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Trevi - Acquedotto del Clitunno

Copia dei documenti - 2

Carlo Francesconi, Per l'Acquedotto,
Foligno, Prem. Stab tipografico G. Campi
1924       

 

Trevi - Per l'acquedotto, di Carlo Francesconi - 1924

Trevi - Per l'acquedotto, di Carlo Francesconi - 1924

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« Gutta cavat lapidem »

Più avanti raccoglierò le mie lettere in ordine cronologico. Intanto, come prefazione della raccolta, farò alcune constatazioni.

Un contradittore ha voluto, con provocazioni, creare una polemica personale. L'ho seguito volentieri sapendo che la mia persona inattaccabile ne sarebbe uscita vittoriosa. Premetto però che tanto da questa nuova stampa come dalla riproduzione di quelle contenute in questo tenue fascicolo, ho voluto asportare ciò che non avesse avuto attinenza con l'acquedotto. Il lettore così potrà giudicare con assoluta serenità, ed io ho troppa fede nella santità della causa per dubitare di non essere compreso dagli uomini di buon senso, non contaminati da passioni di parte, o da preconcetti di interessi e ragioni personali.

Quando non si entrò nel personalismo o nella politica si volle entrare nel campo della tecnica. Ma anche in questo caso, mentre si è inteso sventare la voce dell'innalzamento fra Faostana (in addietro si diceva Faustana) e Borgo, da me riportata a titolo di semplice cronaca, si è venuti invece a far riconoscere, a noi profani, la necessità che il progetto Giamboni sia modificato in quel senso.

Non si dica che, qualora tale variante dovesse essere riconosciuta necessaria dagli Specialisti, si verificherebbe






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rebbe un ritardo nell'esecuzione dei lavori.
Tale ritardo,
ripeto, si potrebbe invece verificare se la revisione del progetto venisse eseguita troppo tardi, ed in proposito si pensi che alcuni cittadini hanno già ven­tilato che, in definitiva, faranno fare quell'operazione a loro spese dallo Specialista che sarà indicato come il più valoroso d'Italia.

Riassumo intanto le ragioni a sostegno dell'innalzamento a Borgo invece che a Pissignano. Ragioni che fino ad ora non sono state controbattute, o che sono state confutate senza ombra di serietà.

1° - Lunghezza della conduttura principale.

Poche parole per dimostrare che il tracciato del progetto Giamboni è eguale, in lunghezza, a quello della conduttura a valle. Ciascuno si procuri una cartina e vedrà che le due linee formano i due lati eguali di un triangolo isoscele.

2. - Dislivello fra la sorgente e la località fra Faostana e Borgo.

Il ragionamento fatto fare al contadino nella mia lettera del 6 Marzo è perfetto, ed è confortato dalle livellazioni fatte dagli Ingegneri Militari per la compilazione delle loro cartine. Esistono oltre m. 9 di dislivello in Km. 3 500 circa di distanza: una pendenza omogenea del 2.50 per mille con conseguente velocità dell'acqua nei tubi quasi eguale a quella che l'acqua stessa avrebbe salendo nei tubi a pressione, come in opposto l'ing. Giamboni ha progettato. L'eguaglianza di velocità porta con sé la quasi eguaglianza del diametro della tubazione; avvertendo che con opportune e semplici opere si può innalzare la superficie della sorgente e si può abbassare la vaschetta di pescaggio della pompa, fino

 

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ad aumentare il dislivello di altri quattro metri, ed avvertendo ancora che una parte della forza di aspirazione della pompa può utilizzarsi per aumentare la velocità dell'acqua nei tubi.

3.   Irradiazione.

Il sistema d'irradiazione per mezzo delle cisterne da riempirsi con rubinetti idrometrici o a chiusura automatica, è il più semplice, e preferito dal celebre Ing. Marrucchi di Firenze nell' acquedotto ad innalzamento per il Comune di Corciano, che ha la disposizione altimetrica degli abitati simile a quella di Trevi. Con la differenza che a Corciano le cisterne, si stanno costruendo dalle fondamenta, a Trevi le abbiamo già pronte. Inoltre, col sistema d'innalzamento fra Faostana e Borgo, è evidente il risparmio quasi per intero della torre d'irradiazione, nonché quello di molti metri di conduttura secondaria.

4.  - Protezione termica.

L' argilla della pianura, essendo più cattiva con-duttrice del calore che non il calcare, non permette il riscaldamento dell'acqua. Mentre non vi sono impedimenti perché la conduttura a valle non possa farsi a qualunque profondità. Le enormità dette a questo proposito rassomigliano a quelle che sono state anche dette a proposito dello scorrere dell'acqua del Clitunno sul suo letto; leggendo queste ho ripensato ad un dolce sogno infantile: la corsa sfrenata della carrozzetta da costruirsi colle ruote anteriori bassissime e quelle posteriori altissime.

5.  - Protezione igienica.

La tubatura d'acciaio non permette inquinamenti.

 








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6. - Esproprio dei Fondi.

Perpendicolarmente alla tubatura si potranno fare le coltivazioni erbacee, e perciò il danno in base al quale dovrebbe stabilirsi il compenso per l'espropriato sarebbe proporzionato al valore del soprassuolo, valore che, nei pressi del Clitunno, è quasi trascurabile, in collina, invece, è altissimo. Del resto, partendo da diversa considerazione, le superfici olivate valgono più di qualsiasi terreno a coltivazione promiscua in pianura.

6. - Costo dello scavo.

Lo scavo nel terreno argilloso, di fronte a quello da effettuarsi nel terreno calcareo, e qualche volta nel calcare compatto, presenta un risparmio del 50 % circa.

8.   -  Tubatura.

Volendo portare nel centro del comune un quantitativo d'acqua maggiore (sarà desiderabile, io credo) di quello previsto dal Giamboni, la sezione dei tubi dovrà essere proporzionata. Ma con tutto ciò la tubatura senza pressione presenta dei forti risparmi, ciò che ho potuto constatare esaminando alcuni cataloghi di diverse case costrut trici.

9.   - Forza motrice.

Col sistema dell' innalzamento fra Faostana e Borgo ed utilizzazione dei cisternoni esistenti, tenuto conto della ubicazione e posizione altimetrica dei diversi centri abitati, noi avremo che due quinti della massa d'acqua dovrà essere innalzata di m. 50; due quinti di circa m. 180 ed un quinto di m. 230 circa. Col sistema Giamboni invece tutta l'acqua viene innalzata di m. 230 circa, e siccome l'energia

 

 

 





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occorrente è proporzionata direttamente alla salita che l'acqua deve compiere, con una serie di calcoli di confronto fra l’uno e l'altro sistema, si ha per risultato una rilevante differenza nel numero dei cavalli. Differenza che aumenta ancora per l'aggiunta dell'energia necessaria a vincere l'enorme attrito dell'acqua nell' immensa superficie interna della tu­batura a pressione, più lunga

10. - Quantità di acqua messa a disposizione del Popolo.

Anche il progetto Giamboni prevede l'utilizzazione di quantitativi di acqua in aggiunta; ma con una spesa proporzionalmente superiore. Invece coll'innalzamento fra Faostana e Borgo si porterà a disposizione del Popolo un quantitativo di acqua superiore,  risparmiando immensamente nella spesa, come si è visto chiaramente a traverso le considerazioni su esposte.

Vi sarebbe dell’altro, ma mi sembra che tutto ciò sia sufficiente per concludere che l'idea dell'innalzamento fra Faostana e Borgo è fondata.

Più sufficiente ancora per insistere sulla mia tesi fondamentale: REVISIONE DEL PROGETTO GIAMBONI DA PARTE DI UNO O PIÙ' SPECIALISTI ESTRANEI, DISINTERESSATI E DI VALORE INDISCUSSO PRIMA DELLA SUA APPLICAZIONE.

Questa è la mia formula fissa, il motivo domi­nante dei miei scritti. Ed è veramente doloroso per me il constatare come ad ogni costo si voglia snaturare la purezza di tale principio.

A proposito dell'annuncio datoci da FELICIONI relativamente al concorso nella spesa da parte dello

 








 

 

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Stato, torno ad ammirare il cav. Agostinucci per l'opera da lui svolta in tal senso, come gi
à feci nella prima lettera del 7 Gennaio. Del resto con la ste

ssa lettera dissi che i contribuenti trevani son compresi dell'importanza dell'opera e non indietreggeranno di fronte a qualunque spesa,

Se fossero contribuenti alcuni di quelli che non lo sono, non so se si potrebbe dire altrettanto. Ad ogni modo è questo anche il giudizio che ciascun lettore potrà formarsi.

Dal canto mio sento e sentirò sempre al massimo la tranquillità di coscienza, sapendo di aver compiuto per intero il mio dovere.

Voglia Iddio che ogni altro possa dire altrettanto.

Adesso e sempre.

 

 

 

 

 











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1.

Domenica scorsa, alle ore 8,30 di sera, ebbi l'onore di conoscere una delle personalità tecniche più illustri, conosciutissima in tutta Italia, con la quale mi intrattenni in un lungo colloquio che terminò con queste sue precise parole:

" Non posso dare alcun parere sul progetto Giamboni finché io non sia venuto sul posto a fare i dovuti rilievi. I pareri del Genio Civile e Consiglio superiore dei LL. PP. con sede a Roma hanno un valore molto relativo, non garantendo affatto che il progetto esaminato sia il migliore. Del suo parere, caro signore, è l'Amm.ne fascista di Assisi che prossimamente avrà sul posto il Prof. Fantodi, mio amico, la cui fama è estesa oramai nel Mondo, per un parere sui diversi progetti. Con tutto il rispetto per ring. Giamboni, che conosco per ottimo professionista, posso affermare che dopo il caso disgraziato di tante altre città impigliate nella esecuzione di progetti sbagliati, la cautela da parte degli amministratori deve essere molta. Il caso tipico più eloquente è quello di Terni. Qui un Commissario Regio aveva fatto redigere ed approvare un progetto d'acquedotto con sollecitudine straordinaria, giungendo all’appalto prima del termine della sua missione. Oggi l'Amministrazione, non potendosi più parlare dell'esecuzione del progettò, riconosciuto sbagliato, si trova in questa

 

 

 

 

 

 

 

 





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graziosa alternativa: ingolfarsi in una causa con l'appaltatore, oppure aggiungere alle altre spese inutili eseguite quella di una indennità all'appaltatore stesso per la rescissione del contratto„.

Incoraggiato per il colloquio avuto con l'illustre scenziato; incoraggiato dall'esempio lodevole di altri che hanno pubblicato le loro opinioni, come appunto ogni cittadino dovrebbe fare in simili circostanze, avendo trovata la mia lettera inviata al "Messaggero„ fin dal 7 Gennaio 1924 di fresca attualità, ne ho decisa la divulgazione a mezzo della presente. In essa si dice quanto precedentemente avevo avuto occasione di ripetere, a voce, a cittadini ed Autorità.

Trevi, 7 Gennaio 1924.

 

 Signor Corrispondente del " Messaggero TREVI.

Ho notato l'interessamento preso da cotesto Giornale in merito al nuovo acquedotto e mi permetto trasmettere quanto segue con preghiera di pubblicazione.

L'amministrazione comunale cessata aveva in animo due cose: provocare un parere di un competente, incaricato espressamente di esaminare il progetto Giamboni non tanto nella sua parte tecnica che per la nota valentia del progettista non presentava preoccupazioni, quanto sulla convenienza della sua applicazione in confronto di altri progetti fatti o da farsi; indire quindi un referendum popolare

Era intanto provvidenziale che nel disbrigo delle pratiche fosse intervenuto un Commissario tanto solerte e capace quale il Cav. Agostinucci, giacché il problema dell'acqua, sopratutto per alcune frazioni, va risolto subito ed a costo di qualsiasi sacrificio che i contri-

 

 

 

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buenti debbono affrontare. Senonché tale urgenza può forse giustificare remissione del referendum, ma non quella del parere tecnico. A me sembra, anzi, che lo stesso Signor Commissario e Ing. Giamboni dovrebbero promuoverlo, specie in questo momento in cui va formandosi una forte corrente avvalorata dal giudizio di persone autorevoli, tendente a riconoscere buonissimo il progetto Giamboni se giudicato astrattamente, ma non altrettanto buono se posto in relazione ad una serie di fatti e circostanze contingenti.

Si dice fra l'altro: la località fra Faostana e Borgo, che è il centro naturale del Comune, potrebbe ricevere tutta l'acqua della sorgente per mezzo di una conduttura a bassa pressione, di facilissima costruzione, pendenza omogenea del 2,50 per mille e lunga circa 3 Km. L'innalzamento ad alta quota potrebbe farsi della piccolissima quantità di acqua che serve per Trevi alta, e per il resto potrebbero utilizzarsi, come centri d'ir­radiazione, i sei grandiosi cisternoni esistenti, posti fra Trevi e Borgo a quote diverse. Mentre non bisognerebbe dimenticare che 2/5 degli abitati del Comune si trovano approssimativamente sullo stesso livello di Borgo e altri 2/5 ad una quota poco più alta. Si giunge a concludere che la spesa di costruzione, esercizio e manutenzione sarebbe ridotta del 50 % in confronto di quella prevista dal progetto Giamboni, del quale per altro sarebbero perfino eliminati due inconvenienti serii: acqua calda in estate e impossibilità di usufruire di tutte le vene riallacciate. In quanto al possibile uso dell'energia del Molino è da ritenere non vi possa essere alcun risparmio, perché l'attuale proprietario non venderà la sua "merce" a più basso prezzo degli altri.

 










 

 

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A fianco di questa corrente vi è sempre quella dei sostenitori del progetto già approvato dal Genio Civile (anche questo!) che prevede l'utilizzazione, mediante disciplina, di tutte le sorgenti esistenti nel Comune, ed anche per la persuasione e tranquillità di costoro il parere invocato potrebbe avere il suo effetto.

Credo bene che ciò non pregiudicherebbe in alcun modo l'esito della pratica in corso, che per l'opera preziosa del Signor Commissario cammina rapidamente, specie se, in caso di necessità, si potessero conciliare le tendenze mediante varianti, sia pure sostanziali, del progetto Giamboni.

Ringrazio anticipatamente.

                               Tuo

                             Francesconi Carlo

 

 

Conclusione.

Nessuna considerazione seria deve aversi per i critici superficiali che si sono financo permesso di affermare, senza il più elementare esame del come stiano le cose, che l'acqua di Pissignano non basta per Trevi, che la spesa è eccessivamente gravosa ed altre simili sciocchezze.

Per compenso sarà necessaria la più assoluta ga­ranzia che il progetto Giamboni, terminato il 1. Giu­gno 1923, sia il migliore. Con l'augurio fervido che il parere o i pareri, che certamente non mancheranno, servano a far rifulgere vieppiù il valore del benemerito concittadino.

D'altra parte io penso che chi veramente desidera accelerare l'esecuzione definitiva, dei lavori ha il dovere di cercare consensi, non equivoci, e neppure






 

 

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-13-consensi negli equivoci. — Questa, dopo l'avvento del Fascismo, è scuola sorpassata.

Trevi, 14 Febbraio 1924.

Francesconi Carlo.

N. B. — Chi desidera conoscere privatamente il nome dell'illustre personalità da me intervistata può farmene; richiesta, e, dietro suo consenso, potrò comunicarlo. Per ora io l'ho taciuto per un senso di riguardo.

 

 

 

 

 

 

 









 

 



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II

 

Preg.mo Signor Conte Valenti

solo ora, ricevendola dal portalettere, posso leggere la vostra stampa con comodo e mi affretto a rispondere con pochissime parole.

Sorvolo la prima parte che non mi riguarda direttamente. Dico solo che con essa avete, forse, dimostrato l’opposto di quanto avreste desiderato. Infatti si è appreso che al momento del vostro insediamento a capo dell’amministrazione (13 agosto 1914) dell’innalzamento della sorgente di Pissignauo esisteva già un ben concreto progetto. Si è appreso inoltre che durante i sei anni del vostro Sindacato, fino al 1° aprile 1920 — giorno in cui presentaste le dimissioni — non si è mai trattato né quel progetto né altri consimili; mentre non si sono risparmiati e capitali e tempo per il compimento di lavori che da qualche maligno potrebbero essere considerati perfino come diversivi.

Passo subito alla seconda parte con la quale avete voluto portare in ballo il mio nome, costringendomi ad uscire dal desiderato silenzio, nei riguardi della vostra persona, per il rispetto che sempre ne ho avuto ed ho tuttora.

Fin dal 15 marzo 1922 io dissi, e disse anche il Sindaco Falchetti in pubblica seduta consigliare (vedi atti comunali), che la Commissione destinata a riferire sul progetto di massima del Giamboni avrebbe dovuto affiancarsi uno o più tecnici estranei all'ambiente, di-

 

 

 

 

 

 

 

 

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sinteressati e di valore indiscusso, ciò che poi ho sentito dire non si sia fatto per l’opposizione di alcuni membri. Era quindi ancora più naturale che io avessi seguitato a ripetere lo stesso principio per il progetto definitivo, terminato non prima del 1° Giugno 1923: e ciò, si noti, non per mancanza di stima per l'egregio amico Giamboni, ma per un'assoluta garanzia, e quindi anche tranquillità di coscienza difronte agli oppositori, difronte anche (perché no?) a coloro che debbono garantire, con le rendite del proprio lavoro e capitale posseduto a Trevi, il pagamento di milioni e milioni.

E a proposito di garanzia assoluta vi so dire che anche il noto Ingegner Rimini di Perugia mi ha affermato ieri l'altro che né i pareri del Genio Civile, né quelli di chiunque non si sia espressamente recato sul posto possono essere completi. Non parliamo poi dei pareri di chimici ed affini, che con la massima disinvoltura si pongono a cianciare, e anche a stampare, calcoli e cifre con presunzione d'infallibilità.

Voi da parte vostra rispondete non essere nelle abitudini della "pratica amministrativa„ chiamare revisori di progetti anche se colossali e involgenti i vitali interessi di un paese. E soggiungete che "con lo stesso sistema potrebbe, volta per volta, il Comune chiamare un Segretario Comunale per farsi dire se i verbali sono stati ben redatti ....!

Non vi è bisogno, ma se vi fosse potrei replicare che con tale principio dovrebbero essere eliminati i "consulti„ nel campo della scienza medica.

Evidentemente voi ed io abbiamo, in questo caso, due concezioni diverse di "pratica amministrativa„ Diverse quanto chiare, però.

Se volessi giudicare, se volessi ingolfarmi in polemiche a base di insinuazioni poco ben velate a

 

 

 

 

 

 

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cui sono stato chiamato — potrei scriver molto, ma non è questo il mio intendimento, e dichiaro di sentire piuttosto il dovere di ubbidire ad un opposto coman­damento precedentemente impostomi. Si rifletta che ci troviamo in un periodo eccezionale e grave in cui i soliti pescatori nel torbido — spesso da essi stessi provocato — lavorano alacremente.

Ho dovuto però rimettere la questione nei veri termini per rimettere eziandio il giudizio di essa agli uomini sinceri e sereni.

Credetemi sempre

Trevi, 29 Febbraio 1924.

Vostro aff.mo

francesconi carlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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III

Chi ha letto la mia prima lettera del 7 gennanio 1924, ed ha letto poi le susseguenti, ha potuto notare come la mia prima tesi, espressa pubblicamente del resto fina dal 15Marzo 1922, unica e fondamentale, sia questa: REVISIONE DEL PROGETTO GIAMBONI DA PARTE DI UNO O PIU' SPECIALISTI ESTRANEI, DISINTERESSATI E DI VALORE INDISCUSSO PRIMA DELLA SUA APPLICAZIONE.

Ho sentito dire da qualcuno che, dopo l'approvazione del progetto da parte del Consiglio Superiore, la mia tesi è sorpassata.

Ciò è inesatto

Il Consiglio Superiore dei LL. PP. impiega, si può dire, più tempo per l'approvazione dei progetti che non per le approvazioni preliminari. Abbiamo a decine e decine di esempi, anche vicino alla cerchia della nostra attività. Ne citerò uno solo che, oltre ad essere di grade attualità è conosciutissimo dai Trevani ed è anche molto  significativo nei riguardi della mia tesi fondamentale suddetta.

Il Genio Civile ed il Consiglio Superiore dei LL. PP. avevano, come tutti ricordano, approvato conn pieni eleogi (anche questo!) il progetto di sistemazione del torrente Marroggia. I Lavori, già appaltati, erano cominciati, quando, non si sa chi - l'assistente Simoncelli forse - si avvide che, nientemeno, la sezione progettata per l'affluente Marroggia veniva ad essere quasi uguale a quella del collettore Teverone. Non è necessario

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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sario dire il resto. Furono fatte delle modifiche sostanziali al progetto, che poi è andato in attuazione.

Vado dunque per la mia strada, convincendomi sempre più della santità della causa, sorretto sempre dal conforto che mi proviene dalla tranquillità della coscienza e dal continuo, largo e crescente consenso di fascisti e cittadini autorevoli. Non mi curo delle in­sinuazioni fatte serpeggiare dai demagoghi fra il po­polino, dal quale mi accorgo d'essere guardato con in­solita diffidenza.

La Religione insegna che non sempre l’uomo giu­sto è sorretto, ma ho ferma fede d'essere imparato a conoscere per tale anche da chi non mi conosce ancora abbastanza.

E nessuno creda che a questa questione si pos­sano cantare le esequie, prima che tanto legittimi de­sideri siano soddisfatti.

* * *

Sento prima dì tutto la necessità di sbarazzare la discussione da un equivoco fondamentale preferito dai miei contradittori, e cioè la confusione fatta tra progetto Giamboni ed uso della sorgente di Pissignano, che sono due cose ben distinte.

Oltre al progetto dell’Ing. Giamboni, che prevede l'uso di quell'acqua, vi è quello diversissimo del noto Ing. Randanini; oltre a questi due vi sono poi i progetti che non sono battezzati ufficialmente da nessun ingegnere, ma che da molte persone sono ritenuti vantaggiosi. E questi sono: 1. costruzione di una conduttura vertebra con diversi piccoli impianti di devia­zione e di innalzamento lungo il centro del Comune, nella parte più depressa, fino al confine di Foligno;

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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2. impianto delle pompe di sollevamento fra   Borgo e Faostana, e forse più vicino a questa.

Di quest'ultimo parlai già nella lettera del 7 gennaio diretta al «Messaggero», pur facendo ben inten­dere che di esso pel momento non poteva farsi serio affidamento non esistendone uno studio concreto. Tuttavia il Prof. Bonaca ha voluto fare sfoggio delle sue " modeste cognizioni in Geologia e Idrografia„ dicendo un sacco di incongruenze, le quali hanno provocato, forse, lo sdegno dell'Ing. Giamboni che certamente avrà avute altre ragioni più serie, ed hanno, manco a dirlo, consolidato la convinzione dei sosteni­tori di quell'idea.

La ragione essenziale, secondo il Prof. Bonaca, che infirma quell'idea, sarebbe l'inesistenza di dislivello. Io vorrei sapere quale "misurazione del terreno„ lo abbia condotto a concludere e a scrivere in lettere grosse che "la misurazione del terreno ci dà che il punto più basso nei pressi della stazione di Trevi e le sorgenti del Tempio, sono alla stessa altezza sul livello del mare„. (Sono sue precise, testuali parole). Io stento a provare di dimostrare il contrario perché ho timore d'essere preso in giro e chiamerò un contadino qualsiasi, che pure non sa leggere le due quote ben delimitate sulle cartine topografiche. Il contadino osserva, e fa osservare, che l'acqua delle sorgenti del Tempio salta circa 50 cm. al momento di entrare nel Clitunno, salta poi, scendendo sempre col Clitunno stesso, le cascatelle di fronte a casa Mastrangelo e di fronte a Pigge, salta (in basso, non in alto, s’intende) circa 4 metri e mezzo alla Faostana, e, via via, dopo altre cascatelle, arriva, indovinate un poco? arriva proprio — l'acqua di quella sorgente — ad apportare i frutti










 

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benefici dell'irrigazione ai terreni siti nei "pressi della stazione di Trevi„. Il villano arguisce così che la differenza di quota fra i due punti è di circa 10 metri, e dà, col suo buon senso, una bella lezione a colui che si vanta di possedere un modesto corredo di cognizioni idrografiche, in base alle quali avrà fatto certamente la da lui citata "misurazione„.

Il Prof. Bonaca, sullo stesso argomento, pur di abbattere l'idea dell’innalzamento fra Faostana e Borgo, non pensa, e pretenderebbe, forse, che neppure gli altri pensassero, che la tubazione più grande dovrebbe terminare ai cisternoni di Borgo e Piaggia e sarebbe poco più lunga, se non eguale, di quella che va in cima alla costa di S. Caterina, poiché la figura del triangolo da lui citato diventa quella approssimativa di un triangolo isoscele, che, come si sa, ha due lati eguali. Non pensa inoltre che la tubazione senza pressione costa un terzo meno di quella che deve sopportare almeno trenta atmosfere; non pensa che colla prima portiamo nel centro del Comune tutta l'acqua della sorgente e con la seconda se ne porta una piccolissima parte; non pensa, e vorrebbe, forse, che non si pensasse, che con lo stesso numero di cavalli di energia e macchinano di risparmio si potrebbe elevare un quantitativo doppio di acqua da mettersi, per esempio, a disposizione dei poveri; non pensa che si risparmierebbe quasi per intero la costruzione del cisternone o torre d'irradiazione, nonché un tratto di conduttura secondaria. Ma il Prof. Bonaca, seguitando, ha voluto coronare il suo "lavoro„ dando un'altra prova della sua erudizione in estimo agrario, quando ha affermato che i terreni attigui al Clitunno valgono molto più dei nostri terreni olivati. Anche qui sarà il caso che la risposta sia data dal più grossolano contadino.

 











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Ritornando al tema fondamentale da me sostenuto, io credo che, dopo questi discorsi occasionali, non sia il caso di farne altri, ugualmente occasionali, per raccogliere la voce del quarto e forse non ultimo progetto di utilizzazione della sorgente di Pissignano. Sarebbe inutile,  ed io mi auguro non vi si debba giungere giammai, perché in caso di tale deprecata necessità, non si potrebbe più parlare di " varianti, sia pure sostanziali, del progetto Giamboni „ da me affacciate nella lettera del 7 Gennaio, che non pregiudicano né la celerità né l'esito della pratica, ma si tratterebbe di ben altra cosa. E qui mi piace mettere in chiaro che non sarebbe mia la responsabilità di un eventuale ritardo dell’esecuzione dell’opera, del quale ritardo
sarebbero invece responsabili COLORO CHE SI OSTINARONO E SI OSTINANO A IMPEDIRE A TEMPO DEBITO LA REVISIONE DEL PROGETTO DELL'ING. GIAMBONI che, pure essendo un nostro caro e valoroso concittadino, può anche essere incorso in errore.

Trevi, 6 Marzo 1924.

francesconi carlo.

 

 

 

 

 

 

 









 

 

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