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Epigrafe a GIOVE

 

Nel corso del deprecato sterro del 1980 per la costruzione del sottopassaggio ferroviario a Pietra Rossa, vennero alla luce numerosissimi reperti ad ulteriore conferma dell'abbondanza di resti romani in quell'area.

Il più appariscente è senz'altro un cippo in breccione di cm 170 x 98 x 77, ritrovato ancora in situ poiché perfettamente in piano1, poggiante su uno strato di frammenti di laterizio. Ancora integro alla base, presenta varie  sbrecciature nella parte superiore. Nelle due facce minori ha due profondi incavi a coda di rondine ed altri due incavi minori, tondeggianti, evidenti sedi di grappe di legamento con altri elementi, poiché uno dei fori è tuttora pieno di piombo. La faccia superiore, oltre a due solchi di ineguale larghezza e profondità che descrivono due archi di cerchio, reca incise delle lettere su due righe.

Trevi, Pietra Rossa - Epigrafe IOVI  seminterrata
Il cippo, ancora in situ, fotografato dall'alto (1980)
Nella riga superiore, molto danneggiata, le I sono chiarissime, la O si legge a fatica, mentre al posto dell'eventuale terza lettera una scheggiatura profonda vanifica ogni tentativo di ricostruzione. L'incisione delle lettere stretta e poco profonda e la M molto irregolare fecero supporre che si trattasse di un'epigrafe arcaica dedicata a Giove, potendosi interpretare: IOvI Optimo Maximo.

Trevi, Pietra Rossa - Epigrafe IOVI


I  O      I
O         M
 

Ne dette notizia anche la rivista dell'Archeoclub in un articolo con un titolo a sensazione, purtroppo con qualche imprecisione, dell'allora presidente della sezione di Foligno ing. Massimo Recchi2 e successivamente fu oggetto di studio della dott. Giuseppina Prosperi Valenti che tornò sull'argomento con autorevolezza e rigore scientifico, confermandone l'interpretazione e la datazione e ipotizzando che il cippo doveva essere originariamente in posizione verticale, mostrando l'epigrafe nella parte frontale3,4.
 
Trevi, Pietra Rossa, Cippo ancora interrato.
Foto luglio 1980

Nel corso dei secoli fu impiegato quindi per un uso diverso dall'originale e in quell'occasione furono tracciati gli incavi semicircolari intorno alla scrittura5.
Una descrizione e la foto furono pubblicate anche in
Trevi Antica6, ove è riportato l'elenco più completo, finora edito (1999), degli oggetti rinvenuti nel coso di quello sterro dissennato.

La foto a lato mostra come si presentava il cippo durante lo sterro, nonostante tentativi di mimetizzazione. La faccia che si vede, rivolta a sud,  è quella di destra guardando l'iscrizione, che sta in alto sotto i ciottoli.

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Aggiornamento: 20 dicembre 2016.
 
Note
1) All'atto del ritrovamento, quando non era ancora del tutto scoperto ne fu data notizia nei quotidiani locali.
Carlo Fioretti, Pietrarossa: trovati resti umani ed antiche canalizzazioni romane, in La Nazione, Cronaca di Foligno, 12/7/1980
Altri reperti romani a Pietrarossa diTrevi, in La Nazione, Cronaca di Spoleto, 26/7/1980.
2) M. Recchi, Presso Trevi nell'Umbria hanno nascosto una chiesa, in Antiqua n. 1, 1982 pag. 56 e 57.
3) G. Prosperi Valenti, Una dedica a Giove ottimo massimo getta nuova luce sulla Trevi romana, in Antiqua, n. 1, 1983, pag. 36, 37.
4) G. Prosperi Valenti, Il culto di Giove nella valle spoletina, in Spoletium, n. 25, 1983, pag. 46 e seg.
5) D. Manconi, Scavi e reperti archeologici presso la chiesa di S. Maria di Pietrarossa, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, LXXXVII, 1991, pagg. 65 e 66.
6) C. Zenobi, Trevi Antica, Foligno 1995, pagg. 42, 43,