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La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

XVII    LE CAPPELLE
6? - CAPPELLA DI S. CARLO BORROMEO

 

 

(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Descl?, 1928 - pagg. da 183 a 186)

[ I numeri in grassetto  tra parentesi acute <  > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

Le aggiunte in carattere color marrone sono state apposte all'atto della presente trascrizione

 

 

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In origine era dedicata a S. Rocco, S. Antonio e S. Sebastiano, dei quali vi erano le imagini(2). La cappella era di giuspatronato

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(1) Il 28 Settembre 1530 una Scionia d'Emiliano lasciava nel suo testamento unum linteamen pro apparato figurarum di questa cappella. (Archivio notarile - Trevi - To. 417, f. 219. Rogito di Agostinaugelo Natalucci). Una deliberazione del consiglio in data 12 Settembre 1527 porta che il comune, da allora in poi, dovesse offrire il 19 Luglio di ogni anno una ?libbra? di cera in onore di S. Rocco, al suo altare nella chiesa delle ?Lagrime?.


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laicale, ed apparteneva, sulla fine del '500 ad una Giulia Angerilli, di Lapigge, presso Trevi, che aveva lasciato un oliveto in vocabolo ?Carpinete? a dotazione della cappella; ma a patto che non fosse consegnata ad altri che ai suoi eredi: pena la perdita del legato. Ma nel 1586 una Donna Tisbe, moglie di Vincenzo Ricci, erede dell'Angerilli, ancora non si dava premura di condurre a compimento i lavori di questa cappella.

Onde il preposto D. Benedetto da Venezia, la richiam? all'adempimento dell'obbligo o alla rinunzia della cappella. E li 8 Agosto 1587, per atto del notaio ser Onorato Gentili la cappella fu rinunziata a favore dei Lateranensi(1).

Quando nel 1610 S. Carlo Borromeo fu canonizzato dal papa Paolo V, il preposto delle ?Lagrime? di quell'epoca era un D. Ippolito Pigna. Esso si diede premura di intitolare la cappella al nuovo santo, che, in vita, era stato molto benevolo verso i Lateranensi, presso i quali recavasi spesso nella canonica di S. Maria in Porto, di Ravenna, dove anche gli fu eretto un altare.

La cappella, architettata come le altre, porta sul fregio le iscrizioni seguenti:

a sinistra:

D. HIPPOLITO PIGNA PRAEPOSITO

nel mezzo:

DEVOTO PIORUM AFFECTV

 

a destra:

 

PROCURANTE ANNO MDCXVII

Da notare che questa iscrizione, col nome e cognome del preposto, ? se non una rarit? almeno una irregolarit? in quantoch?? come gi?dissi ? i Canonici Regolari Lateranensi dovevano chiamarsi, in privato e in pubblico, col solo loro nome e con la designazione della citt?nativa. Cos?volevano le ?Costituzioni? di cui feci gi?cenno. Col tempo, invece, le piccole ambizioni si fecero strada anche in questi ambienti, e ? qua e l? ? incominciarono i ?prelati? della Congregazione a lasciare in monumenti ed iscrizioni le tracce dell'opera loro. Onde avvenne che, fino dal 1563, il Capitolo generale tenutosi in Ravenna nel Maggio di quell'anno proibiva ai prelati e canonici di mettere in qualunque luogo i loro nomi o le loro armi gentilizie. E, se gi?vi fossero, si dovevano cancellare(2).

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(1) Archivio delle 3 chiavi - N. 241.

(2)Acta capitul. Later. - Bibl. Classense di Ravenna Cod. 138 4 C. f. I.

 

 

 


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Ma la proibizione non fu efficace, a quanto pare; poich? nuovamente nel Capitolo generale del 1581 si torn?a deliberare ? tra le altre cose ? che si togliessero stemmi ed iscrizioni di canonici, da tutti i conventi, fabbricati a spese dei monasteri; pena una ?disciplina? in tempo di visita(1).

Onde il nostro D. Ippolito Pigna non era in regola quando apponeva il suo nome e cognome sul fronte di questa cappella. A meno che esso dimostrasse che questa non era stata fabbricata a spese del monastero; ma non credo sarebbe stata cosa facile, n?possibile. Sulla parete di fondo della cappella ?un quadro in tela rappresentante S. Carlo Borromeo, in venerazione della Vergine. Opera meno che mediocre di mediocrissimo autore. Con tutto ci?il buon Natalucci ha lasciato scritto che il quadro ?? di fina fattura?; ed aggiunge che per esso furono lasciati 50 Ā«fioriniĀ»  da una tale Vienna di Speranza Mattioli nel 1609(2).

Sopra al quadro, tra due angeli, ?lo stemma del Borromeo: di bianco, con la parola ?Humilitas? in caratteri gotici. Ai lati del quadro sono due ovali con figure votive a chiaro scuro rosso: la guarigione di un bambino, a sinistra; il salvamento di un annegato, a destra; opere di nessunissimo pregio.

 

* * *

Fino al 1869 era venerata su questo altare una statua di S. Francesco, ora nel piccolo museo della citt? E poich?pu?dirsi che questa scultura faccia ancora parte delle opere artistiche che adornano la nostra chiesa, ne d?qui la riproduzione fotografica(Fig. 24).


Fig. 24 - Statuetta d S. Francesco (Museo Comunale - Trevi)
Dal 1997 al Museo di S. Francesco

La statua misura m. 0,90 di altezza. ?font SIZE="3"> scolpita in pietra tenera dell'Appennino(caciolfa). In origine la statua dovette essere policromata, come dimostrano le tracce di colore che restano sugli occhi, sul lato destro del costato, nel quale si vede a traverso un'apertura della tonaca la stimmata di quel lato, tinta in rosso, come lo sono anche quelle delle mani e dei piedi del santo.

Questi ?raffigurato senza barba(Fig. 25) cosa non frequentissima nella iconografia francescana. Nella mano destra sostiene un libro chiuso, forse quello della regola.

Si tratta di un lavoro della prima met?del '500, probabilmente di scuola toscana, pregevole per la fine modellatura della testa e delle mani; nonch?per l'espressione assai efficace del viso e degli

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(1) Acta capitul. Later. - Bibl. Classense di Ravenna- Cod. 139 4 K. f. 79t.

(2) Ms.cit. f.234


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occhi in ispecie. A parer mio il difetto maggiore ?nelle dimensioni della figura, che ? n?grande, n?piccola ? non richiama, come meriterebbe, l'attenzione del visitatore.

 


Fig. 25 - Statuetta d S. Francesco (Particolare)

 

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(Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Descl?, 1928? pagg. da 183 a 186)

 

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