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La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

XVIII     I MONUMENTI SEPOLCRALI

2°). MONUMENTO DI FILIPPO VALENTI

 

 

(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Descl?, 1928 - pagg. da 248 a 253)

[ I numeri in grassetto  tra parentesi acute <  > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

 

 

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Continuando il giro della chiesa, troviamo, dopo la cappella di S. Ubaldo, questo monumento (n. 4 della Pianta a pag: 135), che, sotto il punto di vista artistico, presenta assai meno interesse dell'altro di cui qui sopra mi sono occupato. Ma si tenga nota che trattasi di opera posteriore a questo di circa ottanta anni ; e facile e chiara sar?la spiegazione della notevole diversit?di stile e di esecuzione. (Fig. 44). Le sue dimensioni sono: M. 5.80 X 2.50.

 
<249>

Filippo Valenti*, figlio di Filiberto, moriva in Roma alle 10 del mattino del 20 Giugno 1648. Uomo d'affari di vaste vedute e di senso efficacemente pratico, sentendosi mancare la salute, bench?in giovane et? aveva fino dal 7 Maggio di quell'anno, dettato il suo testamento voluminoso, che fu aperto e pubblicato il giorno stesso della sua morte, dal notaio dell' Uditore della Camera apostolica Giacomo Simoncelli.

Tra le prime disposizioni testamentarie ?questa: ?Il corpo mio separato che sar?dall'anima, voglio sia depositato nella chiesa della Madonna delle Lagrime, dove sono li depositi delli miei antenati, e, se morir?in Roma o altrove, voglio che si depositi nella chiesa parrocchiale dove morir?e che poi, quanto prima si potr? si trasporti a detta mia patria, in detta chiesa della. Madonna delle Lagrime o in altra chiesa che parer?al mio herede o suo amministratore infrascritto, etc:?. E prosegue poco appresso cos? ?Voglio... che anco in detta chiesa delle Lagrime o altrove ad arbitrio di detto mio herede o suo amministratore si facciano due depositi: uno per mio padre e l'altro per me, con quella decenza e spesa che ad esso amministratore parer?/i>?(1).


Fig. 45 -
Monumento di Filippo Valenti

 

In base a queste precise disposizioni, l'erede si affrett?a domandare ai Canonici Regolari Lateranensi il permesso e lo spazio necessari per l'erezione dei due monumenti. E l'abate generale della Congregazione Lateranense con sua lettera 17 Novembre 1648, autorizzava il preposto delle ?Lagrime? ? D. Costantino Sensini ? a cedere il luogo per i monumenti; e ci? non solo per maggior decoro della chiesa, ma anche per far cosa gradita ai richiedenti. Fu cos?che con atto del notaio Francesco Celli di Trevi, in data 26 Novembre di quell'anno, il preposto cedeva a, Quintiliano Valenti, fratello di Filippo, e procuratore dell'erede ?un luogo per, il deposito della bona memoria del Sig: Filiberto, nella facciata destra di detta chiesa, all'entrar per la porta che guarda verso ponente, in modo che detto deposito sia al dirimpetto del deposito di Mons: Ill.mo: Monte Valenti, che sta nell'altra facciata di sinistra di detta chiesa., insieme alla sepoltura che sta avanti a detto luogo, che verr?a essere contigua a detto deposito da fabbricarsi. Et l'altro luogo nell' istessa facciata per il deposito della bona memoria del Sig. Filippo, in faccia et dirimpetto dell'altro deposito della Sig: Subrezia Lucarini Valenti. Et ambedue detti depositi verranno

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* Determinante ed esaustivo per la conoscenza di questo personaggio ?lo studio di Maria Virginia Maneschi Prosperi Valenti, Filippo Valenti, banchiere del re di Francia Luigi XIV, in Bollettino Storico della Citt?di Foligno, voll. XXV-XXVI, Foligno, 2003, pagg.249-279

(1) Archivio Valenti, Instrum,: A pars 2? N? 46


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a mettere in mezzo la cappella dei tre Magi, dedicata alla B.ma Vergine?. In compenso di questa concessione l'erede di Filippo Valenti paga al preposto delle ?Lagrime? la somma di 20 ?scudi? (1).

All'esecuzione dei monumenti si diede mano con sollecitudine. E siccome sembra che non altrettanta premura l'erede mettesse nell'eseguire i legati pii del testatore, un fratello di questi, Gio: Battista, scriveva al nepote Andreangelo in data 21 Giugno 1653, lamentandosi che nei cinque anni trascorsi dalla morte di Filippo non aveva. saputo ?se non che si siano fatti quelli dei depositi e l'ornamento della cappella; le quali sono parti pie: ma dicono li sagri testi che queste risultano in gran parte ad honore dei viventi, non in suffragio dell'anime? (2). Con queste parole ? a parte la rampogna abbastanza filosofica ? possiamo stabilire con qualche esattezza la data dell'erezione dei due monumenti.

Quanto al valore artistico di questi, mi piace osservare che nonostante l'epoca avanzata e poco propizia, non ci troviamo di fronte ad un'opera di tronfia esagerazione seicentesca. Il disegno ?sobrio, le linee armonizzate, gli ornati decorosi e corretti.

Tra due les?e ? sulle basi delle quali campeggia la croce di S. Andrea accompagnata in capo da due stelle ad otto raggi ? che ?lo stemma della famiglia ? ?collocato un basamento, o zoccolo, a forma di cippo sepolcrale romano, sul quale ?incisa la non bella iscrizione che segue:

 

D. O. M.
PHILIPPO DE VALENTIBUS PHILIBERTI FILIO
LUDOVICI XIIII GALLIARUM REGIS AC
SACRI S. R. E CARDINALIUM COLLEGII
AERARIORUM IN URBE PRAEFECTO
AND(REA)S ANGELUS HEREDITATIS ADMINISTRATOR
POSUIT

VIXIT ANNOS XXXXV OBBIT XIX JULII
A. D. MDCXXXXVIII
(3).*

 

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(1) Archivio notarile Trevi. To: 1113 Rog : Francesco Celli f. 446 ss.

(2) Archivio Valenti. Eredit?giacente di Filippo Valenti ?sub anno?.

(3)A Dio Ottimo Massimo. A Filippo Valenti, figlio di Filiberto, tesoriere in Roma del re di Francia Luigi XIV e del sacro collegio dei cardinali di Santa Romana Chiesa ? Andreangelo amministratore dell'eredit?pose ? Visse 45 anni. Mor?il 19 Giugno 1648.

*Riportata anche da Maria Virginia Maneschi Prosperi Valenti, Filippo Valenti, banchiere del re di Francia Luigi XIV, in Bollettino Storico della Citt?di Foligno, voll. XXV-XXVI, Foligno, 2003, pag.275


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Sullo zoccolo, sorretta da due leoni affrontati, ?l'urna funeraria, ornata di bassorilievi a fogliami e sormontata da un orologio a polvere, tra le ali del tempo: simbolo della mortalit?

Lo sfondo ?dipinto a chiaroscuro; e in esso sono le tre Parche: Lach?i che fila, Cloto che annaspa, Atropo che con le forbici recide il filo.

Un nastro svolazzante, dietro la testa delle Parche porta scritte le parole di Giobbe:

DUM ADHUC ORDIRER SVCCIDIT ME (1)

allusivo alla ancor fresca et?del defunto.

Strano contrasto e pi?strano miscuglio di cristiano e di pagano! Ma non ?a meravigliarsene, poich?questo era l'uso del tempo. ?L'erudizione introduce il paganesimo in chiesa; la, morte si cambia in Lachesis e nelle parche; conseguenza o degenerazione di quell'umanesimo, al quale tuttavia la letteratura classica deve il suo ritorno in onore? (2). Ma occorre ricordare che anche nelle iscrizioni cristiane delle catacombe non mancano ricordi del paganesimo classico, specialmente di versi di Virgilio (3).

Sopra l'affresco ?il fregio, con bella decorazione a rilievo.

Il monumento ?terminato da una cimasa, che porta nel mezzo, in un ovale, il ritratto del defunto in costume del suo tempo. ?un dipinto su tavola, di buona fattura. Da un modestissimo documento che ho trovato, credo poter dedurre che autore di questo ritratto, come di quello che vedremo sul monumento di Filiberto Valenti, sia stato un pittore francese, il quale avrebbe dipinto anche gli affreschi simbolici a chiaroscuro, sullo sfondo dei due depositi. Ecco senz'altro il documento:

?Spesa fatta nelli due ritratti del Sig: Filiberto Valenti, padre ?e Sig: Filippo figlio, posti nei depositi della Madonna delle Lagrime, con altra pittura nel vacuo dei suddetti:

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(1)  Giobbe. Mentre ancora ordivo, mi tagli?[il filo].

(2)  D. Gnoli. Le iscrizioni delle chiese di Roma raccolte da V. Forcella, in: ?Nuova Antologia?. Ser: 2a - XXIV, 1880, pag : 729 ss.

(3) Orazio Marucchi. Manuale d'archeologia cristiana. Roma, Descl?, 1922. pag : 203.


<252>

Per due tavoloni di noce ovati e ben aggiustati pagati a M. Filippo falegname .                      

 

Baj: 80

 

it : . Sc: 5 - Ba : 50 pagati a Mons?Jean per sua mercede e spesa di mangiare

  Sc: 5

Ba : 50

it: Sc: - Ba: 40 per ferri n. 8 da fermare li ritratti 

 

Ba : 40

it: Sc: 1 - Ba : 20 per lo scarpellino d' impiombarli (sic) ed aggiustar le lettere negre 

  Sc: 1

 

Ba : 20

 

it: Sc: - Ba: 50 per pece e fumo e carbone .

 

Ba : 50

it: Sc: - Ba: 30 per sue mercedi a Sportula, muratore

 

Ba : 30

 

  Sc: 8

Ba : 70

 

Questo ?tutto: ma ho voluto trascrivere per intero il documento, giacch?? l'unico che ho trovato che abbia un qualche rapporto con la storia artistica di questi monumenti (1).

In questa nota di spese manca la data; ma ?facile stabilirla tra il 1648 e il 1653. Resta ad indagare chi possa essere stato quel Mons?Jean autore dei ritratti e degli affreschi. L'indicazione, per? del solo nome ? troppo poca cosa per giungere ad una conclusione persuasiva. Per quanto sappiamo, nel secolo XVII furono in Italia due pittori francesi di nome Giovanni: uno fu Giovanni Boulanger, da Troyes, che venuto a Bologna, si fece imitatore di Guido Reni; poi pass?al servizio del Duca di Modena. L'altro fu un Giovanni Corb?(Corbeau) di anni 23, abitante in via della Vittoria (2). A complemento di tutto ci?aggiungo che nella chiesa di 'S. Anto?nio abbate. in Perugia, esistevano a decorazione dell'organo, incorniciati da intagli di Michele Buti da Pisa, due paesaggi ?succosi e belli? attribuiti ad un Mons?Jean, pittore del secolo XVII (3).

Non pi?di questo mi ?stato possibile trovare. Il lettore giudichi come meglio crede questi due ritratti, che ? quantunque di accurata fattura, specialmente quello di Filippo Valenti ? non possono suscitare grandi discussioni di critici.

* * *

Chi fosse Filippo Valenti ?detto molto brevemente e poco elegantemente nella iscrizione che pi?sopra ho riportato. Aggiungo

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(1)   Archivio Valenti. Eredit?vincolala del quondarn Filippo Valenti, Mazzo M.

(2)   Bertolotti A. Artisti francesi in Roma nei secoli XV - XVI e XVII. Mantova, 1886 pag : 112, 153.

(3) Guida al forestiere per l'Augusta citt?di Perugia. ivi, Costantini, 1784 pag. 226


<253>
che egli nacque in Trevi nel 1603 da Filiberto e da Valenzia Palazzi. Nel 1630 era gi?in Roma, in grande considerazione presso la famiglia (dei marchesi Sacchetti, che lo associarono anche ad alcuni loro lucrosissimi affari, come l'affitto delle famose allumiere di Tolfa.

In seguito si diede al commercio per suo conto. Le larghe e coraggiose vedute, la indiscussa correttezza e le alte relazioni, che queste doti gli procuravano, lo misero in grado di accumulare molte ricchezze. God?la stima del celebre cardinale Mazzarino, di cui fu amico fedele; tantoch?il Valenti lo preg?di voler essere suo esecutore testamentario, insieme ai cardinali Grimaldi e Sacchetti.

La relazione del Mazzarino gli procur?? oltre alla sua clientela personale (1) ? l'onore di essere il banchiere di Luigi XIV in Roma, il quale decor? il Valenti dell'Ordine di S. Michele. Fu anche il cassiere del sacro collegio dei cardinali; ed insieme ai marchesi Honorati, di Jesi, tenne la tesoreria della Marca ; e con loro assunse anche il grandioso incarico dell'approvvigionamento dei cereali per Roma.

Non ebbe famiglia. Mor? come dice l'iscrizione, a soli 48 anni, nel colmo della sua prospera fortuna, a Roma nella casa degli Alberini, in Banchi.

Filippo Valenti fu uno dei pi?coraggiosi uomini d'affari, che ? sulle orme del magnifico Agostino Chigi ? seppero, in quei tempi, veder chiaro e lontano, rendendosi utili a s?stessi ed alla societ?

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(1)   In Archivio Valenti a Trevi sono molti documenti relativi ai rapporti amichevoli e finanziari tra il Cardinale Mazzarino e Filippo Valenti.

 

 

 

 

 

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(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Descl?, 1928? pagg. da 248 a 253)

 

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