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Mauro Presazzi
Tiberio Natalucci, compositore - (Trevi, 1806-1868)

Domenica 12 febbraio 2017
Chiesa di San Francesco

Presentazione del libro

TIBERIO NATALUCCI -Trevi, 1806- 1868
LA RICERCA, LA RISCOPERTA, L'ANALISI DELLE OPERE


A volte alcuni personaggi nella storia della musica vengono ingiustamente dimenticati dopo la loro morte. Forse per le mode che cambiano, forse per le trasformazioni sociali che inevitabilmente avvengono, forse per loro scelta o forse per semplice sfortuna, tali artisti soccombono di fronte all'ineluttabilità del tempo. Alcuni sono considerati superati, altri banali, altri ancora incomprensibili o troppo stilisticamente rivoluzionan. Gli esempi a noi più noti sono sicuramente quelli di Johann Sebastian Bach e del nostro Antonio Vivaldi, le cui composizioni vennero riscoperte solo un paio di secoli dopo la loro scomparsa. Se persino giganti della musica, come quelli appena citati, rimangono vittime di un simile meccanismo, possiamo solo lontanamente immaginare quali siano le dimensioni di quel ricchissimo e dimenticato sottobosco di talentuosi artisti cosiddetti "minori" che in secoli di stona hanno alimentato e tramandato in tutta la penisola la nostra invidiata tradizione musicale. Tra questi, Tiberio Natalucci ne è un fulgido esempio.

Nato a Trevi (PG) nel 1806, dopo gli studi in Giurisprudenza a Roma e quelli di Composizione al Conservatorio di Napoli, vanta un'attività musicale costellata di importanti esperienze nazionali guadagnate grazie ad una tecnica compositiva impeccabile. Lo stesso Franz Liszt lo riconosce possessore di grande e bello stile. Nonostante alcune brevi e significative esperienze come compositore per il teatro, è nella musica sacra e religiosa che Natalucci trova la sua vera dimensione artistica, distaccandosi dalle mode del suo tempo così legate allo stile operistico anche in ambito liturgico. Ciò fa di lui un precursore del movimento ceciliano che da lì a poco prenderà vita.
Sebbene non abbandoni mai l'attività di musicista, le sue scelte lo porteranno ad una vita parallela in cui, anche qui, saprà brillantemente distinguersi per impegno, versatilità, capacità e obbiettivi raggiunti. Saranno anche questi risultati che lo renderanno un punto di riferimento stimato ed apprezzato da tutta la popolazione di Trevi, sia nel corso della sua vita che dopo la sua morte avvenuta nel 1868.

La volontà di riscoprire la figura del M° Tibeno Natalucci è nata a seguito della sollecitazione dello storico dell'arte Carlo Roberto Petrmi, il quale ravvisando nel compositore trevano una figura di indubbio valore nel panorama musicale e culturale del XIX secolo, intraprende una prima ricerca e riordino del materiale musicale manoscritto attribuito al Natalucci presente nell'archivio della Cattedrale di Sant'Emiliano di Trevi. Gli studi successivi, effettuati da Mauro Presazzi, direttore del coro I Cantori di Cannaiola (Trevi, PG) e autore del libro "TIBERIO NATALUCCI, musicista (e) trevano", hanno portato in un primo momento all'individuazione di due pubblicazioni di riferimento per la storia di Trevi e per la vita del Natalucci: Storia di Trevi 1746 — 1946 dello storico di Trevi Carlo Zenobi (Foligno, Edizioni dell'Arquata, 1987) e Elogio Funebre dello Esimio Maestro di Musica Tiberio Natalucci del Mons. Eugenio Luzzi (Foligno, Stab. Tip. e Lit. di P. Sgariglia, 1869).
Il primo, seppur non incentrato esclusivamente sulla figura del Natalucci, fornisce informazioni sulla seconda parte della vita di Tibeno, quella che va dal 1838, anno in cui si stabilisce definitivamente a Trevi dopo le sue esperienze laziali, fino alla sua morte. Il secondo offre una panoramica appassionata della vita del maestro, in particolare della sua attività artistica, senza trascurare il periodo scolastico infantile, adolescenziale e universitario. Partendo da tali fonti la ricerca si è sviluppata in due direzioni: l'approfondimento della biografia del compositore trevano e lo studio delle sue composizioni.
Con la raccolta di notizie sulla vita di Natalucci, ci si è accorti che il compositore era, nel corso della sua vita e negli anni appena successivi, molto meno sconosciuto di quello che si pensasse: egli è citato in pubblicazioni relative alla storia dell'unità d'Italia, in articoli giornalistici sulla vita e le attività musicali delle principali città del nord e centro Italia, quali Milano, Roma, Cesena, Piacenza, Parma, nei cataloghi delle pubblicazioni di Casa Musicale Ricordi e dell'editore Francesco Lucca di Milano oltre che in lettere di eminenti colleghi musicisti che ne elogiano le qualità di compositore. Scavando nella sua vita sembrava che in alcuni eventi della storia d'Italia Natalucci entrasse con la sua musica nella quotidianità delle società dell'epoca, esattamente come per noi potrebbe essere.. .fischiettare "Va' pensiero" mentre passeggiamo. Le persone si ritrovavano in strada e cantavano i suoi famosi inni a Pio IX:
"ler l'alerò sera, tra le ore sette e le otto, si formò un affollamento di gente m vari luoghi della città, seguendo quattordici o sedici persone, in parte consti dilettanti di musica i quali cantavano un inno dei più noti m lode di Pio IX. Era quello messo in musica dal Natalucci: Viva Gridiamo Unanimi" (Articolo inviato da Piacenza l'I I ottobre 1847 al giornale La Patria di Firenze)
"Mercoledì 9 [giugno 1847] [•••] vennero eseguiti tre inni in onore del Sommo Pontefice Regnante [...]. Tutti e tre vennero accolti con vivissimo e grande plauso [...] due sono del signor maestro Natalucci, il terzo [...] è di Rossini." (Gazzetta Musicale di Ricordi n°24, 16 giugno 1847)
Alla lettura di certe cronache non è difficile immaginare con quale stupore ci si chiedesse perché un simile personaggio fosse rimasto nascosto per così lungo tempo tra i "dimenticati" della Stona. La risposta arrivò presto, dopo la lettura della pregevole pubblicazione dello Zenobi che mostrava inequivocabilmente quanto il Natalucci fosse un impegnato ed appassionato amministratore dalla propria città natale, tanto da rinunciare, anche se solo in parte, ad una brillante carriera musicale. Gli sproni di Gaetano Donizetti, suo maestro ed amico, di Giovanni Sgambati, suo allievo e profondo sostenitore, di Franz Liszt, estimatore delle sue opere, non furono sufficienti a far desistere Tiberio dallo stabilirsi a Trevi, assecondando sia le insistenti richieste della madre vedova, che il suo profondo rispetto verso la famiglia e i suoi luoghi d'origine.

 

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Aggiornamento: 21 agosto 2017.