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Proverbi Umbri raccolti da Oreste Grifoni

44 - PAESI  E GENTI UMBRE   (pagg. 125-134)

 

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Nota: Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina.

 

1.

 

 - Norcia, Cascia e Visse,Dio li fe' e, ppu' li maledisse;

  e ppu' rivordò la mane e benedisse Cascia, Norcia e Visse

 I1 proverbio allude ai disastrosi terremoti che spesso hanno funestato questi tre paesi, i quali, però, son potuti sorgere. più belli e più fiorenti di prima.

 

2.

 

 - Norcia è fatta a core, chi non la vêe se ne more - e

3.

 

 - Norcia vitusta, fatta a core, ladra de drentu,e bella .de fore.

     Ho il coscenzioso dovere di dichiarare che la materia di questa silloge io l'affianco a tutta l'altra, non purché persuaso che essa si addica sempre alle città e ai paesi qui menzionati, ma perché così l'ho raccolta - per dovere di cronista - dal labbro degli abitanti stessi dei luoghi a cui i proverbi in questione si riferiscono. Io ho il più alto concetto, sia dal lato morale che intellettuale, de' miei fratelli umbri, in considerazione della loro nobilissima storia più che bimillenaria. Essi sono, per di più, bene incamminati per la grande e composta via del vivere moderno, foggiato anche dalla mano severa del Fascismo, e per conseguenza, di molto si elevano sulla materia, quasi direi, stravagante di questa mia silloge ; materia che io reputo, in genere, una rivelazione umoristica di umili ambienti medioevali.

 

4.

 

 - I matti de Todeanu, gl'ignoranti de S. Pilligrinu, i palluni d'Ancaranu, so' tutti de sangue nurcinu.

 

5.

 

 - Le donne de Preci, de Campi e de Corone, sono tutte quante chiacchierone.

<126>

 

 

6.

 

 - Quilli de S. Pilligrinu tirano a la boccia e corgono 'u pallinu.

 

7.

 

 - Quanno vai a Nottorìa, magna e bii e scappa via. É un luogo molto brutto.

 

8.

 

 - 'Nte fidà' del perfidu Cascianu, prima te mostra.'l giju e ppu' la serpe in manu;Nello stemma del Comune figura una donna, ritta fra due leoni, recante nella destra un giglio, nella sinistra un serpente, di cui il significato è dato dal seguente distico:Cassia quae flores pro caris gestat amicis,sanguineo morso qui nocuere nocet.

 

9.

 

 

 

 

 

<127>

 

 - Sanguinari li Spulitini, tradituri li Casciani, settefaccie li Nurcini, senza fede li Vissani. Gli Spoletini son detti sanguinari, per la strage che essi seppero fare sotto gl'imperatori romani, specialmente Diocleziano e Massimino, dei miseri Cristiani che confessarono con le parole e con le opere la fede e legge di G. Cristo. Venivano finiti con l' accetta sugli spalti di un ponte, detto perciò sanguinario, che tuttora rimane, ed è ricoperto dalla strada, a pochi metri dalla porta di S. Gregorio.Per i Casciani l'epiteto di traditori può derivare dallo stemma del Comune, cui ho dato poc'anzi qualche accenno.Si dà ai Norcini l'epiteto oltraggioso di sette facce con travisamento però della verità storica che loro si riferiva nel periodo della lotta tra, Antonio e Ottaviano. Durante questa lotta i Norcini combatterono con sommo onore per la Repubblica e stettero per Antonio. Si distinsero tra essi sette che nella battaglia di Modena caddero coprendosi di valore, e poterono perciò meritare l'onore di un monumento sepolcrale, intorno al quale si scolpirono sette volti con incisa l'iscrizione: «Hi sunt septem Nursini, seu facies Nursinorum, qui strenue pro republica certantes occubuere».Quanto a Visso non si può storicamente giustificare l' epiteto di senza fede, ma all'incontro, sul suo stemma municipale apparisce il motto onorifico: Antiquum et fidele Vissum. Forse i nemici di questa città per farle danno e dispetto vollero negare col senza fede il vanto della fedeltà, che di- essa si attestava nello stemma.

 

10.

 

 - La Badia (Ferentillo) passa e tira via.

 

11.

 

 - Frazioni di Ferentillo: A Bervedè' 'nce se magna e 'nce se bêe ;

   sfascia, li nii (nidi) de Niccianu,

   spicca l'asini d'Anca janu,

   coticari de Bervedè,

   simulari de li Salari.

 

12.

 

 - Io so' de Montefranco e me ne freco; ce tengo le cerèce (ciliege) e 'nte le daco.

 

13.

 

 - Spulitini, sfrizzuli e burattini; - e

 - Spulitini, sfrizzuli e pormone.

 

14.

 

 - Frustasanti (sic) li spulitini.

Non apparisce la ragione dell'epiteto frustasanti.

 

15.

 

 - Trevi, sellari (sedani) grossi e ladri fini.

 

16.

 

 - A Cannaiola (frazione di Trevi) se seminano li facioli e nascono li ladri.

 

17.

 

 - Montefargu è la ringhiera dell'Umbria.

 

18.

 

 - Lu meju de Janu (Giano) è lu più tristu de lu munnu.

<128>

 

 

19.

 

 - Semo -de Janu, 'se vincemo li volemo, se perdemo non pagamo e perciò de Janu semo.

 

20.

 

 - Spiellu più piôe e più è bellu.

 

21.

 

 - S. Maria p'antichità, S. Lorenzo pe' modernità.

La Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore ha ,opere d' arte -preclarissime superiori per antichità e valore artistico a quelle di S. Lorenzo. Pure assai prezioso è un suo ricco museo, che forma l'ammirazione di tutti i visitatori. Il Card. Merry Del Val, nell' osservarlo, pieno di entusiasmo, esclamò : «meriterebbe di stare a Roma».

 

22.

 

 - 'Gni casa, a Spellu, un prete, un porcu, n'agnellu.

 In tempi, oramai remoti, questo paese conteneva nella sua ristretta cerchia di poche centinaia di persone, oltre cento sacerdoti, parte secolari e parte regolari. Ora con una popolazione molto cresciuta ne ha appena una diecina.

 

23.

 

 - Spiellu spilluzza, Fulignu s'aguzza, Spiellu s'è scarcatu, Foligno s'è aguzzatu.

 I folignati sempre animati da un sentimento di reciproca antipatia cogli spellani, così dicevano, quasi esultanti, dopoché il terremoto del 1832 ebbe spianata parte della città di quest'ultimi.

 

24.

 

 - A Bêagna, quanno piôe è 'na gra' lagna.

 Per il fango che si forma per le vie del paese, situato in pianura.

 

25.

 

 - Spiellu spella, Fulignu sfoia, Spoletu spoia,

  Terni tiranni, becchi c.... quilli de Narni,

   e se più tristi li volete, annate a Otricoli e ce li trôerete.

<129>

 

 

26.

 

 - Fulignu più lu guardo e più è malignu.

 

27.

 

 - Magna e bii è de Fuligni, bii e magna è de Bêagna.

 

28.

 

 - Se Béagna, ciavesse 'l portu, Fulignu saria un ortu.

 

29.

 

 - Bettona non perdona.

 Quando una negra nuvolaglia si addensa nel cielo di Bettona, i paesi circonvicini devono aspettarsi la pioggia. Questo proverbio potrebbe avere anche significato morale, se si ricorda che Bettona, sotto il dominio dei Baglioni, i quali vi ebbero per variò tempo la loro residenza (1500), potè facilmente sopraffare le città e i paesi che ostilmente ad essa si contrapponevano.

 

30.

 

 - Assisi, detta la città dei conti, ora s'è fatta la città dei pianti.

 

31.

 

 - So' de Papignu e me ce 'ndigno.

 

32.

 

 - Pe' pijà Trieste c'è vulutu lu ternanu co' lu fiascu de lu vinu e le ciriole in manu.

 

33.

 

 - Aguzzu tunnu, tunnu, 'gni tre case un furnu; se 'nfussiru (se non fossero) li frutti, se moreréno (morrebbero) tutti.

 

34.

 

 - Le Coppe, cascinette; Stroncone, camicette; Terni, tiranni; Collescipoli, scarpe bianche; lumacari de Narni; i gatti degl'Ittieli; ballarini de S. Urbanu; sette stupidi caccia Vascianu.

 

35.

 

 - Tira, fratiellu, che véne Narni jo 'u pianu, pe' dispettu de lu ternanu.

 E' un fratello che esorta 1' altro a tirare, con una fune di lana, Narni nella pianura e contrapporla dispettosamente a Terni. Questa forma proverbiale può ritenersi tra le più bizzarre e umoristiche che ci rimangono del sentimento di astio che animava, un tempo, reciprocamente le città e i paesi tutti dell'Umbria.

<130>

 

 

36.

 

 - Fuji, ternanu, ecco 'u Narnese co' lu curtellu in manu.

 

37.

 

 - Scifonesi, rubafarina.

 

38.

 

 - Taizanesi, sbracalati.

 

39.

 

 - Montaresi, ballarini.

 

40.

 

 - Schifanoia: schifu a icce (andarci), e noia a stacce.

 

41.

 

 - Calvesi, mintucciani.

 

42.

 

 - Lorenzani, strepparoli.

 

43.

 

 - Poggiolani, patatari.

 

44.

 

 - Poggiari, corbari.

 

45.

 

 - I Tolesi! I Tolesi so' peggiu de li Calvesi.

 

46.

 

 - I Vignaroli (di Vigne) gran gentaccia! No' l'ammazza mancu l'acqua.

 

47.

 

 - Otricoli, magna facioli co' le cotiche.

 

48.

 

 - I Tricolani (Otricolani) fàtili a piezzi e datili ai cani.

 

49.

 

 - Semo de Capitone, la volemo la ragione;

  se vincemo la volemo, se perdemo 'nte la dâmo.

 

50.

 

 - I Capitonesi vojono sempre la ragione; se la ragione non je la danno morono d'affannu.

 

51.

 

 - Sangemini: o passegger t'arresta, che la città del fume siccu è questa.

<131>

 

 

52.

 

 - I ladri de Portorìa; i fume-siccu de Sangemini; l'ebrei d'Acquasparta.

 

53.

 

 - I Sangeminesi! I Sangeminesi so uguali a l'antri paesi.

 

54.

 

 - I Sangeminesi fanno i palluni co' quilli de Cesi;

  se ce rispunnissero l'antri paesi, pôri (poveri) tutti i Sangeminesi.

 

55.

 

 - Massa, grassa pe' chi ce sta, no' pe' chi ce passa.

 

56.

 

 - A Montecastrilli semo tutti donne,

 e a la guerra ci annamo senza l'arme,

 sêmo più forti nui che le colonne.

 

57.

 

 - A Acquasparta, le belle campane;

 a Casteltodino, le asciutte fojette;

 a Montecastrilli, le sette bellezze;

 a Farnetta, le donne pompose;

 ad Avijanu, le più stomacose.

 

58.

 

 - Picchiotti de Colleseccu, furmicuni de Dunaroba.

 

59.

 

 - Chi dice che Quadrelli è un paese?

 Ci sono venticinque o trenta case

 e la più bella è quella del marchese.

 

60.

 

 - Poviri Quadrellani ,senza ingegnu!

 Non sannu quann.'è notte e quann'è giornu,

 ciô' l'orologiu ch'è fatto de legnu.

 

61.

 

 - Quilli de Colleseccu so' tre a mugne' un becco:

  chi io mugne, chi lo tène, e cui guarda come vêne.

 

62.

 

- Chi hi vô' vedè' li tre paesi belli, `La Villa, Colpetrazzu e Mazzanelli?

 

63.

 

 - Chi vô' vedè' li tre paesi in pianu, La Villa, Colpetrazzu e Montignanu?

 

64.

 

 - Cavalieri d'Amelia, conti todini, marchesi pirugini,

  se vennono a tazze come li lupini.

<132>

 

 

65.

 

 - Amerini, ficozzari, infila-fichi.

 

66.

 

 - Tra Penna e Giove. un passo de bove.

 È breve la distanza tra i due paesi.

 

67.

 

 - Magno e 'ndigno.

 Ai Todini riescono molto graditi gl'intingoli.

 

68.

 

 - Perugin magna fajioli, più ne magna e più son boni;

  più ne ficca sotto 'l musu, perugin magna fajoli.

 

69.

 

 - Perugin chene arrabbieto!

 

70.

 

 - 0 roscio o de niun mo'!

 I Perugini vogliono che i parati delle loro chiese siano rossi o di nessun altro colore.

 

71.

 

 - Brufa, porchettara;

 Collestrada, un bel fiore;

 a Ponte San Giovanni, giocatori;

 a Pieve de Campo, i painetti;

 Piscille, i bozzetti.

 

72.

 

 - Chi vô -provà' le- pene dell' infernu,

 vaca a la Cupa l'istate e al Verzaru l'immerno.

 

73.

 

 - Non c'è dubbiu, ogni matto vên da Gubbiu.

 

74.

 

 - O Baldo o Menco, se no l'arporto.

 A Gubbio il nome battesimale deve essere o Ubaldo (il nome del Santo protett.) o Domenico.

 

75.

 

 - L'acqua de Nocera è chiara e fina, zucchero dorge amaru mandolina.

 

 

 

 - L'acqua de Nocera è chiara e bella, zucchero dorge, amara mandolinella.

 

76.

 

 - Pancottari li Gualdesi, lumacari i Nocerini, l'uni e l'antri senza quatrini.

 

77.

 

 - Nocerini, bussettari; Gualdesi, pancottari.

 

78.

 

 - I ranocchiari della Fratta (oggi Umbertide) sono tre a fa' 'na zappa;

 un la fa, un la têne, uno guarda come vêne.

<133>

 

 

79.

 

 - A Castelu piace più la trippa che il budelu.

 

80.

 

 - Trestina, Promana e San Secondo so' la più canaja de stu mondo.

 

81.

 

 - I locchi de Montone son in tre a fa' un cestone;

 uno 'l fa, uno 'l tiene, uno guarda se vien bene.

 

82.

 

 - Sellanu è legatu co' 'na lenza e drento e fôre pare 'na Fiorenza.

 

83.

 

 - Forfi sta piantatu sopra 'n puzzu,

 e 'nce se ferma mancu un personaggiu,

 perchè non se capisce lu linguaggiu.

 

84.

 

- La Ligghiana è legata co','na pezza e drento e fôre pare 'na bellezza.

 

85.

 

 - Chi dice che Ligghiana non è bella?

 È fabbricata a ferru 'de cavallu e c'è la gioventù de sangue bella.

 

86.

 

 - Semo de la Ligghiana e questo basta, quanno, passamo nui facete mosca,

  portamu lu cappellu a , menza testa, lu primu che se môve. a terra casca.

 

87

 

. - Chi vôle.pìja moje a la Ligghiana,

 ce vôle l'arilogio e la catena

 e li garzuni fatti a la campana.

 

88.

 

 - Forfi, fòrfante (furfante).

 

89.

 

 - Vio, screpante (borioso).

 

90.

 

 - Ottaggi, sgarrone (millantatore).

 

91.

 

 - S. Martinu, non minchiona.

 

92.

 

 - Le fila-bozzu (filatrici di stóppa) de Casale.

 

93.

 

 - Brucia-ferru de Villamacina.

<134>

 

 

94.

 

 - Li briacuni de Sellanu.

 

95.

 

 - Li garauni (gatti ladri) de Pustignanu.

 

96.

 

 - Le patellette (sporche) de Apagni.

 

97.

 

 - Le sucitelle de Fumi.

 

98.

 

 - Li fumati de Cansinu.

 

99.

 

 - Li zengari de Verchianu.

 

100.

 

 - Li rospi de Pupaggi.

 

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