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Proverbi Umbri raccolti da Oreste Grifoni

1 - MASSIME GENERALI

 

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Nota: Tra parentesi acute < > Ŕ riportato il numero della pagina.

1.

 

 - 'Gni proverbiu dice vero.

Lat.

 

 - Omne proverbium est probatum verbum

 

2.

 - Pe' 'gni proverbiu c'e vulutu 'n seculu.

Ven.

 

 - I proverbi li fava i veci.

 

3. 

  - La carne umana 'n Ŕ mai troppa.

 

 

LLa popolazione, anche nel pi¨ alto grado di densitÓ, non Ŕ mai troppa. Essa mantiene e assicura la vita delle famiglie e delle nazioni; dÓ braccia all'agricoltura, all'industrie e ai commerci ecc.; Ŕ di valido presidio ai confini sacri della patria. Nessuna legislazione meglio di quella fascista, che ha combattuto il celibato civile e ha creato opportune provvidenze per le madri e i fanciulli (MaternitÓ e Infanzia ha compreso e valorizzato questo proverbio tanto speciale nella forma, quanto veritiero nella sostanza.

 

4.   - Niciunu e nicissariu in quistu munnu.
5.    - Vale pi¨ l'onore che tutte le ricchezze de lu munnu

Franc.

 

 

 - Mieux vaut trÚsor d'honneur que d'or.

Spagn.

<2>

 

 - Mas vale el buen nombre que la mucha riqueza

 

6. 

 

 - L'onore Ŕ come lu vietru: 'gni fiatu l'appanna.

 

7.

 

 - L'onore Ŕ bonu anche tre jorni doppo mortu.

 

8.

 

 - Chi no' stima l'onore, no' stima gnente.

 

9.

 - P' anna' carceratu le chiae stˇ appiccate, pe' ariscappa so' cascate ju lu puzzu.

 

10.

 - Le cose juste piaciu' a Dio e a le persone de lu munnu.

 

11.

 

 - Sopra lu mortu se canta l'assecula.

Un contratto si stringe quando se ne conosce bene l'oggetto.

 

12.

 

 - Core che non d˘le, dallo a chi lo v˘le.

Cor durum habebit male in novissimo.(SALOM : Ecclesiastico, c. 3-27).

 

13.

 

 - E meju 'n sordu guadagnatu che dui rubati.

Melius est modicum iusto, super divitias peccatorum multas.        ( Salmo 36).

14.

 

 - A lu medicu e a lu confessore ' n se nasconne gnente.

Tosc.

 

 - Al, confessore, medico, avvocato, non tenere il ver serrato.
 

15.

 - ╔ meju de 'mpara a spese antrui ch'a spese sia (sue).

Lat.

 - Feliciter is sapit qui alieno periculo sapit.

 

 

                  ... Ben Ŕ felice quei

ch'essere accorto all'altrui spese impara.

                     (ARIOSTO: Orlando Fur. X-6)

Franc.

 

<3>

 

 - Sage et prudent est celui

    qui apprend aux dÚpens d'autrui

16.

- La pace Ŕ menzu pane.

La pace rende tranquilli e felici gl'individui e le famiglie, procura concordia e ricchezze alle nazioni; le prepara a grandi fatti. S. Francese di Assisi diceva : Pax et bonum! e Francesco Petrarca nella Canzone ai grandi d'Italia:
Io vo gridando pace, pace, pace.
 

17.

 - Meju tardi che mai.

 

18.

 - Tutte le vocche (bocche) so' sorelle.

Se certi fortunati mortali comprendessero e applicassero bene questa nobilissima veritÓ, gran sollievo avrebbero i poveri nelle loro sofferenze

 

19.

 

 

 

 - 'Na lena nun fa focu.

         NecessitÓ dell'associazione e specialmente del matrimonio.

(G. FINAMORE : Vocab. dell'uso abruzzese)

20.

 - ╔ meju d'esse' 'mmidiati che cumpatiti.

    L'invidia riguarda il benessere; il compatimento una triste condizione della vita.

 

21.

 - Co' la funa li somari, co' la parola li cristiani

    La fune serve a legare i somari, la parola impegnativa gli uomini.

Abruz.

 - L'uˇme s'attacc' a la par˘l, e le buove a le c˘rne

Gli uomini si legano per la parola, e i buoi per le corna.

 

22.

 - 'N cecu 'n po' fa' strae.

 

23.

  - Tanto chi tÚne come chi scorteca.

Franc

<4>

 - Autant vaut celui qui tient que celui qui Úcorche

24.

 - Co' 'n coppu 'nse fa 'na casa.

   Col poco non si fa il molto.

 

25.

 - Quellu che Dio 'n fa succede' e tuttu pe' la mejo.

Spagn.

 - Dios sabe lo mayor lo que esta bien a cada uno.              

26.

 - A chi tocca lea.

   Certe sventure deve sostenerle proprio colui a cui capitano. Non pu˛ ad esse sottrarsi.

        Che giova nelle fata dar di cozzo? 

(DANTE: Inf. C. IX)

 

27.

- Su lu libru de lu perchÚ ce sta scindu (seduto) lu Padre Eternu;  e

- Lu perchÚ cadde al mare e se perdŔ.   

L'uomo e quasi ovunque circondato dall'incompressibilitÓ delle cose.

28.

 - L'avviný' 'n c'e santu che lo ricordi.

Abruz.

 - Quelle ca da viný', solo Criste le po' di'.

29.

 - Mejo 'n fringuellu in mane ch'un turdu su la quercia; - e

 - Meju un ˇu la matina che 'na callina la sera.

Spagn.

 - Mas vale pajaru en mano que buitre volando.

30.

 - Tanta salita e tanta scenta (discesa).

E per le nazioni, le famiglie, gli individui. Dopo un periodo di fortuna scendono tutti ordinariamente in umile luogo. E la storia delle cose umane, che segnano la famosa parabola.

31.

 - Meju soli che male accompagnati.

Franc.

<5>

 - Il vaut mieux etre seul qu' en mauvaise compagnie.

32.

 - E meju 'n tistimoniu de viduta che dieci de sintita.

   Pluris est oculatus testis quam auriti decem. (PLAUT.)

   (Noto che alcuni miei proverbi traducono alla lettera quelli di Plauto).

 

33.

 - 'Na donazione e cento testamenti.

34.

 - Morta la vacca e spartita (divisa) la Boccia (societÓ).

Morta la bestia, che e stata oggetto di societÓ, finisce ogni reciproco impegno. Si usa spesso in senso figurativo per dire che, finiti certi vincoli, ciascuna delle due parti rimane arbitra di sÚ stessa.

 

35.

 - Ammasciatore 'n paga pena.

Lat.

 - Legatus nec cogitur, nec violatur.

Abruz.

 - 'Mmasciatore non porte la cocce rotte.

36.

 - 'Gni cattiu cuntu artorna bon cuntu.

37.

 - L'abitu non fa 'l monicu.

 

38.

 - Carta canta e villan dorme.

Franc.

 - La parole s'enfuit, l'Úcriture demeure.

 

 39.

 - La viritÓ vene sempre a galla come l'oju.

Franc.

 - La vÚritÚ perce toujours.

 

40.

 - De magnÓ se campa; - e

 - La bocca porta le cianghe.

    Il vitto e strettamente necessario alla vita.

 

41.

 

<6>

 - Chi magna fatica.

    L'alimentazione ci mantiene al lavoro.

42.

- Pocu e spissu artorna l' istessu.

 

43.

 - Chi nun pija se secca.

    Chi non ha vita, ha il germe latente della morte.

 

44.

 - VenÚmo tutti. d'Adamu e d'Eva.

   Sotto certi riguardi nessuno e piu dell'altro.

 

45.

 - Chi v˘le tutte l'ulje, 'n ha tuttu l'oju; - e

 - Chi tutto v˘le tutto perde.

Tosc.

 - Chi troppo abbraccia, nulla stringe.

 

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