedj in nella festa del corpo de Crispto addj xxviij de magio fo baptizato.

Li compari forono li infrascriptj:

Magistro Vitale de francisco,

Ser Jaco de ser bartolomeo,

Nicolò de angelono alias bacatento,

Pietro de mancia,

Antonio de mactiolo de gallo de buschicto,

Bartolomeo de dono leva de lisola,

Petrignano de chrisptoforo de aççano,

Andrea de meo de consolo,

Pierus de puccipto,

Angelo de bartolomeo mollaio,

Johanni de donno angelo,

Amoroso de fidato,

Angelo de nicolò sartore,

Domenico de Michel de consolo,

Mastro Johanni de cristofono minellj da Siena (1),

Antonio de guido medico del comune Nocea,

La moglie de mastro Ludovico de mastro e),

La moglie de Francisco de pauluccio,

La moglie de ser Paulo de vannuccio,

La moglie de Macteo de Johan capay f),

La moglie de Angeli de bisillo,

La moglie de Marinangelo de bisillo,

La moglie de Nicolò de angelo de marco da lu solio,

La moglie de Bartoccio da Musiano,

Berta de Falerone,

La moglie de Bartolomeo mollaio,

La moglie de Jaco de pascuccio dallenna,

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a) Incerto se debba leggersi o xj° od anche       b) da banda, canc.         c) de ripetuto.       d) la nascita de nicolo mio figliolo      e) ant.° Angelo del (?)        f) s[ca(s)pai] canc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) I Minelli fu famiglia di artisti. Il Milanesi ricorda un Pietro del Minello da Siena che aiutava nel 1427 Iacopo della Quercia nel lavoro del fonte battesimale di detta città. Le Vite dei più eccellenti Pittori Scultori e Architetti scritte da Giorgio Vasari, Firenze, Sansoni, MDCCCLXXVIII, Tomo II, p. 118 nota 1. - Un Antonio Minello pittore, e Giovanni Minello scultore lavoravano nel tempio del Santo a Padova sui primi del '500. Histoire de l'Art pendant la Renaissance par Eugène Munte, Italie, l'Age d'or, Paris, Hachette et C., 1891, P. 294.
 


<40>Antonia matre de Angelino sartore,

Fitio da Colle,

Pietro de gnercy de Pustignano,

La matre de Jaco de tomasso de schiangni,

Cipriano de vitale de a) schiangnj,

La moglie de Marco de nano de paulone da Castiglione.


[c.9 r][manca il riferimento alla carta 8v]1468 del mese de novembre, lu cavaliere Ursino como soldato del re de Ragona venne in nel territorio de Trevi, et una co lluj el commissario del papa, per andare ad Fierenze: poi per certe altre cagione tornò indreto, et stette una notte in quello de Trevj (1).

1468 Jn die jovedj xxij de dicembre, passò lu imperadore per lu borgo de Trovi (2).

1468 del mese de luglio o de augusto b), et certi altri dicevano che la notte de santo Johanni del mese de Jugno c), apparì quella aqua santa adosso d) ad santa Maria de piè de Trevj dove c'è fatta quella maestà et dove ce sonno quillj bagni. Et dixe Francisco de stefo patre de mastro Johanni, che sonno in capo de xxx ani apariva questa acqua et poi se celava e) (3)

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a) schiangnj canc.      b) Augusto o vero de sept. canc. Le parole de luglio o de augusto sono una correzione scritta sopra la riga      cLe parole et certi ... de Jugno sono una giunta interlineata posteriore ma dello stesso cronista       d) Incerto. Può essere anche adesso      eLe parole et dixe Francisco ... se celava sono un'altra giunta interlineata posteriore del cronista.


 

 

 

 

 

 

(1) Si allude a fatti relativi all'infelice guerra per Tolfa Vecchia, che Paolo II pretendeva sottrarre ai signori Ludovico e Pietro, in favore dei quali re Ferdinando inviò il capitano Orso Orsini. Sull'esito infelice dell' impresa pontificia, sia dal punto di vista delle trattative diplomatiche condotte da Vianesio Albergati, sia militarmente, riferisce Michele Canensi (De Vita et Pontif. Pauli II, ediz. Zippel, 160); il quale, circa la partenza del duce, narra che l'Orsini «intelligens Pontificem ab oppidi obsidione iam destitisse, exercitum omnem adversus oppidum Balsarani (Balsorano in quel di Sora) iussu regis traducit». Cfr. Zippel, L'Allume di Tolfa e il suo commercio in Arch. d. R. Soc. Rom. di St. Patr., vol. XXX, 1-5. 387-462.

(2) Sul motivo del viaggio dell' imperatore Federico III, fatto così «in furia», secondo si esprime la Cronaca Perugina Inedita (Boll. cit., IX, I, 61), da impiegare appena sei giorni, dal 18 al 24 decembre, tra Ancona e Roma, la fantasia dei contemporanei e degli storici posteriori s' è molto sbizzarrita, senza poter dissipare del tutto il mistero che lo circonda. Il viaggio, che si lasciò credere che si effettuava per voto, ebbe moventi politici: la crociata turca, la questione religiosa Boema; ma, sembra, specialmente interessi riguardanti la famiglia imperiale, su cui non s'è riuscito ancora a far la debita luce.

(3) Da questi fatti trasse origine il culto all' immagine della Madonna di pié di Trevi*, che a causa di nuove prodigiose manifestazioni, diffusamente raccontate a suo tempo dal Cronista, si intitolò Madonna delle Lacrime, Essa ebbe, specialmente nell'ultimo ventennio del secolo, tanta voga da divenire uno dei santuari piè frequentati da devoti pellegrinaggi. Cosi poté sorgere quel magnifico tempio, che giustamente va noverato tra i monumenti piè ragguardevoli dell' Umbria. Il p. Pietro Giorgetti di Ravenna, canonico regolare, ne illustrò le memorie religiose in un Breve istorico compendio dell' immagine miracolosa di Maria SS. delle Lacrime, Todi, 1782, ma con non poche inesattezze. Daremo in appresso sul tempio monumentale altre notizie desunte dall'Archivio Comunale di Trevi, ma ci auguriamo di vederne illustrate ampiamente, come merita, tutte le bellezze artistiche e 1' importanza storica.
    *   Successivamente, nell'errata corrige, l'A. identifica correttamente S.Maria di Piè di Trevi con S. Maria di Pietrarossa.
 Fino al 1485, anno della prodigiosa lacrimazione dell'immagine poi venerata come Madonna delle Lacrime, la località in cui poi fu edificato il tempio si chiamava la Costarella o anche la Costarella di S. Costanzo.
É di straordinaria importanza la menzione che il cronista fa di "quillj bagni". Fu uno degli argomenti di cui si servì d. Aurelio Bonaca per identificare la ricca e negletta area archeologica di Pietrarossa con i bagni romani citati da Plinio. Vedi "
Memorie Francescane"
La correzione del Pirri fu probabilmente suggerita
dagli studiosi locali Tommaso Valenti e d. Aurelio Bonaca, che l'A. esplicitamente ringrazia nell'ultima pagina del volume.

 


<41> 1469 et addi xvi de Jugno: Tornando jo da Trevj per andare ad Fabriano, dove io era in officio per collaterale del podestà, all'ostaria de Nocea intisj che el campo della chiesa era a) ad Ariminj acampato (1).

Dicto anno addì x de augusto, essendo jo tornato ad Nocea per cancelliero intisi che cinquanta squatre de cavalli del re de Napuli passò per la Marcha ad soccorrere el magnifico Ruberto ad socorso a Rimine.
[c. 9 v]
Jtem 1469 et addì secondo de septembre, venne uno secreto et dixe alli priori de Nocea che era ropto el campo della chiesa ad Ariminj.

Jtem in dicto mese, per cagione della ditta ropta el magnifico Ruberto campigiò et prese tucto el contado de Fano, con multe altre cartella del contado de Fano (2).

Jtem dicto milieximo b) addj xij de octobre, intisi in Nocea che la Signoria de Venetia con 45 squatre de cavalli, et la ecclesia con 30 squatre ben in ordine, tornò ad campo ad Arimine adppresso ad otto miglia (3).

1469 et addj xxviij de dicembre de martedj, nanti dì per sei hore, in Nocea, quando io era cancelliere nacque Perandrea mio c) terzo figliolo, et addì ultimo de dicembre de jovedì, in dì de santo Andrea, fo baptizato, et però glie posi nome Perandrea. Et baptizolo meser Antonio da Gualdo vicario del vesco de Nocea: li compari furono Dominico de mastro antonio, ser Jaco de ser nicolò, Angelino de lu spallao, Cello devino, Benedicto de fiordo d'Avihano, Antonio de lipparello, Cicchino de ciccho, Baptista de zacchera, la moglie et figlia del Fidato, Marchisina de ser Andrea, la moglie de Luca del camparoccio, la quinata del Fidato d).
[c. 10 r] Et lu dicto Perandrea mio figliolo e) so certo che naque finiti li nove misi et intrati in nel decimo circha tre dj : et la ragione è questa, che addì 25 de febrario 1469 ebbi a fare colla mia dompna, et stecti duj dì più in Trevj, et poj me partì addì 27 de febrario et anday ad Fabriano: intanto computando bene f) ne finì li nove misi addj 25 de dicembre, et naque addj 28

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a) Cancellatura illeggibile.    b) in dicto mese canc.          c) figliolo ripetuto.      d) fidao (sic). Item la moglie de Luca del comparoccio [la q...] la quinata del fidato, canc,      e) che, canc.       f) dele, canc.

 

 

 

 

(1) In conseguenza della proditoria occupazione che Roberto Malatesta aveva fatta di Rimini, usurpandola alla matrigna Isotta, fu combinata una lega tra il papa Paolo II e i veneziani per ricuperare la città, incominciando fin dal giugno un'offensiva che condusse alla grave scoufitta del 30 agosto ricordata poco appresso. Michele Canensi, De Vita et Pontif. Pauli II, ediz. Zippel, 166.

 

 

 

 

(2) Enorme fu il bottino di quella rotta, tra prigionieri e artiglierie. II Legato Pontificio Lorenzo Zane vi perdette la sua argenteria. Ben trenta castelli e tutto il territorio di Rimini e di Fano, caddero in mano del Malatesta.  Michele Canensi, De Vita et Pontif. Pauli II, ediz. Zippel , 167 sg.

 

(3) Questi propositi di rivincita, ricordati dal citato CANENSI, 168, che si trascinarono per tutto l'anno seguente (Zippel , op. e l. cit. e App. IV), furono poi abbandonati a causa del pericolo dei turchi, il cui minaccioso atteggiamento suscitava gravissime inquietudini in tutto l'Occidente.

   


<42>
de martidj, per sey hore nanti el dj del dicto martidj, como dicendo naque addj 27 circha mezanocte che sequitava martidj 28 dj del dicto mese.
[1471 et addì 30 de luglio in Nocea morì dicto mio figliolo, che sempre habia la mia benedictione: fo sepillito in santo Ray.do in Nocea] a).
Item addj xxviij de luglio b) 1470 vene el commandamento in Nocea che se facesse orationj et processioni c) ad dio contra el turcho: poi fu dicto, ad certj dj da poj, che Nigroponte fu preso dal turcho addì 9 de luglio o vero de jugno (1).
[c. 10 v] 1470 et addj 8 de septembre, jntisi in Nocea che era levate le offese da Arimino et che se diciva era facta pace.

1471 et addi 8 de magio, etiam retrovandome io in Perosia, che era tornato da Sena che me ce avia mandato el comune de nocea per fare consigliare sopra la causa col cardinale de Bologna commendatario dell'abatia de Saxovivo (2), jntisi como iojdì, overo ai quatro de magio, era tornato in dereto da Roma el marchese de Ferrara, passò per lu burgo de Trevi et venne ad Foligno: et dicese che passò con tanto triunpho più che se fosse stato Re o d) imperadore, tanto forono li sui triumphj et magnificentie (3).
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a) 1471 et addì 30 ... Ray.do in Nocea aggiunto in margine. Nel testo segue: Jtem 1470 et addj 9 de luglio se dic. fo ... canc.        b) venne, canc.        e) che, canc.        d) imperato. canc.
 

 

(1) La caduta di Negroponte, avvenuta non già il 9 ma il 12 luglio, ebbe una sì repentina e violenta ripercussione in tutte le nazioni cristiane, da far meraviglia come il Cronista non riesca a determinare con minor imprecisione la data dell'avvenimento così universalmente noto.
Anche il Canensi, I. Cit., 168, scrive, che all'annunzio della caduta di Negroponte Paolo II, profondamente costernato, indisse pubbliche preghiere e processioni tam in urbe Roma quam per omnes Italiae ecclesias, dandone egli per primo l'esempio con prender parte a piedi nudi alla solenne processione che ebbe luogo a Roma l'8 o il 9 luglio. Zippel, ibid., n. 4.

(2) Il cardinale Filippo Calandrino fu il primo ad avere in commenda l'abbazia di Sassovivo subito dopo la morte dell' ultimo abate di governo Tommaso (5-6 aprile l467), e la godette finché visse ( 23 luglio 1476): lasciando ordinamenti e costituzioni sia relativi alla riforma dei pochi monaci superstiti, sia sulla futura erogazione e sullo scopo dei benefizi.

L'abbazia possedeva parecchie chiese nella diocesi nocerina: S. Maria de Villa Alba, S. Mauro di Copogna, S. Stefano di Parrano, e, più importante di tutte, la chiesa di S. Pietro di Landolina sul confine con Foligno, eretta nel 1090 dai Conti di Nocera, e unita nel 1320 a Sassovivo, coll'onere d'un annuo censo in favore della Chiesa di Nocera, che risulta dalla bolla 4 aprile 1174 con cui Alessandro III poneva questa chiesa sotto la protezione apostolica. Lugano p. Placido, Le chiese dipendenti dall'Abbazia di Sassovivo, Roma, 1912, pp. 12 sg. e 22 sg. La lite col comune di Nocera, che cagionò il viaggio del Mugnoni a Siena per consultarvi quel collegio dottorale universalmente famoso, ebbe per oggetto precisamente il monastero di Landolina. Risulta infatti dal Jacobilli, Cronaca del monastero di Sassovivo, 184, che nel 1468 Paolo II dette commissione ad Antonio Severi vescovo di Gubbio e governatore di Foligno, Nocera, ecc. di intimare al Comune e ai particolari di Nocera l'ordine di restituire al cardinal Calandrino terre e possessi del monastero di Landolina abusivamente occupati, dacché, a causa di guerre, quel castello giaceva completamente distrutto, e la chiesa e il monastero di S. Pietro n'era stato rovinato sensibilmente; conferendogli facoltà di muover causa contro di essi, come infatti seguì.

(3) Borso d' Este erasi recato a Roma a ricevere dal papa, che lo riguardava come il beniamino dei principi italiani, il titolo di duca di Ferrara, da lui lungamente bramato. Il suo

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1471 de mense junij a): Essendo jo in Nocea incisi el dicto marchese essere morto (1).

1471 et addì xxviiij de luglio vene la novella che papa Paulo era morto. Et in Nursia fo fatta mutatione et molti malj: Jtem in Tode fo facta mutatione b): Jtem tra Santo severino et Tollentino farti quistione et morti più xL homini per confini (2).
[c. 11 r]  1471 et addi 30 de luglio, morì Pieroandrea mio figliolo in Nocea, cioè marti[dì] nanti dj due hore: et de martidi naque nanti dj cinque hore o sei, como apare sopra, 1469 addì 28 de dicembre. Jace in sancta c) Maria dove era la rocha, vanti alla capella de sancto Ray.do, cioè quando vay socco la trebuna. Sia benedicto da dio et da me, amen.

1471 et ad 3 de augusto, mori Michelangelo mio figliolo, che sia benedicto da dio et da me: et morì de flusso de sangue et de magnali.

1471 et die x de augusto venne la novella in Nocea che papa Sisto quinto (sic) fo creato, che se chiamava Magistro Francisco da Savona frate de sancto Francisco, cardinale, poi devenne papa (3).

[1484 et addì xii de augusto de jovedi ad cinque ore morj papa Sisto].

1472 et die xviij Juni, venne la novella in Nocea dove io era, che la antiqua et nobele cipta de Ultera fo missa a sacco dal conte de Urbino capitano de fiorentini, et perdj la sua antiqua libertà (4).
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a) montanis(?) canc.       b) Jn sancto severino et  canc.       cCancellatura illeggibile.

 '

viaggio, tanto in andare che in tornare, fu un vero trionfo. Perugia il 27 marzo, al suo passaggio, gli tributò ricchi doni ed onorevoli accoglienze (Cronaca Perug. ined. in Boll. cit., IX, 1,73). E corrisponde perfettamente a verità quanto lo stesso duca scriveva al suo segretario (e lo conferma quasi colle stesse parole il Mugnoni), che gli furono fatti così grandi onori «come se fossimo un re o un imperatore» (Canensi, op. cit., 170; Pastor, II, 420).

(1) L' immatura morte del duca Borso avvenne il 27 maggio, nove giorni dopo il suo ritorno a Ferrara. La notizia che giunse a Nocera nel giugno, fu invece conosciuta subito a Perugia il 29 (Cronaca ecc., I. cit., 75).

(2) Sulle agitazioni suscitatesi negli stati ecclesiastici appena si conobbe la repentina morte di Paolo II avvenuta per apoplessia il 26 luglio a notte, non si hanno che notizie molto frammentarie. Nicodemo da Pontremoli in una sua relazione a Galeazzo Sforza, del 2 agosto, annunziava che la prima città in cui si manifestarono tali torbidi fu Todi (Pastor, 11, 760).

La notizia dei disordini a Norcia, registrata dal Mugnoni, serve a spiegare ciò che scrive il Patrizi Forti circa l'invio del commissario Lorenzo Castello, con un breve di Sisto IV del 9 novembre 1471, a restituire a quella città alcuni castelli, perduti, pare, in seguito a quei disordini, a riparare ai furti allora avvenuti, e a processare coloro che durante la sede vacante s'erano resi rei d'omicidio (Memorie Stor. di Norcia, 280 sg.). Della vacanza della sede approfittarono i perugini Gentilomo e Cesare degli Arcipreti, come si ha dalla Cronaca Perug. Inedita (Boll. cit., IX, I, 75 sg.) per impossessarsi di Penna.

(3) Non renderà meraviglia che la proclamazione della nomina di Sisto IV, avvenuta la mattina del 9 agosto, giungesse a Trevi il giorno appresso; sapendosi come vi era usa vera gara fra i messaggeri delle varie corti e comunità, a chi poteva per primo recare tali novelle.

(4) La responsabilità del sacco di Volterra, deplorevole epilogo delle aspre contese con Firenze per l'appropriazione di certe allumiere che costò a Volterra la privazione di tutti i suoi


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[c. 11v] 1473 et di a) mercordì ad mezo dì o quasi apresso ad vespero, che fo dj l4 de luglio, la vigilia de sancto Felicismo festa solenne in Nocea, comezò Pulifica mia donna ad dolorare, et la sera circha ad una hora de nocte, finita la lieminaria (1) che tornava da sancto Felicismo b), parturj uno figliolo maschio al quale posi nome Felicismo: la luna avia dicto mercordj finiti decenove dj et la sera iutrò in xx et andava per lu signo c) aquario. [Opinione è la mia et de la matre che questo figlio sia nato in x mese cioè tre o quatro dj de po li nove misi] d).

Jtem domeneca proxima seguente, che fo dj xviij del dicto mese de luglio, fo baptizato in Nocea per manu de meser: Donato d' Arezo vicario del vesco de Nocea: E meser Ranaldo de ser Johamni de ranucio, Pietro de bernardo alias petrone, lu figlio de Matteo de johanni coppayo, et Pieraldo de angelino de natofacto, la moglie de dicto Matteo e), la moglie che fo de mastro Vitale f), Maritana figlia del dicto Angelino, Befana de Giorgio de paulo, la figlia de Lazaro de brencole, la figlia de Raynaldo del fenaro, la moglie de Ram da Vitrano, Nanzicta moglie che fo de Andrea de ser Silvestro, et la moglie de Raynaldo de nicola alias de cangno g), et la moglie de Bartolomeo de paulo de spera.
[c. 12r] 1474 et ad 21 d'aprile, Pierangelo mio patre fece codicillo per manu de ser Costantio, come appare qui de socto, et de certe quitanze.

1474 et addj 27 de magio, andai jo francisco adpresso ad Tode per gire alla fiera de la pasqua rosata: como fui apresso ad Tode sentì che ciptadini facivauo romore, et addj primo de jungno fo cavata la parte de Matteo de canale: et li spulitimi misero ad sacco Tode (2).

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a) die canc.        b) naque pert. canc.        c)  e lu pianeta canc.       dIn margine: Nativita de felicismo mio figliolo      e) fo canc.      f) befa. canc.      g) de cagno canc.

 

privilegi e della libertà, generalmente si fa ricadere su Federico Montefeltro generale del fiorentini. Ma avvenne per arbitraria istigazione d'un veneziano e di certi uomini assoldati dal duca d' Urbino, che questi non tardò a punire.

 

 

(1) Lieminaria o luminoria, era la cerimonia che si compiva la vigilia della festa del santo patrono, quando i magistrati si recavano in corteo alla chiesa con gli artieri per fare la consueta offerta delle facole. La Cronaca Perug. Ined, la denomina el lume (Boll. cit., IX, II, 195, 224).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2) La città che fin dal giugno 1472 era profondamente travagliata da dissenzioni interne, originate dall'espulsione della parte facente capo a Matteo Canale, visse a lungo tra alterne vicende di pace e di lotta tra la fazione catalana o guelfa, e quella chiaravallese o ghibellina. Nel maggio del 1474, si sparse la nuova dell'assassinio di Gabriele Catalano avvenuta a Roma. In Todi l'uccisione fu attribuita a diabolici disegni di Matteo Canale; sospetto reso ancor più fondato dal fatto, che Matteo coi suoi amici chiaravallesi e con fanti assoldati, tosto rientrati violentemente in città, vi suscitarono una minacciosa sommossa. Ma, veduta insostenibile la loro situazione, dopo aver saccheggiato quanto poterono, se ne partirono di nuovo, inseguiti dalla parte avversaria soccorsa dagli spoletini con Giordano Orsini e col conte di Pitigliano: i quali, come aggiunge poi il Mugnoni, si abbandonarono a vituperevoli eccessi.

Il papa inviò il cardinale Giuliano Della Rovere, il quale, aiutato validamente da Giulio Cesare Varano, in poco tempo domò la sommossa, infliggendo esemplari punizioni a quei che l'avevano fomentata. Proseguì quindi alla volta di Spoleto.

 


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[c. 12v]
Al nome de dio et de santa Maria a) (1). Memoria ad quillj verranno,de po nui, como 1474 et addj 16 de jugno al tempo de pontificato papa Sisto quarto b) meser Juliano cardinale de santo Pietro in vincula nepote de papa Sisto quarto c) predicto pose campo ad Spulitj, et colla sua Rev.ma Signoria ce venne el signore Julio cesare Signore de Camereno con piu de quatro mila camertoni, poj ce vene Braccio de malatesta da Perosia Signore di Spello con più de mille fanti perusinj et spellani, poj fulignatj, montefalchesi, asisiani et bevanatj et trevanj con poco numero. Et perché forono inobedientissimi alti commandamentj della prefata Santità de nostro Signore el papa: et anco prima fosse creato, cioè immediate dopo la morte de papa Paulo, ad populo andarono ad Mezanello et ad Castello del monte contado de Tode et arsero et sfasiarono dicte castella (2), et poi pure ad populo andarono ad Cerreto et fecerono guasto grandissimo (3), poi cacciarono de spulitj tutti li gentilominj de Domo,
[c. 13r]et quilli gentilominj da Pianciano, et furono morti due, uno homo et una donna (4): non bastò questo, ebbe in commandamento

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a) In margine: Supra ad c. 4       b) presente (?) che canc.       c) al tempo ... quarto sopralinea.

 

 

 

(1) Dapprima il Mugnoni aveva narrata la spedizione del card. Della Rovere più in breve, come segue, ma poi, cancellata la presente, ne fece un'altra più ampia relazione:

«1474 et addj 16 de Jugno, el cardinale de sancto Pietro ad vincula nepote de papa Sisto se andò ad campo ad spulitj col signore Julio de Camereno con Bracio da Perosia: et quisto per multe inobedientie commisse per spulitini, che prima fosse creato papa Sisto dopo la morte de Papa Paolo arsero spulitini certe cancella de todini; poi fecero lu guasto ad ceratanj, poi caciarono de spulitj tutti li gentilominj de Domo et de quilli da Pianciano, poi mandarono spulitjuj ad tollier la Roccha de tamboro contado de Casia, poj spulitinj missero ad sacco Tode: et per queste cose fo addj 17 de juguo misso ad sacco Spulitj da le dicte gente: addi 21 de jugno furono arse le porte de Spulitj, et confinati vj ciptadini in etenum et circha ad 54 ciptadinj confinatj ad tempo».

In margine si legge:« Tode quando fu misso ad sacco». In fine si rimanda alla nuova relazione con questa nota: «Vide: infra latius».

(2) Di questi fatti che rimontano al luglio-agosto 1471 non si fa menzione dal Sansi. Non è improbabile che essi abbiano relazione colle lotte interne delle due città, che anche dopo ebbero ripercussioni.

(3) Le molestie arrecate dagli spoletini al castello di Cerreto sul principio dell'anno (probabilmente dopo altre precedenti ostilità, di cui é forse sentore ciò che narra il Patrizi Forti, 282) furono loro rimproverate dal pontefice con breve del 3 febbraio 1474, esistente nell'Archivio di Stato di Firenze. Pastor, Il, 477, n. 1.

(4) Il motivo principale della spedizione del card. Della Rovere contro Spoleto va ricercato nelle condizioni interne della città, ove il partito popolare che aveva preso il sopravvento sotto nome di partito guelfo, si abbandonava ad ogni facinorosa impresa sotto la protezione degli Orsini, i quali eranvi così potenti e rispettati da potersi ben dire che Spoleto apparteneva allora più alla fazione degli Orsini che al pontefice. Esso fu che nel luglio 1473, preso pretesto da una improvvisa sommossa che era seguita alla proditoria uccisione di Placido Ancaiani, dai popolari acclamato padre della patria, mandò in esilio i due più autorevoli rappresentanti del partito contrario, Pocciolo Pianciano e Scaramello De Domo con molti dei loro aderenti (Cronaca Perug. Ined. in Boll, cit., IX, 1, 82). Il loro rimpatrio invano fu prima amorevolmente chiesto, e poi ordinato dal pontefice (Sansi, II, 69).

 


<46>da papa Sisto predicto che remectessero dicti gentilominj, non volsero obedire: Jtem andarono pure ad populo ad Cassia, cioè alla Roccha de Tamboro (1) contro li commandamentj del castellano de Spolitj mesere Andrea da Fano episcopo de Racanatj (2): Jtem andarono, statim retornatj ad Spuliti, subito andarono ad Tode, dove Catalani et Ciciravellesi erano in arme, et tandem li spulitinj favorigiando la parte de meser Andrea cacciando de tode la parte de Macteo da Canale a), li dicti spulitinj messero ad saccho multe case et arsero et quadagnarono de molta robba che fo addì 27 de magio 1474 b), et arsero dicti spulitinj multe case, et multe donne fugite in monasteri volsero victuperare: tandem per multi altri demeriti c)
[c.13 v]
la Sanctità de nostro Signore et tutto lu collegio de cardinali, salvo lu cardinale de li Ursini d) - socto favore suo facivano dicti spulitinj questi trasgressi -

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a) Cancellat.       b) et areso canc.      eCancellat.       d) ad canc.

 

 

 

 

(1) Questa spedizione spoletina del maggio 1474 contro Cascia e Roccatamburo, è ignorata dal FRANCESCHINI (Memorie Stor. di Cascia, ivi, 1913) e dal SANSI, il quale però informa della concordia avvenuta nel 1475 (II, 72 sg.).

(2) Andrea Pili del dott. Ugolino da Fano, di cui il Mugnoni avrà ancora occasione di occuparsi, fu un personaggio per lungo tempo addentro nei maneggi politici dell' Umbria. Notammo alcune notizie sugli uffici da lui successivamente ricoperti, nella nostra monografia su Tommaso Pontano e Giovanni Pontano giovane, p. 98. Si laureò nello Studio Perugino. Si trovava fin dal 1440 presso la corte papale quale scudiero di Eugenio IV (Vite di Paolo II in Rer. It. Scr., ediz. Zippel, 119, 50-71); fu chierico di camera; tesoriere del Ducato dal 1444 al 1447 (Fumi, Inventario e Spoglio dei Registri della Tesoreria Apost. di Perugia e Umbria, Perugia, 1901, 50-57) governatore di Foligno (Jacobilli, Discorso della Città di F.); locotenente in detta città nel 1458 (Sansi, II, 48 sg.); commissario pontificio a Perugia pel finanziamento della progettata impresa contro gli ottomani (Cronaca Perug. Ined. in Boll. cit., IX, I, 43). In tale anno egli era rettore del Patrimonio, e conchiuse in nome del papa una tregua fra gli Anguillara e i Vico, come riferisce Michele Canensi, De Vita et Pontificatu Pauli II, ediz. Zippel, 119 sg. Lo stesso Paolo II lo creò governatore di Città di Castello, e commissario pel rimpatrio degli esuli nel 1466 (ivi, 54 e Cronaca di sr. Guerriero da Gubbio, 84). Quindi gli affidò la custodia di Castel S. Angelo con bolla del 22 ottobre 1470 (Zippel, op. e loc. cit.). Nominato vescovo di Recanati da Sisto IV, prendeva possesso di quella sede il 5 settembre 1471 (Calcagni D., Memor. Istor. di Recanati, Messina, 1711, p. 139). Nel 1472 compì le veci di Bartolomeo Della Rovere nella Marca. Fu iniziato al sacerdozio solo nel 1474: ciò non impedì ch'egli nel 1453 ottenesse in commenda l'abbazia di S. Croce di Sassoferrato. Fu nominato governatore di Spoleto nel febbraio 1473 (è inesatto il Fumi, I. cit., 93, ponendolo a questo governo dall' 8 settembre 1474 al 12 marzo 1475), e dopo essersi adoperato, sebbene senza frutto, a riconciliare i cittadini, ne partì verso il settembre 1474 (Sansi, I, cit., 71). Poscia ebbe il governo di Cesena. Il 24 settembre 1475 veniva nominato luogotenente generale della Marca: e morì, a Foligno, nell'ottobre 1476, dove si trovava di passaggio per Roma. Sebbene, così immerso negli affari civili, poco potesse attendere al governo della Diocesi, pure il suo episcopato è degno di rilievo per lo sviluppo dato alla fabbrica del tempio Lauretano. Vogel G. A., De ecclesiis Recanatensi et Lauretana, Recanati, 1859, 1, 230-234. La famiglia Pili, nobile ed antica, conta molti distinti personaggi, fra i quali si deve probabilmente noverare il celebre francescano Giovanni da Fano, prima avversario, e poi uno dei più insigni promotori della riforma dei Cappuccini.


<47>ed excepto el cardinale de Spulitj, et tre altrj cardinalj (1), fo decreto et ordinato che fossero puniti, et per punitione loro fo addj 17 de Jugno messo ad sacco. Et ad maiore loro victuperio, addj 21 del dicto mese, arse le porte de Spulitj, forono sei ciptadinj confinati in perpetuo fore de Italia, et 54 ciptadinj confinati ad tempo (2).

1474 addì 25 de jugno, el prelibato Cardinale de santo Pietro ad vincula pose campo alla Ciptà de castello, perché meser Nicolò de vitelli ciptadino de la Ciptà de castello con sua partisianj se rebellò alla chiesa et non voliva obedire (3).


[c. 14 r] Addì primo de septembre 1474, venne la novella in Trevi como el conte de Urbino avia facto l' acordo della Ciptà de castello et presa la dicta ciptà per la ecclesia.

1474 et addj 4 de septembre, passò per lu burgo de Trevj el prefato Cardinale de san Pietro ad vincula, et una colluj el conte de Urbino et lu dicto meser Nicolò vitellj, che era menato ad Roma ad papa Sisto (4).

1474 et addj 5 de septembre : El prefato Cardinale remise li usciti de Spolitj, cio è certi gintilominj de Domo et de Pianciano cacciati dal populo:

 

 ''

 

(1) L'opposizione dei membri del sacro collegio partigiani del card. Orsini alla spedizione punitiva contro Spoleto, apparisce assai energica, se si tien conto che soltanto 18 cardinali presero parte all'ultimo conclave, e che erano stati elevati finora soltanto due nuovi prelati alla sacra porpora. Oltre a Latino Orsini, membro influentissimo del collegio cardinalizio, e a Bernardino Eroli vescovo di Spoleto, è difficile determinare quali fossero i tre altri cardinali d'opposizione. Si può pensare all' Estouteville e al Gonzaga, che avevano altri motivi di risentimento verso il papa, non approvando la troppo palese sua deferenza pel duca d'Urbino; o a qualche altro che subiva l'influenza del duca di Milano, pronto in ogni occasione ad ostacolare i piani di Sisto IV.

(2) Secondo il SANSI, II, 70, questa solenne punizione, che significava la privazione dei territori, rocche, castelli, privilegi, ecc., sarebbe stata inflitta a Spoleto il 22 giugno, anziché il 20; ed i confinati sarebbero stati in numero di 66, e non di 60.

(3) L' impresa culminante della spedizione del card. Della Rovere nell' Umbria, la riconquista di Città di Castello, alla Chiesa, di cui Niccolò Vitelli s'era reso padrone ribellandosi al pontefice, ebbe pure felice successo, non ostante che lo Sforza e la repubblica veneta, favoreggiando apertamente il Vitelli, ed animando la sua protervia, ostacolassero per due mesi moralmente e materialmente il successo del piano prestabilito dal Cardinal Legato. A por fine ad una situazione che prolungandosi diventava vieppiù ardua e penosa, giunse a buon punto Federico di Montefeltro Duca d' Urbino, il quale, partito da Roma il 23 agosto, fu con rapida marcia a Città di Castello, e intimò al Vitelli un «ultimatum» di tre giorni, ottenendo l'invio di plenipotenziari, i quali proposero ed ottennero una sottomissione a condizioni abbastanza onorevoli pel vinto. Interessantissimi particolari di queste trattative si leggono nella Cronaca Perug. Ined. (Boll. cit., IX, I, 90 sg.).

(4) Secondo la Cronaca Perug. Ined. (Boll. cit., I. cit.), levato il campo il 2 settembre, il card. Della Rovere, insieme col duca d' Urbino e col Vitelli partirono immediatamente alla volta di Roma, ove si preparavano solenni ricevinmenti al trionfatore. Il Vitelli, al fianco del Montefeltro, e insieme a numerosi principi e nobili, prese parte al magnifico corteo, con cui Roma accolse il Della Rovere il 9 del mese suddetto.


<48>
et lu conte de Urbino promisse per quilli gentilominj, et per l'altri con li dicti gentilominj, che viviriano in pace et in quiete inseme (1).

Le porte de Spolitj, che forono a) arse quando fo misso ad sacco, como de sopra, forono refacte sey mesi depoj el facto: siché stecte sey misi senza le porte.
[c. 14 v]
  1474 et addj 21 de aprile, Pierangelo mio patre fece codicillo, et revocò li sey fiorinj lassatj in testamento ad sancto Francisco, poj li pagò per la fabrica, como appare in nel convento de sancto Francisco per manu de ser Constantino.

Jtem Andrea de arcangelo fece quietanza ad Perangelo mio patre, addj 22 de aprile, de tucto quello lassò Bionda sua matre b) ad Nofria sua sorella matre del dicto Andrea.

[c. 16 v] Yhesus. Al nome de dio et de santa Maria sua matre, de li gloriosi apostoli meser sancto Pietro et san Paulo, et de lu glorioso martire et confessore meser sancto Miliano proctectore de quisto populo de Trevj, et de santo Johanni baptista, et de tucti l'altri santj. Amen.

Memoria ad quilli verrano de po' nuj, quando fo reunito el castello de santo Johanni de la botonta c) co lu suo comune de Trevj, che per la divisione grande che era de Trevj suplicarono ad papa Martino quarto (sic) che lu separasse d) da Trevi, et fo in nelle 1430, [idest anno xiij pontificatus pape Martinj et V kalendas aprilis, ut in bulla separationis], et cusì e) è stato separato insino ad 10 de Augusto f) 1474 g): et in que modo è stato reauto (2). Et primo: Sentendo el nostro comune de Trevi, al tempo

___________________

a) s canc.          b) mate       c) bo[c]tonta; c canc.; sepa. e sopralinea reunita canc.      d) ...ro canc.        e) fo canc.         f) jugno canc.      g) In margine: 1474 et adj x de augusto.

 

 

 

 

(1) Le fonti spoletine non menzionano questi preliminari della pacificazione interna, ope
rata per interessamento del card. Della Rovere e del duca d'Urbino nel loro rapido passaggio. Il Sansi dice che ad onta delle speranze fatte concepire dal papa ai cittadini, il legato andava procrastinando la redintegrazione di Spoleto negli antichi diritti e privilegi; e soggiunge che una pacificazione generale ebbe luogo soltanto il 21 dicembre per opera del vescovo di Nocera governatore della città, nella chiesa di S. Simone; mentre l'agognata restituzione della giurisdizione e dei diritti ond'era stata privata, fu concessa dal vescovo di Assisi per commissione pontificia soltanto il 17 settembre 1475 (op. cit., pp. 71 e 73). In occasione della ricordata concordia (celebrata esattamente cinque mesi dopo l'esautoramento della città espresso col simbolico abbattimento delle porte) Spoleto, come accenna il Mugnoni, ebbe un primo pegno di redintegrazione mediante il permesso di rimettere le porte; pegno che divenne però realtà giuridica solo nel settembre dell'anno seguente.

 

 

 

 

(2) Sulla separazione di Castel S. Giovanni da Trevi, cfr. P. 3, n. 4. Trevi non si rassegnò mai a questa perdita. Allorquando essa, dopo la sua temporanea ribellione alla Chiesa, e la breve signoria dei Mauruzi del 1438, implorò l'amnistia da Eugenio IV, non mancò d'insi
nuare la domanda di restituzione di S. Giovanni (Archivio Antico del Comune di Trevi, n. 93 e 95): e il papa infatti con rescritto 3 novembre 1439 ne rimetteva la decisione alla S. Rota di Perugia (ivi, n. 97). Ma non risulta che approdasse all'agognato intento. Nel 1442 la comunità iudarno mandò oratori al papa a Firenze per riavere S. Giovanni (Riformanze, 1442, c. 112). L'anno seguente, dopo un reciso rifiuto degli abitanti di quel castello di pagare i balzelli, i trevani si prepararono alla guerra, e in una imboscata uccisero molti di S. Giovanni. Perciò


<49>
de priorato de Piertomasso de Johannj, già da Cerreto mo' da Trevj, per lu terzero de castello a), et Antonio de Johannj de jaco da Collecchio per lu terzero de Matigia, et Luca de maxio da Santoluca per lu terzero de piano (1), che el cardinale de santo Pietro ad vincula dovia venire ad Spulitj ad campo
[c. 17 r]
et tolgliere tucte le castella de Spulitj, quantunche de sacchigiare non se dicesse, per punitione de loro demeritj, ordinaro li dicti priorj in consiglio che fossero electi nove homini che avessero autorità quanto avia tutto lu comune sopra la recuperatione del dicto castello. Finalmente forono electi Lancilaco de misser francisco, et in suo loco poi lo deputato de commissione de Lancilaco Antonio de federico, Meser Macteo de augustino (2), et ser Johanni tosto d'Angelo per Iu terzero de Castello, et per lu terzero de Matigia fo eletto mastro lohanni de francisco medico, ser Francisco de pierangelo, et Bartolomeo de meser francischino, et per lu terzero del piano Marco de palmucio, Pascucio de santj et Bartolomeo de Johannj. Et tandem congregati inseme li priorj et li nove electj, fo deliberato che meser Macteo de augustino et ser Francisco de pierangelo andassero ambasciadorj ad Tode b) a d In cardinale de santo Pietro c) ad vincula, quale era venuto per lu sacco de Tode, 
[c. 17 v] ad provedere che se le castella de Spuliti se seperavano, che piacesse

_______________

a) per lu... castello giunta marginale.       b) dove canc.     c) Cancellatura illeggibile.

 

 

nel 1455 tra Trevi e Spoleto, che patrocinava i diritti del castello suddetto, vi furono liti che si trascinarono per alcuni anni (ivi, nn. 109 e 110), ed ebbero come conseguenza la rottura delle relazioni con questa città, che proibì l'importazione di qualunque derrata nel territorio trovano (SANSI, II, 55). « Per desiderio del vescovo di Spoleto furono nominati sei delegati per trattare la pace: ma se questa si ottenne, fu passeggera (Riformanze, 1456, c. 6). Nel 1458 vennero mandati al nuovo pontefice Pio II Paolo d'Antonio, Rinaldo di ser Giacomo Pauloni, Francesco di Franceschino Lucarini con istruzioni di negoziare per S. Giovanni (Ibid., 1458, c. 153); ed altre deputazioni gli si presentarono collo stesso intento nel 1459 in occasione del suo passaggio, per l'Umbria e nel 1462 quando si recò a Todi (lbid., 1458, c. 153; 1459, cc. 171 e 174; 1462, cc. 350 e 351). Visto che ogni supplica riusciva inutile, nel 1462 Trevi deliberò contro quei di S. Giovanni delle rappresaglie, come non vendere ad essi le terre e proibire l'uso di un molino esistente presso quel castello (Ibid., 1462, C.334), e infine iniziò in Roma un regolare processo (Ibid., 1463, e. 375). Gli abitanti di S. Giovanni tentarono di fare un molino per uso proprio, ma Castelritaldi, per riguardo a Trevi, non volle concedere l'uso dell'acqua (Ibid., 1461, c. 239) a (Da comunicazione del prof. D. AURELIO BONACA). Era quindi ben naturale che ora, appena trapelò la notizia dell' impresa che si stava divisando contro Spoleto, Trevi cogliesse la palla al balzo per tentare di riconquistare il castello.

(1) La divisione amministrativa del Comune di Trevi in tre terzieri, Castello, Matige e Piano, della quale fa cenno il Cronista anche in seguito, risulta chiaramente confermata dagli atti pubblici; ove è manifesto che da ciascun terziero veniva eletto uno dei tre priori.

(2) Matteo d'Agostino dottore era membro della Confraternita di S. M. delle Lacrime. Fu uno dei deputati presenti all'appalto della fabbrica delle Lacrime dato a M.- Antonio Marchisio il 27 marzo 1487: e al primo lodo di lavori avvenuto l'11 decembre detto (Archivio Antico del Comune di Trevi, Riformanze,n. 155). L'11 aprile 1488 era priore del Comune, ed assisté al secondo lodo dei lavori di M.- Antonio (Ibid.).

<50>
 ad sua Rev.ma Signoria che volesse restituire Santo Johanni ad Trevi (1). Ce fo resposto, che quando era ad Spuliti, et li facti de Spulitj erano spaciatj, che ne tornassimo. Poi fommo col signore de Camereno, et promisse operare per nuj. Posthea a) venne ad Spulitj et fo misso Spolitj ad sacco: et [per] li priori de Trevj de commissione de li nove fo mandato ser Francisco de pierangelo ad Spulitj a b) meser Andrea de Fano episcopo de Racanatj castellano de Spulitj (2). Et c) exposta l'ambasciata, el prefato castellano intercedj per lu nostro comune collo Cardinale predicto che stava in dicta rocha, et se ce dia bona risposta. Dapoj d) el signore de Camereno mandò uno suo cancelliero ad Trevi, et disse alli priori predicti de commissione del prefato Signore como era stato ipso Signore
[c.18 r] colla prefata Rev.+ma Signoria del cardinale Santo pietro ad vincula, et e) che promisse al dicto Signore volere restituire dicto castello, et che voliva la prefata Rev.ma f) Signoria del cardinale che lu comune de Trevi pagasse duemila ducati d'oro, et più et manco secondo che sententiava lu dicto Signore de Camereno. Certo questa cosa fo molesta alli priori et alli nove electi, et fo resposto che non volìa spendere più de 300 ducati, et cusì fo lassato indiscusso. Poj, congregati li priori et li nove, io ordinato che g) Bartolomeo de meser francischino et ser Francisco de pierangelo andassero allu prefato cardinale, quale se era partito da Spulitj che sacchigiato era, et andato in quillo de Bevagnj, et con commissione de offerire octocento forinj ad jpso, et ducento al patriarcha d' Aquilea nepote de papa Paulo et arcievesco de Spaletro (3). Et cusì li dicti ambasiadorj
[c.18 v] andarono, et parlando col patriarcha et offerendo como è dicto, ce respuse in due parole: « quisto è remisso al Signore de Camereno, et alluj non se ne farrà vergogna: el parlare h) al cardinale è vano: et per lu dicto prezo el Signore non voria fare» (4). Inteso li ambasiadorj essere cusì ordinato, como per altri inditij touarono, tornaro in dereto li dicti ambasiadorj et referirono alli priori et alli nove questo. Et, como adcade, Lancilaco

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a) fo canc.      b) al car. canc.     c) et ripetuto.     d) se parti canc.      eCancellatura.     f) S. canc.     g) Cancellatura.      h) al car. canc.

 

 ''

 

 

(1) Questi negoziati si svolsero nella prima metà di giugno, antecedentemente al sacco di Spoleto avvenuto il 17 di detto mese.

 

 

 

 

(2) Intorno ad Andrea Pini  Pili da Fano, cfr. p.22,n.5 c.13(2).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(3) Lorenzo Zane arcivescovo di Spalatro, patriarca di Antiochia, non già d'Aquileia come scrive il Cronista, nepote di Paolo II, sotto il cui pontificato ebbe grandissima influenzi (v. Canensi, passim) partecipò come tesoriere di S. Chiesa alla spedizione del card. Della Rovere nell'Umbria (Pastor, Il, 733; e Garampi, Saggi di Osservaz. sul valore delle antiche monete pontificie, Roma, 1766, Appendice, 127 sg.).

(4) La parte così importante che in questo negozio si attribuisce a Giulio Cesare Varano, non può ridursi tutto ad un semplice espediente escogitato dal legato per concludere l'affare col maggior profitto possibile. Il Varano infatti godeva presso il papa d' una particolarissima predilezione. Ora poi il contributo personale arrecato nell'attuale impresa di Todi e di Spoleto, faceva di lui uno dei più influenti soggetti dello stato ecclesiastico.

 

 

<51> de meser francisco andò ad Camereno per altre sue facenne, et parlando col signore, et lu signore dolendose del nostro comune che non voliva fare questa spesa, disse che confortasse la comunità de Trevi ad spendere a) dudici centonara de ducati d'oro, dece centonare per lu cardinale et ducento per lu pratiarcha, certificando che se questo la comunità de Trevi non faciva
[c. 19 r] in eternum b) se ne lavasse le manu, perché era venduto ad un altro signore. Certo vedendo li priori et li nove questa cosa referita per Lancilaco et podere essere vera, fo deliberato che meser Nicolò et ser Francisco de pierangelo andassero ad Camereno al signore, et che facessero el meglio podivano. Et cusì andarono et sforzaronose de fare per manco prezo, et non podectero. Tandem tornarono li ambasiadori ad Trevj. Et in questo tempo jntrarono de priorj Baptista de miliano de La pigia per lu terzero de castello, et per lu terzero de Matigio Mastro Johannj de francisco medico c), et per lu terzero de piano Marino de berardo de Santo lorenzo. De po' questo li dictj priorj mandarono li dicti meser Nicolò et ser Francisco al cardinale predicto,
[c. 19v]
quale stava ad campo alla Ciptà de castello. Et finalmente, inteso el signore de Camereno quale era andato in dicto campo, et parlatj col dicto patriarcha, concluso fo per mille ducati per lu cardinale et ducento ducati per lu patriarcha (1). Et facta conclusione, el cardinale mandò ser Nicolò de ser pietropaolo da Spello vicario de Santo Johannj, et fo caciato via ser Tomaso de urbano da Spolitj che era vicario del dicto castello; et lu dicto vicario, cioè ser Nicolò, comandò ad octo hominj de Santo Johanni d) che andassero in campo al dicto cardinale; et cusìi andarono, et intesero la voluntà de papa Sisto 4°. Tandem quatto tornarono indereto, et con quistj ce vene uno commissario per nome mesere Berardino da Capodistria doctore, et andato ad Santo Johanni expose la imbasciata et voluntà del cardinale. Tandem li homini de Santo Johannj non volsero obedire
[c. 20 r]
jmo addemandarono termene tre dj de mandare ad Roma e) alli loro ambasiadorj, et se lu papa voliva che tornassero allo comune de Trevj erano contenti, et se non veniva risposta infra tre dj che se obedisse al cardinale. Tandem el quarto dj non essendo venuta cosa in contrario, andò lu commissario ad Santo Johannj inseme co li priorj et sindicj et volendo mectere in possessione lu comune de Trevi del dicto castello, supervene uno breve del papa quale commandava che se soprasedesse in dicta cosa, perché avia inteso che era scandalo de la provincia: et de questo ne fo cagione lu cardinale de Spulitj. Tandem lu commissario et li priorj et altri homini de Trevj se tornarono scapecialj con vergogna et mancamento, intanto che
[c. 20 v]da tucti vicini, como sonno quilli de Montefalco et de Campello,

_______________

a) ducatj canc.     b) se canc.      c) Mastro Johannj de francisco medico canc.       d) par ripetuto.        e) et se n. canc.

''

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) La quietanza per mille ducati d'oro, stornati in conto del sussidio o di altre tasse camerali, rilasciata dal cardinal legato, il 20 agosto 1474, esiste nell'Archivio Antico del Comune di Trevi, n. 135.

 

 


<52>erano delegiati. De po' questo tornò in campo el prefato mesere Berardino et una colluj meser Nicolò de nieser Macteo da Trevj ambasiadore del comune, et una con quisti quillj duj de Santo Johannj che portarono lu breve: et nanti che quisti jongessero in campo, sopervene uno breve dal papa che era dirizato al dicto cardinale de Santo pietro ad vincula, dove diceva che, non obstante altro breve avesse in contrario scripto sopra lu castello de Santo Johanni, che commandava che omne modo el dicto castello se restituisse al comune de Trevj (1). Et junti in campo li dicti mesere Berardino, mesere Nicolò et li dicti de Santo Johannj, retornaro in dereto con commissione, che se non volivano obedire, che se acampigiasse. Et Bracio de
[c. 21 r] malatesta da Perosia ebbe in commissione che ce venisse ad campo: et mandò Bracio un suo cancelliero alli homini de Santo Johannj ad notificare tucto questo. Finalmente, inteso li homini de Santo Johannj essere questo la voluntà del papa, delibera[ro]no de obedire, et in dì de santo Lorenzo, che fo addi x de augusto 1474, li homini de Santo Johannj renderono le chiave del castello al dicto commissario (2): et lo dicto commissario, quale era intrato in Santo Johannj, una con mastro Johanni a) uno de li priorj, et una con meser Nicolò et ser Francisco de pierangelo scindici del comune de Trevj, consignò le chiave del dicto castello et de la torre alli dicti scindicj in nome del comune de Trevj: et con multi altri hominj intrarono in dicto castello, et jurarono b) fedeltà al dicto comune, como appare per publico instrumento c). Et intorno al dicto castello, quando fo preso per lu comune de Trevj, ce stavano più de octocento homini da Trevj armati, dubitando d)
[c. 21 v]  delli homini de Spulitj. Finalmente non volsero li homini de Santo Johanni intrassero lu populo in nel castello per paura che non fusse sfasiato: ce ne intrarono circha ad 40 homini: et lu comune de Trevj volse per stagio sei hominj de Santo Johanni, che non facessero tradimento duppio: quantunche non bisognasse, perché ipsi venivano senza fraude, et perché non podivano fare altro, et lu comune de Spulitj non li podiva adjutare. Et forono li dictj homini receutj como l'altrj e) contadinj ad offitij et altrj honorj, et cusì ad altrj carchj. Et fo facta la junta alla bussula de li offitij, et [per] fare cosa ad quilli hominj grata, forono missi sej de li priorj, uno camorlengo et nove

_______________

a) con mastro Johanni, canc.     b) jurano canc.         c) et iurarono ... instrumento postilla marginale.     d) de canc.      e) t. canc.

 ''

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Nell'Archivio Antico del Comune di Trevi, nn. 132 e 133, si conserva, oltre ad uno strumento di possesso del castello per parte del card. Della Rovere, in data 10 luglio 1474, anche la lettera in forma brevis con cui lo stesso cardinal legato il 4 agosto predetto restituiva il tanto conteso possesso del castello e del territorio di S. Giovanni al Comune di Trevi. Le trattative fin qui ricordate dal Mugnoni sono quindi anteriori a questa data.

 

 

 

 

(2) La deliberazione del consiglio tenuto da 54 uomini di Castel San Giovanni sopra l'assunto se si dovesse o no ubbidire agli ordini del card. Della Rovere, e il processo verbale della definitiva reincorporazione del castello a Trevi, conservasi nel citato Archivio, n. 134: reca la data 8 agosto 1474.

 

 


<53>
consiglieri (1); et cusj le cose passarono con honore et utile, et quilli che se facivano beffe de trevani a), remasero in dolore et affanni et scapecialj. Et multe altre cose forono che qui non sonno scripte per non stendere in troppo scrivere. Et sia facto fine ad laude [de] dio, et de santo Lorenzo, et de santo Johanni, et de li altri santi. Amen (2).

 

[Braccio de malatesta de baglionj da Perosia et lu comune de Fuligni sonno intrate in promissione per lu comune de Trevj, che sotto pena de x milia fiorini, per la mità aplicatj a la camera apostolica et per l'altra alli homini de Santo Johanni: et promissero anco per li homini de Santo Johanni socto pena de dece mila fiorini, per la mità al comune de Trevj et l'altra al comune de Santo Johanni] b) (3).

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

1477 et addì 3 de octobre in di de venardj tra le due et tre hore, in dj de santo Francisco, nacque Francisco angelo mio figliolo, ciò è lu venardì ad sera che sequitava el dì del sabato. Fo baptizato in dì de domeneca addj cinque de octubre. Baptizolo donno Santj de cola priore de santo Miliano (4). Questo fo quando io era cancellero de Monteleone, et cusì fui advisato da mio patre.

Compari forono:

Pace de cicchocto,

Simone de franciscj da Ponze,

Antoniutio de antonio da Fabrj,

Jacobo del torchio da la Fratta,

Contessa de baglione dalla Pigia

et duj altri da Marano c).

_______________

a) Trevj canc.       b) Braccio de malatesta ... de Santo Johanni postilla marginale. Nel ms. si verifica una lacuna, per cui la numerazione delle cc. va da 21v a 25r e la narrazione dall'anno 1474 salta al 1477        c) In margine: Natività di Francesco angelo mio figliolo

 

 

 

(1) Nell'Archivio Antico del Comune di Trevi, n. 136, si conserva copia dei capitoli concessi agli uomini e al castello di S. Giovanni, 22 agosto 1474. « Quei di S. Giovanni promisero di riconoscere il podestà e gli ufficiali di Trevi e gli altri deputati pubblici, facendosi di ciò garante Foligno. E Trevi concedette alcune esenzioni, compresa quella del mantenimento delle strade e dei torrenti, eccettuati i fiumi Clitunno e Sportella al cui mantenimento dovevano concorrere anche quelli del castello, e il torrente Tatarena che passa per il detto territorio. Venivano rimesse tutte le spese del passato, con l'obbligo per parte di S. Giovanni di non fare fortificazioni nuove ed opere di guerra. Durante il 1475 varie riformanze sono dedicate a quest'oggetto: fra l'altro fu deliberato che quei di S. Giovanni potessero liberamente eleggersi una Congregazione di sei anziani e diciotto deputati. E le cose andarono così, sembra pacificamente, fino al 1502» (Da comunicazione del prof. D. Aurelio Bonaca).

(2) A questi avvenimenti così importanti, il SANSI, II, 70, non concede che un puro e semplice cenno di riferimento.

(3) Della deliberazione presa dal Comune di Foligno il 4 settembre 1474 per garantire I' osservanza del capitolato concordato tra Trevi e Castel S. Giovanni da parte di quest'ultimo, si conserva copia in detto Archivio, n. 137.

(4) Su Sante di Cola, cfr. p. 10. c.7 r, nota(5). 

 

 

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