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Alessandro Testa
Pittore
Strada Vallemicero, 10 - 05100 Terni  Tel 0744.241906 - 380.3251942

 

BIOGRAFIA
( ... le ragioni dell’istinto)

>   OPERE  1

Alessandro Testa nasce negli anni 40 a Trevi nella verde e mitica Umbria primogenito di due figli di Adelmo e Chiara. Adelmo è un artista che crea oggetti di rame, prima contenitori per uso domestico poi bassorilievi sempre più elaborati di sapore antico, rurali erano le sue rappresentazioni e figure sacre che gli permettevano di soddisfare la clientela.

Alessandro comincia ad apprendere i primi rudimenti del fare arte dall’esperienza paterna a fine anni ’70, ma non era il rame, la materia che trasformava bensì il legno. Ha saggiato la durezza del legno d’ulivo e quello del noce, la morbidezza del tiglio e del melo. Ma è l’ulivo che preferiva l’allora trentenne Alessandro: ”É duro ma è compatto, non si rompe e ha il sapore della terra di Trevi”. Le raffigurazioni erano scene rurali e i mestieri della campagna. Il padre lo incoraggiava a trattare anche il rame cosa che lui ha intrapreso solo dal 2000 al 2005.Poi inizia a dipingere. Inizia a dipingere quasi per sfida racconta Alessandro. Aveva esaurito l’esperienza scultorea nei bassorilievi e ora la sua ricerca lo portava verso il colore che diventava messaggio. Il suo vivere e la sua ricerca estetica si realizzano in un continuo superare le difficoltà che lui stesso, come persona e come artista, incontra nell’esprimere la sua idea. Quasi che l’esperienza visiva e di comunicazione artistica non sia altro che il modo più consono per il superamento di un limite che si risolve nell’empiricità del colore che diviene prima amalgama informe caotica sul supporto e poi messaggio.

Per Alessandro Testa la pittura è essenzialmente colore che nella tela si dipana e diviene mezzo per suscitare emozioni, sensazioni, sentimenti. Interessante è che quest’artista, dopo l’esperienza figurativa espressa nella materia, passa direttamente all’informale rompendo ogni indugio o timore che poteva naturalmente provenire da un’esperienza nuova quanto sconosciuta come la pittura. Non segue maestri, non s’ispira a nessun artista che possa definirsi l’iniziatore dell’arte informale. Il suo fare arte anche in questo caso è una sfida che fa a se stesso: ”Non so dipingere, ciò che cerco è solo creare per lanciare un messaggio“. L’unica sua aspirazione, ma per concetto non per esecuzione, sono i graffiti dei writers, ma al posto del muro Testa usa la tela. Ciò che dipinge è il gettito dell’anima che nella laicità di Alessandro è unione tra cuore (eros) e testa (ratio) per cui nelle sue opere si riconoscono la rabbia, la caparbietà, la tenacia, la disperazione e la speranza contro tutto e tutti.

Alessandro nelle sue tele trasfigura la sua immagine di uomo tranquillo e si veste di un coraggio sprezzante e altero che gli permette di gettare la sua scritta, il suo proclama sulla tela mentre intorno i colori si rincorrono in un caos solo apparente, perché poi in effetti ogni tono, ogni pennellata anche la più estemporanea è dosata perché possa armonizzarsi e permettere la successiva. Direi che la sua prima pittura possa essere parallelo alla musica jazz in cui c’è un brano che fa da tema e suoni liberi che si armonizzano permettendo al tema di essere unico e allo stesso tempo parte dell’intera composizione. Così sono le opere del primo periodo di Testa. Lui mette una scritta realizzata con pennellate veloci quasi fosse la riproduzione di un testo spruzzato a spray su di un muro poi un turbinio di colori quasi che il caos fosse stato ripreso mentre si evolve in cosmo.
Geniale è la sua capacità di rendere equilibrata la composizione cromatica senza linea né forma. Dal 2010 non scrive più messaggi nelle sue opere, ha abbandonato la grafia che voleva essere denuncia e rabbia verso le ingiustizie. Un rivoluzionario Alessandro Testa ora ammette che non sente più questa esigenza di dar grafia alle idee, ma non è più tranquillo, ammette, è sempre arrabbiato e ci tiene a dichiararlo, ma preferisce dar vita e libertà a composizioni cromatiche, non sa o non vuole sapere al momento il motivo, è consapevole che è iniziata una nuova era,un nuovo percorso e questo gli basta si lascia condurre dall’estro e dai moti dell’anima.

Per chi guarda le sue opere e si ferma ad ascoltare il fremito delle sue opere e si ferma ad ascoltare il fremito delle sue vibrazioni cromatiche e sa amare l’animo inquieto di un uomo indomito e disobbediente non serve altro che aspettare le sue nuove creazioni ma questa è un’altra storia.

Alberto D’Atanasio
docente di semiologia
dei Linguaggi non Verbali
 e Storia dell’Arte



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La critica

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Aggiornamento: 19 settembre 2017.