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Le memorie francescane di Trevi

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(D. Aurelio Bonaca, Le memorie francescane di Trevi, Estratto da Studi Francescani, Anno XIII, n° 1, Firenze, 1927- pagg. 61)

II parte: I CONVENTI FRANCESCANI A TREVI

 § 7. – Due cimeli francescani.

Non posso terminare la raccolta delle memorie francescane di Trevi senza parlare di due oggetti, che devono considerarsi cimeli francescani.

Il primo oggetto appartiene alla Chiesa di S. Emiliano ed è una campana del 1341. Quella campana ha forma snella e stretta, come si usava in quell’epoca. Misura cm. 101 di altezza ed ha un diametro di cm. 85.

L’importanza di questa campana sta nella rarità dei sacri bronzi di epoche antiche. Questa di Trevi, senza essere una rarità, è da annoverarsi certamente tra le molte antiche d’Italia. Fu fusa in orvieto nel 1341, nei tempi cioè in cui si costruiva il celebre Duomo, per commissione del Guardiano di S. Francesco, fra Dionisio da Nocera. Il fonditore si chiamo Mastro Giovanni da Orvieto.

Intorno alla parte più alta della campana si legge una iscrizione in caratteri gotici, che deve leggersi così:

"In nomine Domini Amen. Anno Domini MCCCXXXXI tempore Domini Benedicti Papae XII Frater Dyonisius de Nucerio Guardianus fecit fieri. Mentem sanctam spontaneam in honorem Domini et patriae liberationem. Verbum caro factum est. Ave Maria gratia plena Dominus tecum. Ora pro nobis Beate Francisce. Hoc signum magister Johannis de Urbeveteri me fecit: Sancta Maria ora pro nobis".

La campana appartenne certamente alla Chiesa di S. Francesco. Come sia stata poi portata a S. Emiliano non ho potuto trovare certezza, come mi è stato impossibile precisare se sia stata pagata o no alla Chiesa di S. Francesco.

Da vaghe memorie che rimangono in Trevi credo che la storia della campana possa ricostruirsi così: essa squillò dall’alto del campanile di S. Francesco fin dall’epoca napoleonica; quando Napoleone ordinò la requisizione delle campane, questa e quella più grande della Collegiata furono insieme nascoste sotto terra. Passata la bufera, le due campane furon tratte fuori, ma, non essendo tornati più i frati, quella di S. Francesco fu posta sul vecchio campanile di S. Emiliano e quando, perla ricostruzione della Collegiata, anche il campanile fu abbattuto, la campana, insieme alle sue consorelle, andò a far sentire a sua voce argentina su di una piccola costruzione provvisoria. Qui rimase fino al 16 marzo 1925, nel qual giorno fu calata a terra per esser posta nell’interno della Chiesa di S. Emiliano. Una nuova mole campanar8a era sorta, e un nuovo concerto di campane era stato ordinato dal R.mo Priore D. Francesco Peticcchi,. I vecchi bronzi, già discordanti tra loro, non avrebbero ben armonizzato sulla nuova grandiosa opera, e la campana più grande, fusa a Trevi dal trevano Antonio Petrolini ne 1775, fu venduta alla Chiesa della frazione delle Picciche, e l’altra, quella francescana, fu riguardata come un oggetto Da doversi gelosamente custodire. Dopo quasi seicento anni, dopo aver fatto sentire la sua voce armoniosa attraverso la nostra bella ballata, dopo aver chiamato tante volte i fedeli a preghiera, dopo aver visto passare generazioni su generazioni, dopo aver annunziate gioie e dolori, dopo aver visto gran parte della storia del popolo nostro, la vecchia campana francescana vien posta dignitosamente in disparte, quasi in meritato riposo, mentre per l’aria altri bronzi squillano osannanti a Dio.[Attualmente la campana si trova nel Campanile di S. Francesco].

***

Nel 1470, certo non oltre il giugno, giungeva a Trevi un tedesco di nome Giovanni Rothmann di Reynard, nato ad Eningen nella Diocesi di Costanza. Questo tedesco si unì in società con ser Costantino Lucarini, notaio, per la fondazione di una tipografia in Trevi; il 5 luglio entrò a far parte della Società Pierdonato Guadagnoni, il quale assunse l’incarico della correzione delle bozze di stampa dei libri che si sarebbero pubblicati. La tipografia fu fondata e fu la quinta in Italia in ordine di tempo1.

La tipografia trevana durò soltanto pochi mesi e l’11 settembre 1471 la società si sciolse e ser Evangelista Angelini da Trevi, ma dimorante a Foligno, comperò per 119 fiorini e 12 bolognini il materiale tipografico che era toccato al Guadagnoni.2

Due libri soltanto furono editi a Trevi e cioè la Lectura Bartholi sulla prima parte dell’Infortiatum e una Storia del Perdono di Assisi.3

Questa Storia è la più antica stampa francescana che si conosca; di essa ne esiste soltanto una copia conservata nella Biblioteca Alessandrina di Roma. Sono otto fogli di carta bellissima, tutta uguale e ben lavorata, molto consistente e portante per marca un’aquila nella filigrana; il formato e in foglio e la scrittura va dal retto della prima al principio del verso della settima pagina.

L’opuscolo contiene una storia latina del Perdono di Assisi e fu scritta da "frater franciscus bartoli de assisio". Questo Frate, secondo le notizie raccolte dall’illustre Mons. Faloci Pulignani4, nacque in Assisi; nel 1312 studiò a Perugia e nel 13156 all’Università di Colonia. Spiegò Sacra Scrittura in S. Maria degli Angioli nel 1325 e nel 1332 era Guardiano nel Convento di S. Damiano. La storia dell’indulgenza della Porziuncola stampata a Trevi è una parte di un lavoro più ampio che Fra Francesco scrisse su quell’argomento nel 1334 o 1335, e che è conservato nella biblioteca del Sacro Convento di Assisi, segnato col N. 13; esso costituisce un codice membranaceo di 86carte.
Colui che curò la stampa di Trevi ebbe certo sott’occhio il codice di Assisi o altro simile, ne prese qua e là dei brani, disponendoli in ordine diverso, ne formò tredici capitoli e ne tirò fuori l’opuscolo stampato nel 1470.

Il lavoro di Fra Francesco è da ritenersi senza dubbio importante, ma lasciando ad altri la cura di illustrarlo, a me basti chiudere queste brevi notizie con le parole dio Mons. Faloci Pulignani:
"Conchiudasi adunque che l’incunabulo di Trevi è una cosa sotto tutti gli aspetti pregevole. È pregevole, perché segna i primi passi di un giovane tipografo nell’arte allora novella della stampa; è pregevole, perché impresso nella piccola Trevi nell’anno 1470,, quando cioè in quasi tutta l’Italia l’arte tipografica era una cosa sconosciuta, e solo quattro città ne possedevano un’officina; è pregevole infine, perché contiene un interessante lavoro di storia francescana, il primo che, almeno in Italia, vedesse la luce per le stampe, e che però dagli studiosi delle antichità francescane deve considerarsi come un rarissimo e prezioso cimelio, degno di occupare il primo posto in qualunque ricca collezione di simili rarità".

 

 

Altre notizie e foto dell'incunabulo

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Aggiornamento: 27 aprile 2017.
 
Note
1) Conte Dott. Tommaso Valenti.
Le tipografie in Italia si seguirono in quest'ordine: Subiaco (1464), Roma (1467), Venezia e Milano (1469), Trevi (1470)... [Altri autori indicano quella di Trevi la quarta tipografia in Italia, poiché non si trova nessun'opera stampata a Milano nel 1469. Vedi l'opera molto documentata del Valenti]
2) Il Valenti, nel lavoro citato, aveva dubitato che Evangelista Angelini fosse l'Evangelista Mei del colophon della prima edizione della Divina Commedia stampata a Foligno nel 1472. Occupato in ricerche nell'Archivio segreto pontificio, il Valenti trovò un documento che identifica in una sola persona l'Evangelista Angelini e l'Evangelista Mei. A Trevi adunque il vanto di aver dato i natali al primo stampatore del Divino Poema. - ( Tommaso Valenti, Un documento decisivo per il «Dante» di Foligno (1472) in «La Bibliofilia dell'Olschki di Firenze», Anno XXVII, Disp. 4 e 5.
3)
Le notizie che seguono le ho desunte dal lavoro del chiarissimo Mons. Michele Faloci Pulignani: Della storia del Perdono d'Assisi stampata in Trevi nel 1470, Foligno, Stab. Tip. Lit. Pietro Sgariglia, 1882.
4) Mons. Michele Faloci Pulignani, Op. citata, pag. 12.