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Don Eugenio Venturini

 

Parrocchia di Santa Croce in Trevi. Memorie

 

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CAPO 4°    ORIGINE E FONDAZIONE DELLA PARROCCHIA

   
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Nota:Tra parentesi acute < > è riportato il numero della carta (foglio). Eventuali parole divise tra due pagine sono state trascritte per intero nella pagina che precede.

 

Il testo in colore, tra parentesi quadre  [   ] è stato aggiunto all'atto della trascrizione

 

 
19°

            L'origine e fondazione di questa parrocchia che dapprima aveva l'unico titolo di S. Fabiano P. e M. s'ignora per mancanza totale di memorie e di qualsiasi documento. Sembra peraltro indubitabile che la sede primitiva di essa sia stata la già chiesa di S. Fabiano all'estremità inferiore della Piaggia, volta al nord-ovest. di quella resta soltanto l'ossatura con alcuni vani annessi nello stesso piano, e fiancheggiata superiormente da una casa composta di sei vani con orto obliquo. Il fabbricato ha l'impronta di una remota antichità anteriore all'epoca dell'architettura ogivale. L'arco di pietra che soprastava esternamente la porta della chiesa, fregiato di arabeschi in bassorilievo, è reputato almeno del novecento. Questa porta era bassa e angusta. Due mesi fa venne ampliata; e toltone l'arco sopraddetto, verrà incassonato nel muro sopra la porta esterna della sagrestia di Santacroce. la costruzione di detto fabbricato deve ritenersi aver preceduto quella delle mura della città, le quali  in esso restano interrotte.

          Chi ha costruito questa fabbrica? S'ignora; ma non sono punto improbabili le congetture che se ne possono fare. Nel fondo del medio evo il monachismo fu l'arca di salvezza degli avanzi dell'antica civiltà pagana purgata dal cristianesimo, sul diluvio della barbarie, che aveva inondato l'Italia e l'Europa. I monasteri furono
<21v> l'asilo delle scienze, delle lettere e delle arti, per quanto erano compossibili con la rugine di quella età di ferro, e tra queste ultime, specialmente la muraria e l'agricola. Le nostre località sono ancora disseminate delle chiesine dai Monaci edificate, parte tuttora esistenti e parte in ruderi, e trasformate. Noi poi avevamo il Monastero di S.Pietro in Bovara, e certamente non avrà degenerato dalla virtù e operosità del suo Ordine, benemerito della chiesa e del consorzio civile fino al secolo XIII. Sappiamo infatti che la chiesa di S. Paolo alle Coste e l'altra di S. Sabino in Parrano sono state opere delle mani di quei Monaci; come può credersi di altre chiesine rurali di questi dintorni, le quali portano le tracce di quelli stessi tempi e del medesimo genere di muratura. I Monaci le facevano pel servigio religioso delle plebi campestri. E' cosa dunque ben probabile che Essi, alla Piaggia che si veniva man mano formando coll'accogliere dalle campagne i profughi dall'invasioni e dai depredamenti, abbiano provveduto col farle S. Fabiano, dove poi in tempo posteriore si sa che fabbricarono S. Stefano con tutto il suo ampio recinto. tutta questa mia diceria è una congettura, ma per via d'induzione può trarsi dai dati che abbiamo.

          La visita episcopale Lascaris in sull'esordio del secolo passato, che è molto commendevole per aver rintracciate tante memorie, altrimenti forse condannate a perdersi nell'oblio, si disse che la chiesa e parrocchia di S. Fabiano in antico appartenevano al monastero di Fonte Avellana nelle Marche, illustrato ancora dalla prima ospidalità
<22> prestata a Dante uscito da Firenze per la via dell'esilio.- Che tale appartenenza all'Avellana sia potuta pervenire da qualche evoluzione del Monastero di Bovara, in cui nel corso dei tempi si sono avvicendate diverse Congregazioni benedettine di varie riforme, ciò può comprendersi senza difficoltà: ma che la spettanza all'Avellana, tanto da qui distante, sia potuta nascere dal dritto di fondazione, questo davvero sembra troppo duro a a potersi supporre.

          I monaci dell'Avellana, che avevano la giuristizione sulla parrocchia, non esercitavano essi medesimi il relativo ministero. Il Lupacchini, uomo di senno, sulla base di qualche memoria, che al suo tempo rimaneva ancora superstite nell'archivio o cartario, quale si fosse, come poi è stato da me trovato; afferma che la nomina del parroco veniva fatta dall'Abate di quel monastero, ma che in appresso passò alla Dadaria quando il monastero fu dato in commenda al collegio germanico di Roma da Gregorio XIII. (Ugo Boncompagni bolognese, protettore entusiastico dei Gesuiti, ai quali apparteneva e appartiene il detto collegio fondato da S. Ignazio, e pei quali lo stesso papa edificò la grandiosa fabbrica del Collegio Romano. Era stato canonico di Trevi nel tempo che dimorò a Spoleto, essendo succeduto nel beneficio al canonico dei marchesi Origo, antica e nobile famiglia trevana da molto tempi trasmigrata a Roma in via Argentina, della quale il presente marchese padre è scudiere del Re Umberto I.) - Il titolo di Priorato s'ignora quando alla parrocchia sia stato aggiunto, ma trovo affermato che sia di data remota.

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Aggiornamento: 15 aprile 2016.