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I Cattanei Lombardi.1  di Trevi

da una ricerca del Dott. Leonardo Dialti (1925 - 2007)

 

4- Esodo dei Cattanei Lombardi.1

 

I Cattanei Lombardi di Trevi -INDICE

Fonti storiche

I Cattanei Lombardi e i Lombardi

I Cattanei Lombardi a Trevi

Documenti allegati

Bibliografia

 

 

 

 La Storia di Spoleto del Sansi articolata sulla raccolta di manoscritti fatta dallo stesso Sansi. Da queste federazioni o sommissioni si apprendono tante altre cose. Dopo queste federazioni, una parte di coloro che avevano governato questi centri, andava nelle città più grandi con cui sera stipulato l'accordo. Altri si trasferivano altrove ed alcuni rimanevano sul posto. Perché in quell'epoca non era così semplice trasferirsi in altri comuni:  occorreva accettare tante condizioni, fra le quali l'obbligo di acquistare casa e di abitarla almeno per un certo periodo di tempo, di prestare determinati servizi e di pagare determinati tributi.

Fra le varie documentazioni di questi trasferimenti, in Sansi,A., documenti ecc. (28), riportato Annali de Spuliti del Parruccio, manoscritto cartaceo che trovasi nell'Archivio del Comune di Spoleto  E un manoscritto che riporta in varie epoche i nomi di molti cittadini; a pag. 168 (del Sansi che trascrive il Parruccio) riportato un elenco di nobili presenti a Spoleto nel 1417 mense martij, (anche se si riferisce ad un'epoca posteriore di centocinquanta anni), comprendente un centinaio di nomi e fra questi alla voce De Castro litaldi riportato solamente il nome di una famiglia di Castelritaldi: Johanni de ciccu de corrado de Castiritalli cum filiis parvulis. Non viene invece citato il nome di alcun nobile o non nobile proveniente da Trevi.

Questa una riconferma che solo una parte dei Cattanei  che firmarono le Federazioni o sommissioni nel XIII sec., era poi andata ad abitare in Spoleto.   E legittimo pensare  che molti di essi optassero per altre località.

E  Natalucci, ove viene trascritto questo conosciuto msc. (del  25 Marzo 1260), continua:  E circa il 1274 (quattordici anni dopo l'altro) fecero seguire la pace fra Spoletini e Trevani sopra le controversia de Castelli di Cammero ed Orzano, secondo ancora si ha dal Leoncilli (Leoncilli Giacomo Filippo, Istoria di Spoleto secondo la serie dei Vescovi, a tomo 13 delle Memorie dell'Umbria del Dorio e msc. Foglio 368 presso Biblioteca dei Filippini di Foligno): Cum iis pacem inierunt Lambardorum Nobilium trebiatum opera qui ad Spoletinos defecerant qui etiam a Spoletinis inter numerorum aliorum civium recepti fuerunt . Ed il Minervio ( Minervio, de Gestis Spolet.cap. 8):  Et Lombardi nobiles treviates qui solo cognomento dicebantur ad Spoletinos defecerunt a quibus civitate.

Poi, a Spoleto, cominceranno pochi anni dopo le lotte fratricide fra guelfi e ghibellini, molto gravi, coinvolgendo pure la vicina Trevi, che dovrà forzatamente accogliere i ghibellini esuli, nelle continue lotte fra gli uni e gli altri. Trevi, generalmente guelfa, ebbe molto da soffrire da ambedue gli schieramenti che, alternandosi, portavano devastazioni, ruberie, uccisioni, miseria.

 

 

 

 

 

 

 

28) SANSI, Achille, op. citata, docum. ecc., pag. 168.

 

 

Pardi,G. nel suo Catasto di Orvieto  dell'anno 1292 (29)  descrive la situazione di Orvieto, che non doveva essere dissimile da quella di Spoleto e di Trevi : la popolazione della città deve essere sempre andata crescendo fino al fatale anno 1313, nel quale, dopo una lunga e feroce lotta, furono cacciati d'Orvieto tutti i ghibellini e vennero distrutte le loro case.

Per tal modo gli abitanti di essa si riducevano quasi alla metà. E vero che a non pochi fu concesso di ritornare in patria, ma molti preferirono esulare. Per quanto poi riguardava le nuove cittadinanze, riporta quanto affermava il Cibrario: I forestieri che volevano far perpetua o temporaria dimora in una terra dovevano farsene accettar borghesi, comprar casa d'un certo valore e soddisfare agli altri obblighi della borghesia. La borghesia si concedeva dal Consiglio del Comune a tempo od in perpetuo.   Quando veniva a rendersi cittadino alcuno dei grandi baroni, gli si concedeva per l'ordinario dispensa dall'obbligo di residenza e da qualche servizio personale.  Chi non poteva o non voleva rendersi borghese, usava mettersi in guardia del Principe o del Comune; e per tal protezione gli rispondeva un annuo censo di un fiorino o di un obolo doro, o di poche libbre di cera, di pepe, di cannella o di tal altre derrate.

 

  29) PARDI, Il Catasto del Comune di Orvieto del 1292,in Bollettino di Storia Patria per l'Umbria,XII, 1907, pagg.397-454.

Ancora nel Sansi (30) a pag. 59, interpretando il msc. n. XXXIII de i documenti inediti già noti, e riguardante le sottomissione degli abitanti di Cerreto, si legge: Similmente ebbero i Cerretani loro abitazioni in Spoleto, donde una via della città, o allora o dopo essersene accresciuto  il numero per ulteriori trattati,  ebbe nome di via cerretana, ed era presso a S. Domenico, allora detto S. Salvatore. Ci si faceva con doppio effetto di aumento di popolazione e maggior guarentigia della fede del castello; essendosi cos praticato con esso ci che si soleva fare co' nobili rurali che entravano a far parte del Comune come confederati o vassalli.

Ed a pag. 65, parlando dei cittadini di Porcaria e delle Tre Fratte, sottomessisi a Spoleto, continua : che ove alcuno di detti uomini comperasse casa in Spoleto o nei borghi, sarebbe per dieci anni esonerato da ogni colletta.
 

  30) SANSI, Achille, Storia del Comune di Spoleto, op. citata,  pag. 59 .

  A pag. 84, Sansi(31), Storia di Spoleto citata, commenta  il msc. XLVI riguardante la sommissione parziale di Castel Ritaldi e conclude: Fatto questo accordo con quella Università, il Comune nello stesso anno si fece cedere i diritti feudali che avevano in quel luogo i nobili  trevani che dalla antica origine erano tuttavia detti i Cattanei e i Lombardi di Castelritaldi. Tra il 28 ed il 29 di Giugno dello stesso anno 1254, con più contratti, questa frotta di ben trentatre feudatari, ciascuno per ciò che gli spettava, donarono liberamente  e senza alcuna riserva alla città il Castello ed il Poggio di Castelritaldi, essendo Sindaco ricevente per la città  Filippo Birri Giudice , e pe' Lombardi Egidio Talianassi, uno di loro..  Per questa guisa Castelritaldi veniva ora nel dominio della  città (Spoleto) per volontà dei paesani e de loro signori come lo era gi per quella  concessione territoriale del quarantasette confermata da Innocenzo.

 

31) SANSI, Achille, Storia di Spoleto, op. citata, pag.84..

 

 

 

A pag. 88-89 commenta la sottomissione dei Signori di Arrone, msc. LI,  e scrive : I Signori di Arrone farebbero in tutto la volontà del Podestà e del Comune di Spoleto, che potrebbero a suo piacere mettere nel loro Castello bandiera e tromba, e dodici famigli, ai comandi dello stesso Podestà. Due dei detti Signori abiterebbero in citt con le loro famiglie, dichiarandosi disposti a venirvi anco allora con lo stesso Podestà. ..Farebbero  esercito e parlamento col Comune per s e per tutti loro vassalli(32 ).

 A complicare la vita,  sopraggiungeranno poi le gravi epidemie, che dimezzeranno la popolazione di molte località italiane: da qui la maggiore facilità al trasferimento della residenza per la  offerta di posti disponibili, già occupati dalle  persone decedute. Questo urbanesimo sarà quindi favorito dalla diminuzione degli abitanti dei grossi Comuni, e dalla conseguente maggior richiesta di mano d'opera in città.

 Occorre comunque riconoscere che l'esistenza dei Cattanei Lombardi a Trevi e Castel Ritaldi documentati unicamente dai tre manoscritti conservati all'Archivio di Stato di Spoleto, che ho più volte ricordato, e che sono la fonte di tutti gli altri ricordi storici conosciuti: senza di loro forse nessuno avrebbe mai saputo della esistenza dei Cattanei Lombardi nel territorio trevano.  E augurabile che la consultazione di tutti i manoscritti spoletini possano in futuro portare almeno a qualche ulteriore menzione storica dei Cattanei Lombardi di Trevi, e dei paesi vicini.

E evidente che erano castellani, coltivatori  agricoli e cavalieri, ma non abbiamo alcun elemento sicuro che ci possa  permettere di verificare il periodo della loro presenza a Trevi fra il 600 ed il 1300; presenza sicura dal 1100 al 1300, da quanto riportato nei tre manoscritti. Purtroppo non possiamo concludere affermando che fossero Longobardi o comunque Longobardizzati stanziatisi fra il 600 e l800, oppure discendenti di famiglie di  cattanei lombardi del luogo o discese al seguito degli imperiali dall800 al 1100, e fermatisi sul posto per accordi  fra gli autoctoni, l'Impero, la Chiesa ed  il ducato di Spoleto.

  Con la federazione di Trevi al Comune di Spoleto non si ha più traccia dei Cattani Lombardi.

Rimangono pertanto alcuni interrogativi. Perché non ne ha più parlato nessuno? Tante questioni possono aver favorito questa eclissi: esodo verso altri paesi, peste, terremoti, devastazioni, fame, disperazione, compagnie di ventura e sempre nuove distruzioni, inquisizione, guelfi e ghibellini, Angioini, nuove caste, damnatio memoriae (grande importanza ha avuto in ogni tempo la damnatio memoriae! ), nuove nobiltà pontificie, gelosie, potere temporale, servilismo all'ultimo vittorioso?  Tutto pu aver contribuito a farli dimenticare.

Resta per incomprensibile che negli ultimi settecentocinquanta anni nessuno abbia sentito il desiderio di ripercorrere quelle storie o di rivendicare quegli ascendenti.

   

 

 

32) SANSI,Achille, Storia di Spoleto, op. citata, pagg. 88-89.

 

I Cattanei Lombardi di Trevi -INDICE

Fonti storiche

I Cattanei Lombardi e i Lombardi

I Cattanei Lombardi a Trevi

Documenti allegati

Bibliografia

 

 

Cittadini di Trevi e C.Ritaldi dal 1200 al 1325

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.
 

Note

1) Nella epigrafia locale e in molti documenti chiaramente adottata la grafia Lambardi, mentre in altri documenti si legge Lombardi. Posto che gi difficile distinguere in alcuni corsivi antichi la o dalla a, si consiglia al lettore non specializzato la massima prudenza nell'accomunare o separare le famiglie citate con le differenti grafie.
Anche nell'italiano letterario si trovano le grafie Longobardi e Langobardi per indicare lo stesso popolo. (N.d.r.)