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La Venuta

Festa della Madonna di Loreto

 

 

Dopo anni di oblio, nel 2006 a Borgo Trevi molti cittadini hanno voluto riaccendere il "fuoco" della Venuta, nella notte tra il 9 e 10 dicembre.

 

Fino agli anni sessanta del '900 in tutte le frazioni si celebrava la rievocazione del passaggio della Santa Casa di Loreto.

Secondo un'antica tradizione le pietre che componevano la parte in muratura della casa della Madonna furono portate in occidente da crociati al loro definitivo abbandono della Terra Santa, alla fine del 13° secolo. Studi recenti e indagini archeologiche confermano l'origine palestinese della costruzione e la data della traslazione, riconoscendo così nella Santa Casa di Loreto una delle più cospicue reliquie della cristianità

Trevi, Italy. Fuoco per la Venuta
Borgo Trevi, 9 dicembre 2006 C1004

 

Alcuni documenti indicano come autori materiali del trasporto membri della famiglia bizantina "Angeli", generando così la credenza popolare della misteriosa traslazione per opera di creature angeliche.

A Cannaiola, in una bella edicola del XVI secolo, purtroppo molto deperita, è raffigurata la Madonna del latte sopra una casa trasportata dagli angeli, palese testimonianza di antica devozione tra la nostra gente. http://edicolesacre.umbriacentrale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=928:via-santangelo-nuovo-scheda-774&catid=225:cannaiola&Itemid=1477

 

 

Nel 1644 il comune di Recanati ordinò che la notte del 9 dicembre di ogni anno, per onorare in perpetuo l'anniversario della traslazione, si accendessero fuochi, si sparassero i mortai e si suonassero le campane  http://www.parrocchiasantacasa.it/giornalino/files/giornalino6_21_12_03.doc

 

Forse dalle Mrche si è propagata questa usanza anche nella nostra regione, poiché da tempo immemorabile si commemora l'evento in molte località dell'Umbria con fuochi e spari nella notte e con il suono delle campane, per accompagnare festosamente la traslazione della Casa e il passaggio –La Venuta – della Madonna con essa.

La tradizione, affievolitasi negli ultimi decenni del secolo scorso, resiste particolarmente nella Valnerina e nel Nursino, e in molte località legate la culto della Madonna di Loreto, come in tutti i centri lungo la nota "Via Lauretana", che da Foligno raggiunge le Marche attraverso Colfiorito.

 

Certamente ora è molto meno apprezzabile la suggestione dei falò per la spietata concorrenza dell'illuminazione elettrica, ma il fuoco vivo e scoppiettante rievoca un fascino ancestrale e, illuminando la notte, predispone alla gioia festosa.

 

Gli elementi comuni, il fuoco e il suono delle campane, sono accompagnati da numerosi altri riti con variazioni di paese in paese, come sono diverse le motivazioni originali della festa.

 

Nel Nursino la tradizione dei falò notturni affonda le radici in antichi riti pagani, di cui si ha memoria fino al XIV secolo.1. Si accendono fuochi o "faoni" anche per la festa di S. Benedetto.

Trevi, Italy. Fuoco per la Venuta
Borgo Trevi, 9 dicembre 2006 C1002

La tradizione del "Focone della Venuta" attualmente è celebrata con particolare solennità a Monteleone. Sulle braci del falò si cuociono poi bruschetta, salsicce ed altre carni (la festa ricade nel periodo della tradizionale macellazione del maiale) patate dolci e vin brulé.2.

 

A Sigillo, il motivo del "Focaraccio" è la commemorazione dell'immagine della Madonna portata dai crociati. Anche qui sulle braci vengono arrostite salsicce e braciole.3

Nel nostro territorio in tutti gli agglomerati rurali venivano accesi fuochi più o meno grandi fino agli anni 60.
A Pettino veniva acceso un fuoco per ognuno dei tre gruppi di case, con fasci di ginepro raccolti dai ragazzi e con le fascine donate da ogni famiglia
.4.
A Cannaiola si cuoceva sotto la brace del "focaraccio" una focaccia (farina, acqua, olio con aggiunta di uva secca) che poi veniva farcita con verdura "strascinata", cioè saltata in padella con olio e aglio.

Trevi, Italy. Fuoco per la Venuta
Borgo Trevi, 9 dicembre 2006 C1005
 

Di particolare interesse è la notizia che a Sterpete di Foligno si accendeva al fuoco della "Venuta" una candela che si portava a casa e manteneva la luce (sostituendo la candela prima che si esaurisse completamente) fino alla notte di Natale.

A Trevi capoluogo non si ha memoria dei fuochi, ma fino a metà degli anni Novanta suonavano le campane a mezzanotte.

 

Testimonianze di alcuni anziani riferiscono concordemente che da bambini la nonna o la mamma li invitava a guardare dalla finestra il cielo stellato dove, a notte fonda, sarebbe passata la Madonna (vari, 2006)

   

 

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.
 

Note

1) Tabarrini, Mario, L'Umbria si racconta, Foligno, 1982, s.v. Falò.

   La tradizione dei Fuochi a Colfiorito di Foligno, Picciche e S. Lorenzo di Trevi, Norcia, Sigillo e Monteleone è documentata da Bernardino Sperandio, Spazio, tempo, festa, lavoro,. Il ciclo del calendario popolare, in L'architettura popolare in Italia - Umbria di Giovanna Chiuini, Bari, Laterza, 1986, pag.215

2) http://www.valnerinaonline.it/rss_news.asp?id=10792

3) http://www.appennino.info/CMDirector.aspx?ID=12920

4) Testimonianza orale (2006) di Rosato Cesarini, n. 16/10/1945.