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Tiberio Natalucci
StudiI sulla storia di Trevi
Pubblicati per festeggiare le nozze
dei due giovani sposi
nobili entrambi di animo e di lignaggio
Raffaello Paglioni
di Trevi
Guendalina Toni Catenacci di Amelia
1865
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[Note:
Nella trascrizione è stata rispettata l’arcaica punteggiatura originale.
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Lo scrittore prega i suoi rispettati concittadini a non iscorgere in questo povero lavoro che un segno di patrio amore, e un tentativo di ricercare cose vere. Tiberio Natalucci Foligno Tip. Campitelli |
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<3> Sulla vetta e sulle pendici occidentali di uno dei Colli più spiccanti ed ameni che dall’estreme falde del basso Appennino protende ad internarsi quasi nel mezzo della tanto celebrata Valle Umbra sollevasi appariscente la Città di Trevi avente sul capo una verde corona di quercie, faggi, viti ed ornelli, circondata dai suoi duecentomila Olivi, nel mezzo ad un territorio disseminato per ogni dove di case di Villaggi, di antiche castella, rallegrato dalle ridenti rive del sottoposto Clitunno, abbellita da fabbricati prominenti e ragguardevoli, cinta da valide mura e longobardiche torri [Secondo studi più recenti le mura non sono attribiubili all’epoca longobarda], non ultima fra le Città Umbre per importanza, e forse la prima per temperato clima, incantevole prospettiva, e salutifere condizioni. Positure le più favorevoli per poter respingere facilmente le nemiche aggressioni, materiale ottimo da fabbricare, stabilità perfetta del suolo, sorgenti tenui ma perenni, e diverse di eccellente acqua potabile, sicurezza di non soggiacere ai disastri delle inondazioni, ai danni dell’umidità e delle nebbie, ai perniciosi effetti di paludose esalazioni, un terreno in vece aprico formato da materia calcarea aalluminea con terra vegetale mirabilmente adatto a ad ottenere la squisitezza di vini, di olii, farine, frutta, carni, latte, selvaggina, salati, erbaggi, vegetazione felice di piante di ogni specie, magnifica vista del rinomato cratere, sono tutti pregi da segnalare facilmente e dar la preferenza a questa su di altre località. <4> Non è quindi meraviglia che antichissime genti vi prendessero stanza. Poco lungi dall’odierna Trevi presso ad una limpida sorgiva esisteva un Tempio sacro al più antico Nume d’Italia a quel buon Re Giano che seppe cangiare i ferini costumi di genti selvaggie nella beata età dell'oro. Si ha da memorie autentiche che fino al 1600 vi si videro i ruderi di una Chiesa cristiana che chiamossi S. Giovanni di Giano e che era stata eretta sulle rovine di un antico delubro pagano, in cui quella Deità veneravasi; Attraverso di tanti secoli restò ancora al fonte e alla valletta il nome di Giano, e giunse sino a noi e conservasi in una sala municipale [ora nella Raccolta d’Arte di S. Francesco] una testa di grandezza maggiore del vero scolpita in marmo, avente due faccie simili di uomo barbato, e che formava certamente parte di una Statua ben grande di un Giano bifronte. Se gli Umbri derivano da quella prima immigrazione giapetica che fu trovata già stanziata in Italia (al dir di Erodoto) quando vi giunsero i Lido-tirreni di stirpe semitica, se il Japhet degli Ebrei, il Giapeto dei Greci fu dagl'’taliani adorato col nome di giano, questo culto che Trevi rendeva a quel primitivo Padre, Re e Dio omonimo lo mostrerebbe della più remota antichità. Di fatti sul vertice dell’antica nostra Città esistette pure un gran Tempio consecrato ad una delle più remote credenze pagane: a Diana. Questa mitica Regina del Cielo, della Terra e dell’Erebo, che aveva il barbarico culto nella Tauride, selvaggio fra i Druidi, gentile in Efeso, questa Dea di tutto, come ill nome Diana si crede esprimere, era la Diva tutelare dei Trevani. Restano ancora ad attestare la grandezza di quella mole due grandi capitelli uno in breccione rossastro del paese e l’altro in pietra calcare senz’abbaco. La proporzione di tali capitelli darebbe alle colonne un’altezza di 12 a 13 metri, e quindi l’edificio era di una grandezza cospicua. Questi due massi furono trovati presso l’attual Chiesa di S. Emiliano [secondo altri studiosi, dall’interpretazione del cronista sincrono Francesco Mugnoni, ritengono che tali capitelli provengano dal luogo ove sorge la chiesa di S. Martino] quando nel 1465 si prese ad ampliarne ed innalzarne le mura, e quindi fanno credere che nello stesso luogo o poco lungi sorgesse il pagano edificio. Dell’esistenza di esso grandezza e posizione si
<5> ha pure un'altra prova nella Lezione Bollandistica del 24 gennaio da cui si apprende che quando S. Feliciano, che fu chiamato l’Apostolo dell’Umbria, venne a Trevi (sul fine del II o III secolo) vi trovò un gran Tempio ( ingens fanum) dive i Trevani adoravano Diana come loro Dea tutelare e che nel medesimo luogo fu costruita una Chiesa Cristiana ad onore dell’augustissima Triade. Ebbene l’antichissima chiesa della Trinità era appunto quella di cui avvennel’accennato ampliamento. Essa fu innalzata quando gli Ostrogoti fecero disparire interamente i resti del gentilesimo che l’Imperator Giuliano aveva tentato di far irvivere. La sua Architettura è simbolica, e le foggie sono dello stile bizantino. I tre absidi formanti un solo corpo che abbracciavano tutto il lato orientale, e la parte più venerata del Sacrario alludono evidentemente al mistero del Dio uno e trino di nostra Fede. È poi notabile che quando coll’accennato ampliamento questo bello e raro mistico edificio rimase in una parte angolare e secondaria si volle innalzare appositamente un ben adorno Sacello in capo alla nuova Chiesa per conservare la primitiva invocazione Nella casa dell'antichissima famiglia Lambardi (oggi Ubaldi) eravi pure un iscrizione riportata nel codice Natalucci che diceva OLIM . TRIVIAE . TEMPLUM Quindi non sembra potersi dubitare che il gran Tempio di Diana stasse sulla parte elevata dell'odierno Trevi. Se era costume degli Umbri di costruirsi a preferenza le loro dimore ne' luoghi più difendibili, e con case vicine sulle alture, se questa era la parte più sicura, più sana, più produttiva, quando la valle era infestata dalle acque e dagli interrimenti, se due delle più antiche Deità d'Italia avevano templi ed altari in quelle posture elevate può ragionevolmente ritenersi per cosa certissima che i primi Trevani abitassero sui nostri clivi su queste medesime vette
<6> Ma un culto ed assai più rinomat <3> <3> <3> <3> <3> <3> <3> <3> <3> <3>
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