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Epigrafe classica "MEDICVS CHIRVRGVS"

Trevi, Museo, epigrafe del Medico Chirurgo
foto 30/4/2004
Trevi, Museo, epigrafe del Medico Chirurgo -particolare
foto 30/4/2004

 

Epigrafe funeraria in marmo.
E' stata trovata il 30 aprile 2004 sotto il pavimento della chiesa di S. Francesco durante i lavori di restauro. Segnalata da C. R. Petrini.

La prima riga, a causa delle varie scheggiature, è assolutamente frammentaria.

Potrebbe leggersi:

 

     .   .    .    .    .     VS
CN  VESENTRONIS
VRBANI  MEDICVS
CHIRVRGVS
V     A         XXI
Da un primo esame dei caratteri potrebbe attribuirsi al  III- IV secolo
Una datazione più accurata suggerisce I-II secolo (vedi sotto, ultima riga)

(inedita 30/4/2004)
 

 

 

 

Successivamente è stata esaminata da Romano Cordella che ha pubblicato il seguenyte testo:

 

Trevi, l’epigrafe del medicus chirurgus

 I recenti lavori di restauro della chiesa di S. Francesco a Trevi hanno consentito il recupero di un’iscrizione latina, la seconda ritrovata nel centro storico (l’altra è riutilizzata nel portale di S. Emiliano). Il reperto è riaffiorato il 30 aprile 2004 durante la rimozione del pavimento in cotto che ricopriva il vecchio pavimento in pietra. Ora si trova nell’attiguo museo, in attesa di essere esposto, assieme ad altri titoli provenienti dal territorio, nel lapidario dell’istituenda sezione archeologica.  Ringrazio Carlo Petrini per avermene messo a parte, e con lui Federica Bordoni.  Aggiungo che una prima segnalazione fotografica è comparsa tempestivamente su Internet a cura di Franco Spellani, e che della novità si è occupato, in un breve commento online, un estroso e colto personaggio conoscitore dell’Umbria che risponde al  nome di Bill Thayer. Agli amici di Trevi va dato merito dell’impegno costante profuso nella tutela del patrimonio storico-artistico della città e dell’entusiasmo con cui partecipano e diffondono le loro scoperte.

Ma veniamo alla descrizione del reperto. Si tratta di una pietra dura e compatta, formata da una pasta micritica di color grigiastro con minuscole inclusioni di tonalità rosa chiaro (milonite?). Sulla superficie si notano numerose abrasioni puntiformi riferibili, in via d’ipotesi, a qualche strumento meccanico (trapano?). Nulla è possibile dire circa la sua provenienza, e nemmeno escludere che possa essere alieno.

Lo specchio epigrafico è mutilo in alto per una porzione imprecisabile. Su questo lato vistose scheggiature hanno danneggiato le lettere della prima riga superstite. Anche il ciglio inferiore presenta scheggiature, ma senza conseguenze per il testo. I bordi laterali, invece, appaiono smussati con maggior cura. Tutto ciò farebbe pensare ad una scalpellatura che interessò le parti aggettanti del manufatto, probabilmente sagomato a forma di cippo parallelepipedo: più energica in coincidenza con la cimasa e lo zoccolo, più fievole lungo le scorniciature laterali. 

Dimensioni: cm. 36x34, spessore 16,4. Lettere: prima linea cm. 4.5-5; seconda e terza cm. 3.5; quarta e quinta cm. 3.

I caratteri sono in capitale rustica, i segni diacritici a virgola allungata.

Si propone la seguente lettura con le riserve indicate appresso:

 
 

[- - - ?]

C(aius?) Licini[an]Vs (?)

Cn(aei) Vesentronis

Urbani (servus) medicVs

chirurgVs

v(ixit) a(nnis) XXI.

 

   

Si tratta di un’iscrizione funeraria dedicata ad un giovane medico chirurgo di condizione servile, il cui nome, inciso in lettere più grandi, è racchiuso nella linea danneggiata. Con molti dubbi, e in via del tutto provvisoria, se ne restituisce l’onomastica in C. Licinianus, di cui appaiono certe solo la desinenza –US e la lettera mediana N. Ancor più dubbia è l’interpretazione della lettera C come praenomen, della quale sussistono solo deboli parvenze. Se la congettura fosse corretta si giustificherebbe la posizione eccentrica di V(ixit) con cui la C risulterebbe allineata, e potrebbe ammettersi la completezza dell’iscrizione, salvo l’eventuale adprecatio iniziale (Dis Manibus).

Numerosi sono in epigrafia gli epitafi dei medici, spesso liberti e schiavi di origine grecanica (non sembra però il nostro caso). Due recenti contributi di M. Kobayashi e A. Sartori s’intitolano appunto I medici e le epigrafi;  Le epigrafi dei medici. Altrettanto recente è una ricerca condotta sui Medici nella documentazione epigrafica dell’Italia romana.

Circa la figura del liberto e dello schiavo medico (servus medicus), impiegato dai ceti più abbienti nelle loro dimore di città e di campagna, è stato autorevolmente detto che essa è caratteristica della professione medica nella Roma repubblicana. Più tardi le stesse classi preferirono uno specialista di elevate capacità professionali unite alle virtù morali più ricercate dal malato: fidelitas, humanitas, suavitas. L’aforisma “medicus amicus et servus aegroturum est” rispecchia del resto quanto dice Seneca: “Huic ego non tamquam medico sed tamquam amico obligatus sum”. Sotto questo aspetto l’esemplificazione epigrafica più eloquente e vicina a noi è rappresentata da  CIL, IX 4553, dove il liberto T. Vettuleno Serapione è definito  medico amico dal nursino C. Fretrio Musca.

Quanto al termine  chirurgus, non deve stupire la precoce età del medico cui tale qualifica è legata nell’epitafio trevano. Il precetto scolastico parlava chiaro:  Esse autem chirurgus debet adulescens aut certae adulescentiae propior; manu strenua, stabili ...

Ad aumentare l’interesse verso questa nuova testimonianza epigrafica, viene infine l’assoluta rarità del nome Vesentro, quasi certamente un hapax nel panorama onomastico antico. La conferma ufficiosa viene dai cattedratici Nicola Criniti e Gianfranco Paci che ringrazio amichevolmente anche per altre precisazioni.

Quanto alla cronologia potrebbe suggerirsi, su base paleografica, una datazione a cavallo del I-II secolo d. C.

 Romano Cordella

In: Petrini - Bordoni, La Chiesa di S. Francesco in Trevi, Eranuova, 2007.

 

 

 

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