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ANNALI

di Ser Francesco Mugnoni da Trevi - dall'anno 1416 al 1503

 

Sezione 3a - dall'anno 1482 (18 settembre) al 1484
da pag. 70 a pag. 84 dell'opera a stampa

 

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Nota:Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina del testo a stampa "Estratto". Tra parentesi quadre in grassetto[ ] il numero della "carta" del manoscritto originale, così come figura nel testo a stampa.
Le parole divise a fine pagina sono state trascritte per intero nella pagina dove erano iniziate.

Il richiamo * e le relative note in grigio sono stati apposti con la presente trascrizione


<70>
[c. 38 v] 1482 ed addj xviij de septembre venne novella che el magnifico Ruberto de Arimino, per la grande fatiga ebbe quando rumpì lu campo del duca de Calabria che era contra la ecclesia, morj, et la Santità del papa Sisto quarto mandò el cardinale de Milano ad mectere in possessione de Arimino el figliolo de prefato Magnifico Ruberto (1).

Item ad xx dj del dicto mese venne novella in Trevj che el duca de Urbino, che era gito ad defesa del marchese de Ferara, chè la Signoria de Venetia glie faciva guera, morj alli bagni de la Porrecta dove era gito per guarire. È vero lu proverbio: li bagni de la Porrecta, o te ucide o te necta (2).

Jtem addj primo de octobre, in palazo del podestà, per uno famiglio del podestà de Trevj, intisi de certo che el marchese de Ferrara era morto et veniva dicto famiglio da Forly, che el mandava el dicto podestà che stava ad Forly, et che avia auta licentia de tornare ad casa sua per xvj dj (3).
[c. 39 r] Jtem addj nove de octobre le gente de la chiesa venero a), le quale venivano per socorre Cisterna. Andarono fantj da Trevj: tornarono addj xviij, et dissero che Cisterna era perduta (4).

Tanto agio scripto delli altruj factj, voglio scrivere delli mey.

1482 addj septe de octobre de lunidj nantj dj ad vi hore, el bono Bartolomeo misse focho in nel cellaro suo b) et di sopra jo dormìa colli mey figliolj. Jo dormiva: me svelgliaj col fume et puza. Subito nudo saltay fore del lecto, et ad pena me missi le mutade et la camisia, pilgliaj li mey figliolj

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a) venero canc.               b) et de sopra jo na ... canc.

 

(1) La morte di Roberto Malatesta, secondo i dati più attendibili, sarebbe avvenuta il 10 settembre. La Cronaca del Mugnoni, non benevola al Riario, sul quale alcuni fanno ricadere il sospetto, infondato, ma pur largamente diffuso, d'averlo fatto morire di veleno, sta a convalidare la tesi del Pastor II, 561, n.1, che del resto è confortata da altre testimonianze non sospette. Fu creduto che il Riario avesse le sue mire su Rimini: ma quanto ciò sia poco ammissibile, lo mostra il fatto che il dì appresso alla morte del Malatesta, che non lasciava legittimi eredi, il papa si affrettava a legittimarne la prole naturale, e ad investire Pandolfo della Signoria della città; di cui, come attesta il Mugnoni, fu messo in possesso dal cardinale Stefano Nardini, quegli che aveva ospitato Roberto Malatesta moribondo nel suo palazzo, quando da Val Montone fu trasportato in Roma.

(2) Federico di Montefeltro duca d'Urbino morì il 10 settembre, essendo capitano generale della coalizione formata dal Re di Napoli contro la lega veneto-papale per la guerra di Ferrara.

(3) Questa notizia infondata della morte di Ercole d'Este, a cui fa il paio l'altra non meno fantastica registrata in questo tempo dalla Cronaca Perug. Ined., della morte di Roberto Sanseverino, fa sospettare che l'immaginazione popolare, sulla guida di predizioni astrologiche, a cui si prestava allora cieca fede, andasse cercando la morte d'una terza celebrità guerriera, da aggiungere a quelle del Malatesta e del Montefeltro.

(4) Citerna era stata presa di mira dai Fiorentini fin dall'agosto, quando essi appresero che il Malatesta invece di arrecare efficace aiuto a Città di Castello, chiamato presso Roma da più urgente necessità contro l'esercito napoletano, non avrebbe più ostacolato il loro colpo di mano.

 


<71>
nudj et portaelj fore a) de casa in ne la strada gridando: al foco, al foco. Sonò la campana all' arme; concorse multa gente. In questo mezo, quantunche lu fume fusse pieno in casa, jo cavaj li mia librj et certi pannj, poj fo rupto 1'uscio del cellaro, et fo ramorto el foco. La matina sequente feci formare lo processo
[c. 39 v] contro de Bartolomeo de incendio, et fo citato quando tornava col venerabile prete donno Johannj, che tornava b) de piano che avia colte le mela: et quando glie fo presentata la cedula donno Johannj venerabile prete, digno de essere ingabiato, et ipso Bartolomeo me assaltarono in piaza. Non per paura avesse de loro, per c) li figliolj piccolj che avia ad governare, prisi partito de (non) fare colle manu, ma fare recorso al podestà et ad sua corte, et cusì feci, col una commissione che avia dalla Rev.ma Signoria del patriarcha de Anthiosien. Governatore de Perosia cum podestà de legato et avia autorità sopra li pretj (1). Subito veduto la corte d) del podestà questa comissione, mandò per e) donno Johannj, prete indigno et digno de essere (in) carcere. Speranza balìo volendo farglie commandamento f) da parte de prefato patriarcha, glie volse dare uno punio. Jnteso questo la corte del podestà mandò el cavaliero ad pigliare: subito fugj, et lu cavaliero glie corse dereto, et poj dono Johannj sceleratissimo prete, chiamando Bartolomeo, con sassi
[c. 40 r]
fererono el cavaliero et lu officiale. Ad questo corse Pierfelice trombecta, dicendo ad me: « dove vaj, traditore », et adminò collo cultello ad me g). Poj el venerabile ingabiato prete usci fore de casa co spada allato et lu mantello advolto al bracio et con spiedo, et Bartolomeo col sbiedo et partisiano, cursero in piaza gridando: «dove sonno quisti traditori ». Ad questo se levò el popolo ad remore. Li priori, che erano Antonio de piermartino, Pietro de cola del ruscio et Francisco de philippo de michele da Lepiciche, volsero repugnare ad ipsi, forono quasi mortj. Ad questo se scoperse la nimicitia che era tra Trincie de meser francisco et Gaspare de ser Antonio, perché Gaspare biasmava l'acto tenuto, et Trincie prestava favore ad quillo scelerato donno Johannj. Et fo si grande lu tumulto, che non remase, per la bestialità h) et poco sentimento de donno Johannj, che non se tagliasse ad pezi più persone: ché ce era de qua et de là, tra li dictj Gaspare et Trincie, multj juvenj con arme. Jo era ad questa in casa de meser Natibè, et venero multi ad notificare questo: stava ad cena che era hora de xxiiij. Apresso se levò da taula, et con multi armatj socto mantelli vene in piaza. Et in questo passando per piaza in compagnia de miser Natibene, intray i)
[c. 40 v]
in palazo de li priori, et meser Natibè me aspectò più de una hora de nocte. Finalmente glie manday ad dire che tornasse ad

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a)del cel... canc.       b) tonava (sic).       c) la famiglia canc.       d) la corte ripetuto.       e) donno Joh... canc. e riscritto.      
f)
che...de canc.       g) et ad questo ... coltello ad me scritto in margine.        h) bestiliata (sic).        i) meser Natibè in...
canc.

(1) Il cardinal Giovan Battista Savelli.


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casa et poj mandasse al palazo più persone in mia compagnia per tornare ad casa. Et io remasi in palazo. Et li priorj scripsero lectere al vesco de Spolitj et a locotenente de Fuligno meser Baptista de lunarj da Racaneto homo digno ad omne governo (1), et advisalj de questo tumulto et sollevatione.

Or intendete, voj che legerite questa memoria, maiore scandolo che ebbe ad sequire: ché venendo in piaza meser Natibè con multi homini, et io colloro, ce scontramo in Trincie et a) in mastro Johannj medico da Trevj (2), et andavano con multj in su et in giù per la piaza. Jo dissi b) «que cosa è questa». Allora magistro Johannj disse con una accidia et rampogne c): «se ce fussi stato tu, l'averestj ben veduto». Deliberò meser Natibè de dire: «va mo tu et farlice venire». Se el diceva, erano tanto confiatj li stomachj de Trinci et d) mastro Johannj contro meser Natibè et e converso, che era la disolatione de più homini: ma meser Natibè, homo dignissimo,acorto, patiente, savio e), pesato in omne
[c. 41r]
suo gesto, bono et acustomato, se retenne et la sua grande prudentia suplì alla bestialità f) de magistro Johanni, che novellamente se era aparentato con Trincie.

La matina sequente subito vene lu locotenente del patriarcha predicto, et, intese queste materie, andò ad casa de quisto doloro irregulare donno Johannj, et fece descrivere la sua robba aplicata alla camera apostolica. Poj fece dare tre tracte de corda ad dicto Perfelice in mezo dì et de jovedì quando era el popolo al mercato. Chi è quisto trombetta per la sua mala fama, ché non è tempo de dire de le sue tristitie et falsità, lassarò in altro loco. Poj donno Johannj se fugì g) (da)a Trevj, et vene con salvoconducto. Le villanie et mancamenti glie disse el locotenente allo dicto donno johannj, non serr(ì)ia lengua h) che podesse recitare. Finalmente se soctomesse

 

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a)et in meser n... canc.       b) questo canc.        c) rapogne (sic).        d) et ripetuto.      e) acorto ripetuto.      
f
) bestiliata (sic).       g) fugirono (sic).        h) legua
(sic).

 

 

 

 

(1) Iacobilli, Discorso della città di Foligno, p. 47, ricorda il Lunari fra i locotenenti di detta città nel 1482, e pone ancora il doti. Giovanni da Cantalupo nominato il 20 aprile 1482.

 

 

(2) Si tratta di M.° Giovanni di Francesco da Orvieto, nominato medico di Trevi il 30 ottobre 1469, e restatovi a dimorare come cittadino per lunghi anni, forse finché visse, prendendo parte attivissima alla vita pubblica. Il 18 dicembre 1485 questo eximius legum el medicine dottor veniva deputato insieme a Natinbene Valenti e ser Giovanni Gabino, a definire la lite con Foligno; il 30 marzo viene condotto come medico comunale per un anno, ed è detto treviensis; il 22 luglio 1487, al tempo della predicazione del B. Bernardino da Feltre, fu eletto dei tre Deputati pacerii et officiales publice honestatis; il 23 luglio detto, veniva nominato dai Priori dei sei probi e spettabili cittadini pro examinandis constitutionibus Venerandi patris fratris Bernardini et super componenda pace inter discordantes; il 4 novembre detto, è uno dei Sindaci del Comune nello strumento di pace con Foligno. Riformanze Comunali, ad diem. Il cronista dei dissapori avuti con lui si vendica cancellando il suo nome nei luoghi in cui lo aveva nominato. Vien ricordato appresso, un suo figlio Francesco. Aggiunge una nota marginale posteriore che il loro casato è Lupi. Non siamo in grado di affermare se M.° Giovanni di Manno morto nel 1499, e menzionato come valente dottore trevano dal cronista, sia lo stesso che la persona di cui qui si tratta

 

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al iudicio del locotenente, promisse de pagare in che ser(i)ia condennato in forma camere, et poj o che volesse o che no fece compromesso co meco et promisse in perpetuo non me offendere sotto pena de ducento fiorini, per la 3a parte che observasse (sic),
[c. 41 v] la terza alla camera apostolica, et l'altra al comune de Trevj, et promisse per uno mese che Bartolomeo non me offenderìa. Sua ricolta fo Bartholo de meser francischino, che la volse fare ad me: jo non volsj: et Marco de ser Johannj. Et fo rogato meser Macteo d' agustino da Trevj notaro publico in presentia de li dicti priorj et più altrj.

De po questo, circha addj octo de poj, ciò è addì xvj, fo mandato uno comandamento ad donno Johannj che dovesse gire al patriarcha ad Perosia: et andò luj inseme con Bartolomeo: et finalmente se retrovarono in Perosia, et forono missi in presione, et poj (rilasciati) con ricolta che glie fece fare magistro Gasparre dalla Roccha contrada, lo medico che fo medico de Trevj. Et lì sonno statj più jurnj in Perosia, et quatro volte el dj se representavano denantj al patriarcha o ad suo auditore. Et fo cosa miracolosa che Bartolomeo se medismo se messe in pressione, che voliva occidere me o mia figliolj. Jo non ho voluto notificare questo al patriarcha: immo in loro utilitàm et scampo, in nome del comune de Trevj,
[c. 42 r] como cancelliero del comune, ho scripte lettere bone al patriarcha, al locotenente, ad Guido de balglionj: et pocho accepta a) è stata mia fatiga. Poj ce venne uno ser Jo. baptista de ser gregorio da Fuligno notario de malleficij del podestà de Perosia, mio amicissimo b), ad examinare testimoni contro dicti donno Johannj et Bartolomeo. Jo lu pregay che se portasse honestamente in loro favore et non hasperasse la cosa peio che non è, ymo mitigasse. Quisto ser Jo. baptista fu mio notario de mallefitij quando jo fuj iudice de meser Cipriano da Fuligno podestà de Fabriano, et lu dicto ser Jo. baptista fece multi piacerj ad donno Johannj et ad Bartolomeo quando forono in presione. Siché ad dio et non a lloro sia facto questo bene.
[c. 42 v]
     1482 et addj xxj de octobre, lu popolo de Spulitj andò in nel contado de Fuligno in nella montagna, et arse lu burgo de Verchiano et le case delle ville de Rasiglia, et de più de sey ville arse: pigliarono presioni: amazatj homini: et femene sforzate, fo dicto.

1482 et addj secunda novembre, comparay jo Francisco el cellaro da Antonello de jacouccio de pietro de coltellino procuratore c) dellu dicto Jacobucio, como appare speciale mandato per manu de ser Galiaso de ser Jaco: posto in Trevj acanto le mura del vado de Baglione, lato le heredj de ser Angelino de santj, Antonio de paulo de vico et le case de Melchiore de gaspare, via, altrj latj; per prezo de 23 fiorinj et bolognini 20. Fo rogato ser Francisco de pietro de cozo, presente Nicolò de pierfrancisco, Perfrancisco de munaldone, Ciccho de feljtiano de lena et Pace de cicchocto.

1482 et addj 23 de novembre, donno Johannj et Bartolomeo promissero non offendere me et mia figliolj in perpetuo socto pena de cc ducatj d'oro,

 

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a)è stata mia fatiga canc. e riscritto.       b) amicisissimo (sic).       c) de dic... canc

 


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per uno a) terzo aplicata alla camera apostolica, per l'altro terzo al comune
[c. 43 r] de Trevj, per l' altro alla parte che observasse. Fo facto in palazo, in presentia de li priorj Berardino de ludovico de capella, Gilio de septe et Pietro de miliano de cicchaglia et Musillo balio et più altrj. La ricolta fo Marco de ser Johannj et Benedicto de antonio de pietro de massio. Messer Macteo de augustino fo rogato de la promissione predicta. Et simile promissj jo, et fo mia ricolta dicto Benedicto et Andrea de paulo de luca.

Sonno statj in presione ad Perosia li dicti donno Johannj et Bartolomeo più de uno mese et ànno pagata una grande pena.
[c. 43 v]
     1483 et die xv mensis januarij die mercurij, jnter horam primam et secundam noctis nata mihi filia una b) cuj nomen imposuj Antoninam, et die xvij januarij in die sancti Antonij fuit baptizata, et compatres fuerunt Antonius permartinj et Ventura vangeliste, et dopnus Marcellus permartinj prior sancti Milianj baptizavit eam (1). Et accelerata fuit abatizatio dicte filie, quia inceperat morj; sed deo non placuit prout desideraveram: quia omnia sunt in potestate dominj et non in nostra voluntate: quia nescimus quid petamus c).

1483 et die iij februarij, Anday ad Fuligno per ambasiadore del comune, et parlando con meser Catalinangelo de vitelleschj da Foligno, clarissimo utriusque juris doctore (2), disse ad me, et cusì ho trovato essere vero, che per uno commissario mandato dalla Santità de nostro Signore papa Sisto ad vindicare d) el delicto facto per spulitjnj ad fulignati, como de sopra è facto mentione, che spulitinj sonno statj condenati in 80 milia ducati d'oro,

 

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a) 3 canc.      b) quam vocavi canc.      c) In margine: La natività de una mia figliola.      d) vidicare (sic).

(1) Marcello di Permartino Petroni, succeduto a Sante di Cola come priore di S. Emiliano di Trevi, resse per molti anni questo beneficio. Nel 1487 pose la prima pietra del tempio delle Lacrime, nel 1499 era ancora priore. Durastante  Natalucci, ms. cit., menziona il suo testamento come rogato nel 1507 dal notaro Benedetto Petroni di Trevi. Ma un figlio di Nicolò Mugnoni fu battezzato il 21 aprile 1504 da don Francesco di Baiocco, forse coadiutore del Petroni, a cui, secondo il Natalucci, successe don Ottaviano Petroni.

(2) «M.r Caterino o Catellangelo figlio di Vitellesco fu dottore e Commissario nel 1462 Podestà d'Orvieto, dopo essere stato Huditore del Governatore di Narni: morì al 4 febbraio 1485 e fu sepolto con nobil' Iscrittione In mezo la Cattedrale di Foligno con l'Arme de' Vitelleschi, che dice:


SEP. FA. CLA. V. I. D.
DOMINI CATERINI DE
VITELLEN. DE FVLGINIA ET SVORVM DESCENDEN.».

Iacobilli-Onofri, Delle famiglie nobili di Foligno, ms., c.33r

Lo scopo dell'ambasciata di Francesco Mugnoni, cancelliere comunale di Trevi, sebbene qui non si dica qual fosse, non è difficile indovinarlo, se si pensa che Foligno e Spoleto, che si trovavano allora in guerra, cercavano di attirare Trevi in proprio favore, come apparisce da un gruppo di tredici lettere a tale scopo dirette dalle due città alla magistratura trevana, dal 21 ottobre 1482 all'ultimo gennaio 1483. Archivio Antico del Comune di Trevi, n.147.

 

 


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et in 18 milglie ducati d'oro per danno, interesse et in crimine lese maiestatis et li conestavoli chiascuno in 400 ducatj, l'altrj in ducento per uno. [Et niente de meno non pagarono coelle] (1).
[c. 44 r]
    1483 et addì ultima de marzo, et dì de domenica, et lu primo dj de pasca de resurectione: Li figlj de Minicuccio de Johannj de pucipto et lu figlio de Pietro de petrone da Fabrj amazarono duj filgliolj de Bruscaglia da Fabrj, uno de xiiij annj, l'altro de sey annj. Et duj annj prima uno de li figli del dicto Minicuccio amazò lu dicto a) Bruscaglia, et poj dicto dj amazarono li sua figliolj, perché non voliva fare la pace. Et quando li dictj homicidialj volivano amazare, li dicti mamulj de Bruscaglia si inginochiarono addomandando misericordia, et quilli crudelj li scanarono. Et in dicto dj erano venutj li dictj mamulj per fare la pace. Et se Menicucio patre de li homicidialj, quale se diceva fo cagione della morte de Bruscaglia, fusse stato punito, non sequiva tanta crudeltà. Finalmente venne in tanta abominatione al popolo el dicto caso, che fo mandato per lu locotenente del governatore de Perosia et del ducato che stava in Fuligno, nominato meser Baptista da Racanatj, et vene ad Trevj, et fece sonare all'arme, et b) convocato multe gente con fatiga, perché non venivano ad Trevj le persone perché ce era la peste, tandem con paura venero, et fo portato lu confolone ad le case che avia in Piagia, et lì dalle fondamenta fu scarcata la casa, et vino et altre cose andarona in mala parte. Et quisto fo lunedj de pasqua, addj primo de aprile. Et martedj de pasqua che fo secondo dj de aprile tucto el popolo col confalone andarono
[c.44 v]
ad Fabrj, et lì in Fabrj la casa da fundamentj scarcarono, et poj lì de fore de Fabrj, ad una casa del dicto Menicuccio grande, bella et bona, digna de uno grande ciptadino, quella casa, inseme con una bella colombara, da fondamenti ruinarono et scarcarono. Poj andarono ad tucte le possessione, et ulmj, pergole, cerque, nuci, alvanj mozarono et fo facto un grandissimo guasto. Ad questo intervenero tucto el popolo, circha ad mille hominj. Poj facto questo se partì el locotenente colli dictj homini et populo et venero ad sancto Martino de la pieve, dove lì apresso avia dicto

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a) patre del dicto de li dicti canc.       b) et ripetuto.

(1) « ... Il papa il 23 novembre vi mandò per Commissario Iuffedo Morone da Pietrasanta, il quale fabbricatone diligente processo, trova haver li Spoletini commessi li sopraditti misfatti: perciò adì 31 de gennaro 1483 stando in Montefalco da sentenza contro detti spoletini, privando li detti trenta cittadini di tutti li offitij, honori e privilegi che bavevano ; e condannò ciascuno a pagar 4000 fiorini d'oro di pena; e la Comunità di Spoleto, come consapevole et instigatrice di decti mali, la condanna in 20.000 Marche d'argento; e per il ferimento di detto Domenico de Jacovello in 400 fiorini d'oro per ciascuno de' detti inquisiti, alli quali jnquisiti per decto homicidio e incendij e sacrilegj, confisca i beni per la Camera Apostolica; e le duplicate pene per essere stato de nocte: e la restitutione di tutti li beni tolti e dati alli padroni, da restituirsi e pagarsi de detti trenta cittadini; et il danaro da restituire riduce a fiorini 17,355 di Marca da pagarsi da detta Comunità e da detti trenta huomini inquisiti in termine di un mese al Tesoriere della Camera Apostolica». Iacobilli, Annali, ms., ad annum.


<76>
Minicucio una chiusura de olive: et juuto el confalone del comune lì, fo moza tucta quella chiusa. Fo retrovata multa robba anescosa, parte in nelle fosse, parte in nelli ulmj che erano cupi dentro, et parte in cima de certj ulmj dove ce era el melaio, cioé uno loco dove li contadinj repongono le mela. Poj et dopo questo, addj 4 de aprilis, de jovedj, de fore de la porta de san Fabiano, lì in nella ca' de san Fabiano, che la tengono li figly de Liberato de ser Bartolo a) per timore de la peste che in Trevj è, fo facto un consiglio generale et della maiore cerna et de li xviij, et de maturo consilio forono lecti certj edicti et capitoli et statutj, et misso ad partito forono ordinatj li più terribilj statutj et reformanze che may fossero intisi contra li homicidiarij (1).
[c. 45 r]    1483 et die 22 aprilis, pagay ad Santa fiorinj 15 et boligini 34 per restitutione de dota per la mità mia, in palazo denantj al podestà Honofrio de pape (?) da Roma et meser Simeone d' Asisj: fo rogato ser Tomasso de gabrielle et fo presente donno Johannj et Bartolomeo consentientj alla quetanza.

1483 addj xv de jugno, andò el campo ad la Ciptà de Castello: che se partiero le gente de la chiesa da Tode: ché aviano tolte certj usìtj de Tode certe castella, corno fo lu figlio de Macteo da canalj et sua partisianj (2).

1483 et addj prima de luglio pagay ad Pieronia mia sorella in presentia de Gregorio de antonello et Jovanino de nicolò da Fabrj fiorino uno de fiorini 3 li qualj lassò Pierangelo alley. Fo rogato ser Johan gabino de la quetanza.
[c. 45 v] 1484 et del mese de febraro, Jntisj como li spulitinj de loro condenatione dello incendio facto in quello de Foligno, della pena et loro conde
natione,

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a) Bartolo canc e riscritto. In margine: addj 4 de aprilis ... ser Bartolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) L'episodio raccontato dal Cronista che pone in così piena luce l'alterno contrasto di luce ed ombre che si trovano in perpetua tenzone negli spiriti medioevali e del rinascimento, tremendi negli odi fino ai più disumani eccessi, e avidi ad un tempo d'idealità e di giustizia,

ha lasciate tracce nell' Archivio Antico del Comune di Trevi, nn. 148 e 149, ove si conserva un Breve di Sisto IV dell' 8 aprile 1483. Egli ordina ai Magistrati di Spoleto la cattura degli omicidi di Fabri. Con un secondo breve del 12 aprile detto, ai Priori, Anteposti e Consiglieri di

Trevi, conferma le deliberazioni di materia criminale accennate dal Mugnoni, che dice essere stati « li più terribellj statuti et reformanze che may fossero intisi contra li homicidiarij ».

 

(2) Avendo la fazione Catalanesca espulsa da molti anni dalla città la parte Chiaravellese, questa s'era data ad infestare castelli e ville del Todino, e, non rinunciando a qualsiasi mezzo onde rimetter piede nelle patrie mura, spesso provocava sanguinose scaramucce cogli avversari. Affin di ristabilire un po' d'ordine, Girolamo Riario vi mandò una parte delle sue truppe, che, riavuti a patti alcuni castelli, levò il campo per ricongiungersi col resto dell' esercito ecclesiastico presso Città di Castello: lasciando che alle sue spalle si ripetessero poco appresso gli stessi disordini. Cronaca Perug. Ined. (Boll. cit., IX, II, 225 sg.).

 

 


<77>
fo remessa et perdonato, mediante el conte Jeromino, che adpresso del papa Sisto multo valiva, si como se diciva a) glie fosse figliolo(1).

1484, 28 de marzo b), Essendo el comune de Trevj venuto in grande nimicitia con fulignatj per loro demeritj, fo facto bandimento che nulla persona de Trevj podesse gire alla fiera de Fuligno. Vedendo el comune de Trevj questo, provedecte de fare la fiera in Trevj c). Forono mandate lettere patente per tucto lu paese, et in Marcha, in d) Montagna, et in Patrimonio, et in Ducato, ad notificare la fiera che comeza e) in Trevj addi xxviij de marzo. Et finalmente durò dece dj, et fo la più bella fiera che may se vedesse. Fo bandita per l'anno sequente libera. Et forono facti per li mercatantj forastierj più denarj
[c. 46 r] che ad Fulignj, et dixero quillj mercatantj che forono inelglio tractati che in Fuligno, et più guadagno et più spacio ebero che in Fuligno (2).

Jtem dicto tempo valse la coppa del grano bologninj sexanta f).

Jtem 1484 et addj 27 de aprile, comparay da Jaco de carnevale la chiusa de li piantunj in nelle carpenete, lato la terra mia, per fiorini 24. Fo rogato ser Johannj gabino (3) in presentia de Benedicto de Antonio, de Pietro de massio et Casiolo de barnabeo da Lapigia in casa mia.

[c. 46 v]1484 et die xxiij de magio.

Li massarj et homini de Castel novo, per l' antiqua et moderna amicitia anno auta et anno colla magnificentia de meser Natibene delli valenti g) da Trevj, fo invitato ad pescare lu fosso de castello: et foce pigliato del pesce: et fo facto dignissimo convito per honorare el prefato meser Natibè,

 

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a) se diciva scritto sopra linea, forse più tardi.       b) et addì 28 (?) de marzo canc. e riscritto.      c) et comezò canc.      
d)
in ripetuto.        e) comez[av]a: av canc.         f) Segue un breve tratto in bianco.        g) delli valenti
riscritto da altra mano sopra una abrasione.

(1) La diceria, tanto diffusa in questo tempo per opera degli avversari politici di Sisto IV, che il cardinale Pietro e Girolamo Riario fossero figli naturali del papa, ha avuta una esauriente confutazione nella Civiltà Cattol., III (1868), 417 sg.; dai moderni storici quasi universalmente è relegata tra le tavole favole.

Di questo condono di pene ottenuto agli Spoletini dal Riario, non si trova cenno in Sansi, che di quanto riguarda tale avvenimento parla in termini piuttosto laconici.

 

 

 

(2) Nell'Archivio Antico del Comune di Trevi, si conserva (n. 153) un fascicolo di 13 cc. ove sono raccolte varie informazioni circa tali discordie con Foligno, sulle conciliazioni trattate, ecc., dal 27 aprile al 15 dicembre 1484. Questa fiera fu tralasciata nel 1498, come attesta lo stesso Mugnoni.

 

 

 

(3) Ser Giovanni Gabino fu uno dei cittadini più autorevoli di Trevi. Il cronista lo ricorda più volte: egli fu incaricato di rogar l'atto per la costituzione del collegio notarile di Trevi. L' 11 ottobre 1485 fu nominato operale delle Lacrime; il 18 dicembre 1485 veniva costituito plenipotenziario per le paci di Foligno, con M.° Giovanni medico, e Natinbene Valenti; il 27 marzo 1487 presenziò all'appalto della fabbrica di S. M. delle Lacrime preso da m.° Antonio Marchisi; l' 11decembre detto e l' 11 aprile 1488, assiste come testimonio all'atto con cui Pierantonio Mesastri di Foligno assumeva l'obbligo di dipingere la parete vicina alla cappella di S. Sebastiano in S. Martino di Trevi. Riformanze Comunali, ad diem.

 


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multo splenido a) et sumptuoso de omne carne et vivande et vinj et pesce. Et lì ce forono ad quillo convito più de Lx ad magnare, con multi altrj loro benivolj oltra ad quelli del castello. Et par digno de grande memoria, che Marco de palmucio de età de apresso de novanta annj, vecchio et persona de grande statura che pare una maestà, capo de famiglia, che dixe lì che erano tanti in casa che volivano el mese octo some de grano per magnare, che omne anno montava some novantasey. Or qual famiglia è et fo may in Trevj, né in nel suo contado, che unesse una famiglia cusì unita, et che fosse sì grande che lograsse l'anno some 96 de grano? (1).

[1492 addì 21 de septembre in die de santo Mactio, Andò el prefato meser Natibè ad Castelnovo per fare fare una addunanza de quilli homini. Facta l'adunanza, fo perduto omne cosa lui fece proporre: et non fo persona che lu invitasse ad bere, se no uno avìa un pane et non avìa vino. Et foglie donato certo pescie piccino: volse cocere, non trovò olio. In tanta disgratia è venuto dicto meser Natibè.

1493 addì primo de magio fo sepellito meser Natibè predico predicto perché duj dì prima morì de morte istantanea: et vide infra ad c. 93.]

1484 et addì secundo de jugno vene novella che el protonotaro de Colona fo preso et messo ad sacco la, casa sua, et quella de cardinale de Colonna, et infocate, et arse et spianate, per la disobedientia che mostrò al papa Sisto 4° (2): poj b) andò el campo ad uno castello de quisti collunisi chiamato Marino: et addì xij del dicto mese vene novella che quìsti colupnisi con multi aquilanj asaltarono quisti

[c. 47 r] ecclesiastici che c) stavano a la badia de Grocta ferrata: et lì fo facta grande rocta, et guasti più de cento cavallj de quilli della ecclesia, et presi presionj de qua et de là, et morto ce fo Leone da Monte secco grande et reputato conestevale de la ecclesia et in grande prezo tenuto (3).

_______________

a) spelnido (sic).       b) add... canc.        c) stava canc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) È veramente degno della più grande considerazione questo superstite esempio di vita patriarcale nel cuore dell'Umbria, stando esso a dimostrare come vi fossero tenuti sacri i vincoli di famiglia e di sangue, e donde traessero vigore quelle tremende e invincibili fazioni, che ad onta dell'indole mite di quegli abitanti, pur sparsero di tanto sangue e di tanti lutti le città e i castelli della bella regione.

 

 

 

 

 

 

(2) L'antagonismo dei Colonnesi e dei Savelleschi colla politica di Sisto IV, manifestatosi fin dall'inizio delle ostilità del papa con Napoli, era venuto accentuandosi in Roma in forma semre più stridente. Gli ultimi torbidi a cui allude il Cronista, si ricollegano a certe contese tra i Valle e i Santa Croce succedute in gennaio, che avevano di nuovo messo di fronte i Colonna e gli Orsini. Il 29 maggio scoppiò la rivoluzione. Lorenzo Oddone Colonna, detto il protonotario, s'era trincerato nel palazzo del cardinal Colonna, dove, vani riuscendo gli inviti rivoltigli dal papa a desistere, fu espugnato a viva forza da Leone da Montesecco e fatto prigioniero. SIGISMONDO DE' CONTI Le storie de' suoi tempi, I, 190 sg. ; INFESSURA, Diario della città di Roma, ediz. Tommasini, 1158.

(3) Leone da Montesecco, fratello di quel Giovan Battista che si trova coinvolto nella congiura de Pazzi, e come lui condottiero, successe al fratello nella carica di «capitaneus custodiae


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1484 et adì xiiij de jugno morì Santa mia matre: cuius anima, in pace requiescat. Amen.

1484 et addì xx de luglio. Frate Mactia de ser Simone da Trevj monaco de santo Benedicto delli frati de monte oliveto (1), recetò in consiglio corno la Santità de nostro signore papa Sisto quarto avia conceduta all'ordine de Monte oliveto la badia de santo Pietro in bovaia. Et a) adciò sia noto ad quillj che in futuro verano et abia notitia de questa cosa, si è che ineser Tomasso de valenti b) da Trevj essendo abate della dicta abatia, mosso da bono spiritu, deliberò de renuntiare la dicta abatia allu prefato ordine
[c. 47 v] con anua pensione et salva sibi dignitate abatialj. Et così fece: et per vigore della dicta renuntiatione è devenuto in nel dicto ordine, monaci de bona vita et de bono esemplo, et utilissima cosa ad tucto quisto populo, et in grande devotione c): et cavata de le mano de quilli cardinalj, che tucte le abatie se le chiamano in commenda: et sparagnate multe spese et danni et malj che el comune et li parochianj averiano patutj quando fusse dicta abatia venuta in manu del qualche cardinale. Mo' da quisti monaci sempre se ne ha infinite elimosine et bonj fructj. Advisando, che el comune de Trevj ha pa-

 

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a) adci... canc.      b) Anche qui la parola Valenti è stata riscritta sopra una cancellatura, probabilmente non dal cronista.       c) et tanta canc.


 

 

palatii apostolici». Nel dicembre 1483 veniva spedito nell'Umbria da Girolamo Riario a liberar Camillo Vitelli dalle mani di Lorenzo Giustino, che lo teneva assediato nel castello di Cilaba. Cronaca Perug. Ined. (Boll. Cit., IX, II, 236 sg.). Il PASTOR, II, 507, n. 2, asserisce che il Montesecco figura come prefetto della guardia del corpo negli anni 1479, 1484 e seguenti: ma il Mugnoni, e la Cronaca testé citata, p. 241, precisano al 1483 la data della morte di detto condottiero.

(1) Frate Mattia da Trevi tenne uffici elevati nel suo Ordine. Essendo morto nel 1467, l'Abate Generale Francesco Ringherio poco dopo la nomina, egli, insieme coi Visitatori, tenne la carica di Proabate Generale, fino alla nomina del nuovo titolare avvenuta nell'aprile 1468. Durante il suo breve interregno eresse la Biblioteca di Monte Oliveto, a spese d'un tal Ludovico da Terni fratello d'un religioso olivetano a nome fr. Pietro. LANCELLOTTI, Historia Olivetana, 51; BELFORTI, Cronologia brevis caenobiorum ... Montis Oliveti, 113.

Fr. Mattia da Trevi apparisce nelle Tabulae familiarum dell'Ordine Olivetano, come appartenente alla famiglia di S. Pietro di Bovara nel 1485, vale a dire fin dal primo ingresso degli Olivetani in quel monastero, essendo priore fr. Vincenzo da Milano. Il Cronista riferisce che fr. Mattia fece venire a Trevi, in detto anno, per incarico della Comunità, come custode della miracolosa effige di S. M. delle Lacrime, quel fr. Antonio da Lodi, che suscitò poi intorno a sé tanta auge popolare e fama dì santo, e predisse allo stesso fr. Mattia la morte non lontana. Questi infatti morì per la peste che infierì a Trevi tra il 1485 e il 1486. La sua morte risulta anche dal Necrologium Olivetanum che si conserva presso il monastero di S. Francesca al Foro Romano, fra i decessi dell' anno 1486, notando espressamente essere avvenuta a Trevi. Onde risulta inesatta la notizia, contenuta nel ms. Genuina Istoria del presente Monastero di S. Pietro in Bovara, compilato nel 1724 da Durastante Natalucci, secondo il quale fr. Matteo sarebbe morto a Monte Oliveto nel 1485.

 

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gatj a) tucte le denarij che montano le bolle, et costano più de octanta ducatj d'oro, secundo se dice (1) b).

[c. 48 r] 1484 et in nel dì de lunidì addi xxvi de luglio*, per la innimicitia nata tra fulignati et trevanj, et amazato uno Berardo c) de martino de stefano, lu popolo de Fuligno collu popolo de Trevj se afrontò insemi in confinj, et con honore grande el popolo de Trevi se spartì da quillo de Fuligno. El sequente dj che fo martidj, addi xxvij de luglio, ce vene, como ciamato, uno gintilomo da Spulitj ciamato Ludovico da pianciano, con fantj adpresso ad cc, tra quilli de Orzano, Camoro, Pisignano, Campello et Beroite: et condùssese el populo de Trevj in confinj con lo dicto adiuto, facto capitaneo el dicto Ludovico, et misso in ordine bene omne cosa, se quillj da Fulignj

 

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a) circha ... canc.      b) 1484 et addj [et in nel dj] de martedj et addi XXVII, in capo pagina canc.       c) Santj canc. e corretto.

 

* Questa dettagliata ricostruzione dei fatti che portarono allo scontro con Foligno, tanto vivacemente narrata con accorata partecipazione, è stata integralmente ripresa da Bernardino Lattanzi, Storia di Foligno, Vol III, t. I, IBN, Roma, 2000, p. 166 (all.XI).

 

(1) L'abbazia di S. Pietro di Bovara, eretta verso il 1158, fu presa sotto la sua protezione da Alessandro III che le concesse il possesso di molte chiese, con bolla del 23 marzo 1177, confermata poi da Celestino III, Innocenzo III, ed Onorio III. Bartolomeo da Pisa, De Conformitatibus, ricorda la predilezione che ebbe S. Francesco d'Assisi per la chiesa di S. Pietro di Bovara. Sotto il lungo governo del decrepito abate Ruggiero, il monastero vide decadere la vita religiosa, e rimase spogliato di molti beni ; sicché si pensò di unirla al Monastero di Sassovivo, come avvenne con atto del 31 maggio 1334, suscitando le proteste ed una recisa opposizione da parte dei Ghibellini di Trevi, i quali impedirono che l'unione avesse effetto e fomentarono disordini. Finché estirpata la signoria dei Trinci, e uccisi e sopraffatti i Nobili spadroneggianti in Trevi, venne nominato abate, l'11 aprile 1442, Tommaso di Francesco Valenti, dichiarato con sentenza del Governatore del Ducato legittimo investito, e indipendente dall'abate di Sassovivo. Il Valenti, che il Mugnoni loda per la sua profonda virtù onde i concittadini lo ebbero in alta venerazione, s'adoperò a rivendicare all'abbazia i suoi legittimi possessi, trovandosi a lottare coi Signori Manenteschi di Trevi e con altri usurpatori. Tentò eziandio di ricondurvi l'osservanza religiosa. Ma deluso e sfiduciato, rinunziò l'abazia di Bovara in mano di Sisto IV in favore dei monaci Olivetani, secondo Iacobilli il 19 luglio 1484. Tale unione, per la sopravvenuta morte del papa, veniva confermata dal successore Innocenzo VIII il 12 settempre dello stesso anno, prendendone possesso fr. Domenico da Lecco, come abate generale di Monte Oliveto, e come priore fr. Vincenzo di Milano. Iacobilli , Cronaca del monastero di Sassovivo, 227-235; Lancellotti, Histor. Olivet., I, 25 ; II, 39.

Quanto alla riserva dei diritti abbaziali, così aggiunge il citato Lancellotti: Et quia Valentius abbatiam, nulla sibi re inde servata, libere dimiserat, F. Dominicus Leucanus, qui Rempublicam Olivetanam summa loco moderabatur, tanta praesulis benignitate perspecta, mediam annui census partem in singulos annos viventi a fonasterio concedi voluit, publicunz etiam omnium, quod ad illud pertinent, facultatum procuratorem et patronum renuncians.

Il passaggio di S. Pietro di Bovara agli Olivetani nel 1484, lo si deduce anche dal fatto che nelle Tabulae Familiarum dell'Ordine esistenti nell'Archivio dell'Abbazia di Settignano, solo dal 1485 figura lo stato di famiglia per Bovara, il cui superiore è solo Priore fino all' anno 1490, cioè alla morte di Tommaso Valenti, dopo di che ha il titolo di Abbate.

Risulta peraltro che alcuni anni prima del 1484 il Valenti aveva già in animo di rinunziare l'abbazia di Bovara agli Olivetani: giacché il Consiglio Comunale di Trevi in data 2 aprile 1478, in ordine ad una supplica in cui esponeva animatum esse renunziare velle eius abbatiam fratribus sive monacis Montis Oliveti, deliberava con 70 voti favorevoli e 5 contrari, di assumere a carico della Comunità la spesa delle bolle. Archivio Antico del Comune di Trevi, n. 141.

 

 


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ce venivano più; pilgliato el monte de Matigia per quilli da Trevj, ciò è per li homini del terzero de Matigia, et quilli del piano stavano al ponte della torre Matigia: et quilli del terzero de castello, mesticatjce de quilli de Spulitj con multi del piano et de Matigia, deliberarono de andare insino alle forche et lì mustrarse: intanto che forouo circha ad x che passarono el fosso et andarono insino
[c. 48 v]
ad quella magestà che sta de la a) de le forche verso Foligno: et lì el dicto Ludovico li volze retrare: non potecte: intanto che lì ce forono morti quatro de Urzano, et Antonino de bartolomeo sartore da Fabrj, et prima ce forono lì morti duj da Foligno. Et fo sfassiato el cavallo socto al dicto Ludovico, et stecte ad periculo de non essere morto. Dio l'aiutò et santa Maria sua matre benedecta sempre virgene. Et que se abia ad sequire, non se po extimare altro che male, imperoché le dicte morte de homini sonno sequite perché certi da Trevi, cioè Palmiro de Miliano de... b) con Antonello de jaco de polza, amazò uno de Fuligno per vendecta che el fratello de dicto Palmiro fo sbodellato da uno de quilli da Verchiano (1).

 

_______________

a) verso fu ... canc.       b) Abrasione in luogo del nome Ciccaglia

 

 

(1)Intorno all'azione svolta dalle autorità per aggiustare pacificamente le contese fra Trevi e Foligno, si conservano nell'Archivio Antico del Comune di Trevi, n. 250a, tre lettere di Francesco Insegna Vescovo di Assisi e Locotenente di Foligno, le quali lumeggiano ancor meglio i fatti qui narrati, aggiungendo interessanti particolari sull'ostinata pervicacia dei Trevani, e sugli eccessi a cui essi si abbandonarono anche verso il Legato. Ne dobbiamo la trascrizione alla cortesia del chiar. Conte Tommaso Valenti

« Magnifici domini Priores amici nostri charissimi Salutem.

« Nui ve mandammo jheri, cio è die IJ Augusti, per ser Marino de Ausoino da Camereno nostro spetial messo, una lettera che la Signoria R.ma del legato con una delle nostre: per tutto el camino el nostro messo fo securo excepto in su la porta de Trevi, dove le vostre guardie ci volsero amazare. Lasso da canto che diciano: Chomo non ce à mandato Monsignore uno dei soi; o como non c'è vinuto lui: dio sa se fosse tornato mai l'uno ne l'altro a Fulingi. Nuj, como continuamente se pò provare, sempre ne semo operati ponere pace fra fulignati et voi, ma con tempo se vederà per chi: e noi ne dolemo tanto quanto mai se po dire delle arte che avete tenuto al nostro messo, non per respecto della nostra propria persona, non per la nostra lettera, non per l'ofitio quale è xtemato, ma sola mente per la poca obedientia e niuna reverentia che avete hauta al nostro R.mo monsegnore legato. Haveremo creduto che veduto el nome suo posto nella lettera a tergo, e veduto el suo segillo, la dicta lettera non l'aveste occultata con la nostra, ma umilemente e riverentemente ve l'aveste posta sopra del capo con proposito e voluntà de ubedire e fare tucto quello ve commandava la R.ma Signoria, la quale, uti scriviva el vostro bene e commandava el vostro utile, lui in questa provincia representa la persona de N. S. Credetece che, come per tempo vederite, non avete facto bene de havere fatto violentia al messo suo e nostro de haverlo voluto tagliare a pezi. Sempre li miss de li Sopriori sonno franchi et liberi e da tucti li Signori potentati del mondo e da tutte le cità e commtmità a tali messi se fa honore et non spavento, li se dona el suo viatico e non li se menaccia tagliàlo a pezi. Per quisti se manda le lettere, e con lettere se cerca levare li scandoli e mettere pace. Se è vero o no el lassamo judicare alli vostri savij. Sapemo le lettere de la R.ma Signoria del legato con le nostre essere in manode' trevanj, per tanto operatene con onge (sic) industria e ingegno de retrovarle e fate legere nel vostro publico conseglio e obedite a la R.ma

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Et lu principio de tanta tribulatione et innimicitia nata tra trevanj et fulignatj : perché li spulitynj commissoro lu incendio grandissimo in quello de Foligno, ciò è in nella montagna, credectero che trevanij ce tenessero manu. Ma menticiono per la gola: chè quando io fui cancellerio de Trevj la prima volta, per parte del comune forono advisatj li fulignatj che spulitinj facevano fanti, et per non credere forono offesi. El perché n'è sequito

 

S. del legato e a nui suo vicario e locutenente, ché vi giovarà. Date resposta a la lettera de sua R.ma S. e a la nostra, che veramente la sua R.ma S. e noi non cercavamo se non el vostro utile. Sappiate che la soperbia, la estimatione e la vendeta in questo mondo hanno operato grandissimmi mali, e Dio Signore del celo e della terra ha castigato superbi ostinati e vendicanti: e non voliate perseverare de male in pegio ma mutate proposito, e lassateve regere a la S. R.ma del legato el quale non solamente è aptisstmo reggere e governare questa provincia e remediare alti standoli intervenuti tra Folingati e trevanj, ma è sufficientissimo a reggere tucto el mundo. Date ordine che li nostri missi siano per la strada e in Trevi bene veduti, como per tucto el teretorio de Fulingi et in Fulingni li vostri e tucti quilli che sonno venuti da Trevi sonno stati, sonno al presente e sempre saranno ben veduti e accarezzati. Sopra tucto ve confortiamo, volemo et commandamovi sotto pena de vinti milia ducati da aplicarse alla Camera apostolica, che né voi trevanj né vostri contadini né vostri provisionali non intrino armati nel territorio de Fulingni, certificandone che ve ne pentirete. Per altre nostre lettere ve havemo certificato che folingnati non se noverando mai, e non se seriano mossi contra de voi, se voi non ve fossete mossi contra loro e venuti quasi uno milio mezo nel lor territorio. Non date cagione a maggiore male, obedite, respondete a le lettere como è decto de sopra e farite bene. Bene valete. Fulginie iij Augusti 1484.

« F. Episcopus Assisien.
« Fulginie, Trevi, etc., Vicarius et locumtenens ».

 

«F. Episcopus Asisiensis Fulginie Trevjj etc. Vicarius et Locumtenens.

«Dilectis nobis Prioribus Antepositis Consilio et Comuni Terre Trevij salutem et Mandatorum Nostrorum obedientiam.

«Essendo alli dì passati assai scandali controversce et guerre intervenute intra voj Trevani e Fulingati è necessario se proveda che non s' agionga male al male e che se pona fine a simile discordie e contraversie: considerato el danno, mancamento e ruina che de ciò po siquire: et massime intendemo noi certo da Orzano e da Camoro con alchuni de vostri Trevani questi di esser corsi presso a Verchiano per amazare uno. Alchuni altri de' vostri pur essere veduti armati in su li confine de Folingi et non certo per bene, e alchuni altri andare canto al Timia, per quello de Montefalcho, como spioni. Nui essendo certi queste cose summamente dispiacere alla Santità de N. S. e a la S. Reverendissima del legato, et tenendo nuj questo loco per quella, devemo iuxta ogni nostra possibilità provedere renmediare e obviare a li scandoli, guerre et homicidi, quali potessimo intervenire: per tanto, per auctorità del nostro officio, tenore presentium ve commandamo sopto pena de vinti milia ducati d' oro, li quali de facto se contrafarite applicamo a la Camera apostolica, che per niuno modo, sotto niuno quesito colore, per lo avenire permitete niuno Trevano, Terriero ne contadino, ne ancho niuno forostieri con voi confederato, onino armati con alchuua generatione de arme interesse, conversare, dannificare, ne alchuno altro male operare nel territorio, contà né destreto de Folingi.

« E similemente ve commandamo, Canonica movitione premissa, sotto pena de dui milia ducati d'oro, d'aplicalli etiam de facto non obedendo voi a la camera apostolica, che in spatio de uno dì de poi la receptione della presente, el quale ve assignamo per ultimo e peremptorio termino, debiate con effetto mandare li vostri oraturi devanti a noj alla ciptà de Asise como loco comuuo da una parte e l'altra dove nuj resederimo, li quali vengano con pieno et suficiente mandato a tractare, componere e terminare ogni diferentia, scandolo, discordia e male

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tanti scandoli, ché quilli da

[c. 49 r] Fuligni robarono li homini del contado de Spulitj in quello de Trevj, et quilli de Spulitj robbarono li homini de Fuligni in quello de Trevj. Seguitando più oltra, tornando ser Pietro de ser gentile da Spello, che era stato podestà de Spello et avia aùto lu starnardo, et con multa compagnia passando a) per Fulignj, forono certi de quilli che accompagnavano lu dicto ser Pietro che gridarono: «orso, orso, san Ponzano, san Ponzano». El popolo de Fuligno se levò, et serrate le porte, et presi quilli che non ce ebbero né colpa né defecto, per duj tristi che gridarono: et ebero multe bastonate b), robbati et imprigionati. Et de po che quisti uscierono de prigione, de po multi misi, forono bastonigiatj certi da Fulignj, et maxime uno da Verchiano fo ferito da Nicolò nepote de donno Felitiano et cognato del dicto ser Pietro: et certi altri che ebbero quelle bastonate in Fulignj dectero certe bastonate ad certi da Fulignj in nel borgo de Trevj. Et dopo uno anno da poi, quillo da Verchiano trovò Bartolomeo de miliano de cicchaglia in una hostaria de Verchiano et si lu sbodelò: et lu dicto Palmiro amazò quillo da lu Scandolaio che stava ad pescare:

[c. 49 v] et li parenti del dicto morto amazò lu dicto Berrado: et lo seguente dj forano amazati li dicti c) quatro da Camoro et da Orzano: et cusì è. proceduto; et la cosa sta mal tagliata.*

1484 et addì xij de augusto ad cinque hore et de Jovedì, morì papa Sisto quarto, et addì xiii de angusto vene la novella in Trevj della dicta morte la matina (1).

1484 et addì xxviiij de augusto ad xii hore fo creato papa Jnocentio octavo (2) d).

1484 et addì xvij de octobre, et die dominico e). Fo facta sollenne processione per li fratrj dello observantia de santo Francisco; et fo inseme con quisti il vicario della provincia de frati minori de observantia frate Evangelista

_______________

a) da canc.           b) bastone (sic)         c) tre canc.        d) Piccolo spazio in bianco.         e) In margine: de loco fratrum sancti Martini hic supra ad cart. 30 et infra ad c. 74.

 

intervenuti fine a questa hora, et che per lo avenire potessono intervenire per qualunque ragione tra voi e Folingnati ...

« Datum Folginie sub nostri maioris sigilli impressione, iij Agusti mcccclxxxiiij.

« leg. Scamilio ».

La terza lettera dell'Ingegno è di accompagnamento dell'inviato Giovanni Scidone familiare del Podestà di Trevi, raccomandando di trattarlo bene.

Iacobilli non conosce circa questi fatti che ciò che narra il Mugnoni a cui ha attinto. Aggiunge che nel gennaio 1485 «il Comune di Perugia s'obbligò per X mila ducati che Foligno e Trevi non si offenderanno più». Annali cit., a. 1484 e 1485.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* Questa dettagliata ricostruzione dei fatti che portarono allo scontro con Foligno, tanto vivacemente narrata con accorata partecipazione, è stata integralmente ripresa da Bernardino Lattanzi, Storia di Foligno, Vol III, t.I, IBN, Roma, 2000, p. 166 (all.XI).

 

 

 

 (1) Altri documenti, citati dal Pastor, II, 575, dicono che Sisto IV morì all'ora quarta di notte del 12 agosto. La Cronaca Perug. Ined. (Boll, cit., IX, II, 242), indica erroneamente la data 16 agosto. Ancora una volta notiamo la celerità con cui tali notizie venivano trasmesse.

(2) Fonti autorevoli assegnano al 29 agosto la proclamazione dell'elezione di Innocenzo VIII, alle 9 del mattino. Burchardi, Diarium, I, 62,

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de Perosia dignissimo predicatore, et predicò in piaza, et

[c. 50 r] fece una nobile predica. Mossa la processione da piaza con multo populo, andarono ad santo Martino loco novo facto per li frati della observantia, et lì denanti alla porta de la chiesia nova fo lecta la bolla de papa Sisto, el quale concediva che dicto loco se podesse pilgliare per li dicti frati, et commandava Sua Santità che se chiamasse dicta chiesia Santo Sebastiano sine preiudicio tertij. Et perché li parochianj de santo Martino non erano contenti se mutasse el nome de santo Martino dove era la chiesia antiqua, a) et chiamavase la pieve de santo Martino la chiesia vecchia, et essendo preiudicio alti dictj parochianj, fo sollenemente, in dicta processione et aprehensione de dicta chiesia, chiamata santo Martino, et retenesse el nome de santo Martino como antiquamente era. Cantò la messa sollene messer Tomasso de ser francisco de valenti da Trevj abate de santo Pietro in Bovaria (1).

[c. 50v] 1484 et addì xxvj de octobre, lo Magnifico Cavaliero b) doctore in utroque iure et conte famoso doctore Meser Pierfilippo de martorellj, poy chiamato de li Ursinj, da Spolitj, et ser Andrea de paulo de andrei da Spolitj, mandatj dalla comune de Spolitj ad terminare li confini tra Trevj et Montefalco, per la qual cagione continue venevamo ad arme, et foroncie morti homini per defendere dicti confini, finalmente terminarono et dectero sententia sopra dicti confini (2) c).

_______________

a) et chiamase canc.             b) me ... canc.               c) Spazio in bianco.

 

(1) L'abate Valenti, come si è ricordato, aveva ceduto il fondo su cui sorse il convento: meritava dai Frati dell'Osservanza quel segno di ossequio a cui accenna il Cronista.

F. Evangelista da Perugia, della famiglia Baglioni, ricoprì per molti anni elevate cariche nel suo ordine. Fu eletto per la prima volta Vicario Provinciale nel 1477, nel quale ufficio fu confermato, per la terza volta, nel 1490. Lo stesso anno veniva costituito arbitro delle vertenze tra Terni e Cesi, a cui accennerà a suo tempo il Cronista. Il 24 maggio 1493 fu eletto Vicario Generale: mori in tale carica il 5 agosto 1494 a Ragusa, ove trovavisi in visita. P. Antonio da Stroncone, L'Umbria Serafica in Miscellanea Francescana, VI, passim.

(2) Le differenze tra le comunità di Trevi e Montefalco erano di antica data: avevano origine da diritti sulle acque, e dai confini territoriali. L'Archivio Antico del Comune di Trevi, conserva una pergamena relativa a facoltà concessa a Montefalco il 16 novembre 1262 di scavare il fiume Timia, revocata poi nel 1279 (nn. 4-7); e una sentenza di Francesco Patrizi da Siena Vescovo di Gaeta in data 11 agosto 1462 su tutte le divergenze di confini, diritti sulle acque, etc. (n. 115b ). Il Consiglio Comunale di Trevi il 25 maggio 1478 deliberava di dare ampio mandato ai Priori « pro tollendis orroribus et si qui essent extirpandis inter Falconenses et hanc comunitatem propter confinia» (n. 141. Riformanze).

La questione risorgeva nel 1484. La comunità di Trevi perciò faceva intimare a quella di Montefalco, con un precetto del Locotenente del Legato di Perugia in data 27 settembre, l'ordine di eseguire al più presto alcuni lavori sul fiume Timia (n.151a). L'affare fu trattato pacificamente. Montefalco rispose il 28 settembre (n.150b); e il 17 ottobre il consiglio trevano decretava di rimettere la soluzione di quella divergenza al Comune di Spoleto (n.151b), che deputò come giudici arbitrali i due illustri cittadini Pierfiippo Martorelli e ser Andrea di Paolo.

 

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