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Olivo di Sant'Emiliano

Età - Datazione

 

 

Che l'Olivo di Sant'Emiliano sia molto vecchio, si vede.

Che Sant'Emiliano sia stato legato a quell'olivo, si accetta per fede.

Che l'età dell'olivo possa risalire all'età dei fatti narrati nella "Passio Sancti Miliani" ce lo può confermare la scienza.

 

1           Dendrocronologia

Il sistema universalmente riconosciuto per risalire all’età di un albero, cresciuto in una zona climatica in cui sia scandito il susseguirsi delle stagioni, consiste nel conteggio degli anelli di accrescimento. Il metodo, ormai consolidato da oltre un secolo di positive applicazioni, fu inizialmente usato in archeologia, poi esteso alla biologia con risultati straordinari.

Infatti l’accrescimento annuale dell’albero dipende dalle più o meno favorevoli condizioni stagionali e pertanto alberi di una stessa zona presentano analoghe successioni dello spessore degli anelli.

Se questa teoria fosse applicabile al nostro caso, saarebbe estremamente facile esaminare i due alberi, di Trevi e di Giano, non solo dal conteggio degli anelli, ma addirittura cmparare la successione dei differenti spessori, giacendo gli alberi nella stessa vallata.

Purtroppo, il sistema non è applicabile nel nostro caso per il fatto che l'olivo in questione non ha più il nucleo centrale del tronco, il cuore dell’alburno e pertanto la tecnica può essere applicata soltanto agli strati esterni, cioè agli anni più recenti, per i quali abbiamo una buona conoscenza storica

2           Dimensioni del tronco

Un’indicazione abbastanza attendibile, anche se approssimativa, dell’età dell’albero può essere fornita dal diametro del tronco.

Mentre la successione degli anelli dà un’indicazione esatta della successione delle stagioni, la dimensione assoluta degli anelli e quidi il diametro totale del tronco, dipende anche dalla specifica cultivar, dalla composizione chimico-fisica del terreno e addirittura dai sistemi di coltivazione, anche se questi ultimi non dovrebbero essere influenti per periodi talmente ampi come quelli in esame.

3           Analisi al Radiocarbonio

La tecnica, tra le ultime e più sofisticate messe in atto, è perfettamente applicabile per organismi databili entro il periodo temporale in discussione. La difficoltà consiste nella scelta dei campioni da esaminare poiché, mancando completamente la parte centrale e più antica dell'albero, aggredita dai parassiti e asportata con la tecnica della "slupatura", occorre prelevare il materiale da analizzare esclusivamente dall'apparato radicale ove possono ancora trovarsi porzioni di legno più antico, obiettivamente di difficile accesso, ma è l’unica opzione possibile, sebbene non possa escludere che in altra parte delle radici possa trovarsi del materiale ancora più antico.

Recentemente alcuni ricercatori, ai più alti livelli nei propri settori, hanno condotto ricerche sistematiche nella datazione dei più longevi olivi dell'Italia centrale arrivando a conclusioni sorprendenti per l'olivo in questione potendolo datare a 1830 +/-260 anni prima dell'estrazione del campione (1995 ?), da collocarsi cioè tra il 96 a.C. e il 425 d.C.

Questa età è straordinariamente interessante perché finora si riteneva che l'età massima degli olivi - a questa latitudine - non potesse superare i 1500 anni.

Infine quest'albero ha caratteristiche tanto straordinarie da stupire gli stessi autori della ricerca, i quali hanno preso in esame anche vari altri olivi, a Macciano di Giano (anch’esso ultramillenario) a Bazzano di Spoleto, a San Tommaso di Spoleto e a Cesi, ritenendo questi ultimi due affini al Nostro da far ipotizzare una varietà primordiale. 1

4           Testimonianze storiche

Purtroppo, a distanza di quasi due millenni, è estremamente improbabile trovare testimonianze che possano identificare con precisione l’albero di cui si parla.

Per l’Olivo di S.Emiliano, la testimonianza di un documento antichissimo, quale la “Passio sancti Miliani martiris” ci dà un’indicazione inequivocabile sulla presenza dell’olivo nel territorio, ma non può essere dirimente sull’esistenza di quell’albero particolare.

Tutti gli autori successivi si rifanno alla Passio, ma fino alla seconda metà del’700 nessuno ci dice che l’olivo ancora esisteva all’epoca dello scritto o che sta a Bovara.

 

La Passio narra che l’esecuzione del Santo avvenne “in loco qui dicitur CARPIANI”.

 

La località Carpiano (passio), o Carciano, (toponimo attualmente di uso corrente) o, come è descritta in mappa, Corciano, sta 700 m più a sud dell’olivo, e precisamente al confine - contestato - tra Bovara e Pigge. In località Corciano è sita la Villa Alessandrini Petrucci che, su una delle pareti verso la strada, ha in bella vista la lapide appostavi in occasione del passaggio del corteo che riportò a Trevi le reliquie del Santo nel 1935. Il proprietario dell’epoca, Guido Alessandrini Petrucci, era un personaggio molto in vista a Trevi (forse proprio per questa sua notorietà fu assassinato in un’azione partigiana nel 1944). Possedendo la grande casa proprio in località Corciano, si ritenne in dovere di partecipare attivamente ai festeggiamenti, ritenendo che nei pressi della sua casa si fosse consumato l’ultimo atto del martirio.

 

In occasione della traslazione delle reliquie, un colto sacerdote locale, D. Aurelio Bonaca, fece stampare una sintesi adattata della “passio” (reperibile in rete alla pagina http://www.protrevi.com/protrevi/SEmilMartirio.pdf )

e si sentì in dovere di gratificare la partecipazione entusiastica del Petrucci pubblicando la fotografia della sua casa (fig.3)

 

Nell’opuscolo del Bonaca è pubblicata la fotografia dell’olivo (opera del fotografo ufficiale di Trevi Nazzareno Scaringi): la foto più antica finora conosciuta, sebbene riprodotta tipograficamente e pertanto priva dei particolari più minuti ( Fig.2)

 

Il Bonaca addirittura forza un po’ la descrizione della Passio facendo coincidere l’ubicazione dell’ulivo a tre miglia da Trevi. L’autore, secondo una sua teoria ancora in discussione, ritiene che la Trevi antica, il castrum romano, sia sempre stata sul colle ove giace tuttora, mentre altri autori la collocano in località Pietrarossa. E “circa tre miglia” indica invece la distanza dell’olivo (Località Carpiano - Corciano) da Pietrarossa. In ogni caso però “un terzo di miglio” di distanza dal fiume Clitunno, potrebbe andar bene sia per il moderno toponimo Corciano, sia per la zona dove esiste l’olivo in questione.

 

Lo stesso Bonaca, pur pubblicando la fotografia dell’olivo, non asserisce però che quello sia l’olivo del martirio, anche se una tradizione immemorabile, consacrata anche nel nome, lo ritiene tale.

Il Mannocchi (1875) per primo colloca la località Carpiano nella zona di Bovara e il Bonaca, compendiando tutte le considerazioni degli autori precedenti, nel collocare il luogo del martirio nella zona di Bovara, ne dà anche una spiegazione teologica. Nell’antichità classica era considerato sacro il territorio bagnato dal primo tratto del Clitunno, a sua volta sacro, tanto che vi esistevano tempi e sacelli ( vedi anche http://www.protrevi.com/protrevi/memfra03.asp ) e perciò era il luogo preferenziale per sacrificare un irriducibile infedele.

 

L’autenticità e l’età della Passio è molto controversa, nonostante l’incrollabile fede di Carlo Zenobi, che per primo (1996) ne ha pubblicato il testo e la versione italiana.

Una moderna tendenza alla dissacrazione poi, si vanta di contestare anche l’esistenza di S. Emiliano.

 

Ma un recente episodio depone a favore dell’autenticità del racconto.

 

Di santi con il nome Emiliano se ne trovano una mezza dozzina nell’Italia e in Provenza. Ma il santo di Trevi si Chiama MILIANO: con tale nome viene citato nella Passio e con tale nome viene indicato fino a tutto il secolo XV.

Solo nel Rinascimento, un’intellighenzia snob lo trasforma in Emiliano, dal latino Æmilianus e la modifica non può che ingenerare ulteriore confusione.

Quando nel 2003 si celebrò il 17° centenario della morte del martire, su invito dell’arcivescovo di Spoleto, venne a Trevi una delegazione della Chiesa apostolica armena (Ortodssi) , allorché si fece timidamente presente che il nome vero del nostro santo era in realtà Miliano ci si sentì rispondere candidamente che "MILIAN è un nome armeno"..

Il racconto della provenienza di Emiliano dall’Armenia è stato tramandato per secoli più come una favola che come fatto storico, anche perché fino a qualche decennio addietro, per la quasi totalità della gente, l’Armenia era un “luogo della mente”, un riferimento biblico e non una precisa area geografica, come ben conosciamo oggi!

Pertanto lo stesso nome Miliano testimonia l’inequivocabile origine armena del Santo.

Non è quindi tanto azzardato pensare che la “Passio” abbia più attinenza ai luoghi e alla storia di quanto non le si attribuisca.

 

Oltre qualsiasi considerazione deducibile dalla storia e dalla fisica, è suggestivo credere che, dopo l’abbandono dell'uso dell'olio nell'alimentazione del Medioevo, la grande attenzione dei trevani verso questa coltura e la conseguente grande rinomanza dell’olio di Trevi siano derivati anche da questa pianta che suscita ammirazione per il suo aspetto monumentale e che da sempre è legata alla memoria di S. Emiliano, identificantesi con la stessa Trevi.

2011/06-2023/04

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Note
1) Guido Bongi (CNR Perugia), Ligi Campatola (Uni Napoli), Giorgio Pannelli (Istit.Olivicoltua Spoleto), Luciana Baldoni (CNR Perugia). Eredità e valore degli Olivi Antichi,"EVO" , in "Le origini dell’olivicoltura in Toscana”.  San Quirico d’Orcia (SI): 2010. pagg 279 e segg.
Lo studio portato a termine nel 2005 fu patrocinato dall'Accademia dell'olio e dalla Comunità Montana di Spoleto.

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